mercoledì 29 ottobre 2014

RENZI E LA TRABALLANTE STABILITA' DEI NUMERI

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Da The Fielder, GUEST POST di Francesco M. Renne, che ringrazio per la gentile concessione.
«La piú grande riduzione di tasse mai avvenuta» (citando il presidente del Consiglio Renzi, in conferenza stampa di presentazione della Legge di Stabilità)? Sicuri? O, forse, solo la piú grande manipolazione di numeri dati in pasto all’opinione pubblica? Approvata nella riunione del Consiglio dei Ministri mercoledí 15, il testo era atteso il lunedí successivo al Colle; è giunto solo martedí, e senza la «bollinatura» della Ragioneria Generale dello Stato, apposta solo il giorno successivo. Nel frattempo, le tabelle allegate, i numeri e alcune formulazioni lessicali sono stati modificati (e probabilmente non riapprovati, ma questo — per molti, non solo politicanti di professione — parrebbe quisquilia). Poi interviene la Commissione Europea nel chiedere chiarimenti (e nel fare la parte del «cattivo»); nel frattempo, qualche commentatore isolato, qua e là, sulla stampa e su Internet, osa contestare quei numeri; infine, quasi a voler limitare i danni, interviene il MEF, che sul suo sito pubblica una tabella dei saldi della manovra, definitiva (o quasi).

martedì 28 ottobre 2014

LA BOCCIATURA DI MPS: QUALCUNO DOVREBBE DARE DELLE RISPOSTE

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Ieri MPS, dopo il risultato degli stress test comunicato domenica scorsa dalla BCE, ha bruciato circa un miliardo di capitalizzazione.
Per offrirvi la giusta dimensione, sarebbe un quinto dell'aumento di capitale concluso lo scorso luglio, e la metà dell'aumento  di capitale che la banca dovrebbe affrontare entro i prossimi nove mesi per via della bocciatura negli stress test.

Come noto, negli ultimi anni, la banca senese è stata al centro di numerose vicende che, oltre ad indebolirla fortemente in termini patrimoniali, ne ha pregiudicato anche il buon nome, indispensabile per qualsiasi impresa, a maggior ragione bancaria. Ed è in queste criticità che la speculazione trova (e ha trovato) terreno fertile.

lunedì 27 ottobre 2014

GLI STRESS CHE NON STRESSANO: COME STANNO DAVVERO LE BANCHE ITALIANE?

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Ieri sono stati  resi noti i risultati degli  stress test della BCE che ha valutato i bilanci di 130 banche europee, di cui 15 italiane.
La valutazione  della Bce è stata effettuata  sulla base dei dati al 31 dicembre 2013 e ha coinvolto le banche di cui l'Eurotower presto assumerà la vigilanza diretta.
Secondo i risultati pubblicati, alla data del 31 dicembre scorso, erano 25 le banche che non superavano le soglie fissate dalla Bce, con deficit di capitale per 25 miliardi di euro, di cui 9,7 miliardi attribuibili a nove banche italiane.

Tuttavia, tenuto conto che già nel corso del 2014 sono stati raccolti capitali per circa 15 miliardi di euro, il numero delle banche oggetto di ulteriori iniezioni di capitale scende a  13, e, entro i prossimi 9 mesi, dovranno raccogliere capitali per  circa  10 miliardi di euro di nuovo capitale. Sul fronte italiano, sia la Banca Popolare di Vicenza che la Popolare di Milano si sono salvate in calcio d'angolo; mentre il Monte Paschi e Banca Carige devono incrementare il loro capitale rispettivamente di 2,11 e 0,81 miliardi di euro



IL TRIONFO DEL NULLA

In attesa che scriva un pezzo ( in fase di battitura) più articolato sull'esito degli stress test, vi segnalo alcune brevi considerazioni a proposito del tonfo in borsa  di Mps e Banca  Carige, le due bocciate.
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All'indomani degli esiti degli stress test che hanno evidenziato evidenti  fragilità di una parte non del tutto trascurabile  del sistema bancario italiano, le due bocciale, Mps e Carige,
stanno precipitando in Borsa (come da attese).

Da Milano Finanza
l titolo Mps è riuscito a entrare in contrattazione due volte nell'arco della mattinata ma solo per qualche minuto. Ora è di nuovo sospeso con un ribasso teorico del 20,10%, nonostante la Consob abbia vietato le vendite allo scoperto sia oggi sia domani (vietano le vendite allo scoperto dopo che il titolo ha subito una perdita del 20%: dei veri geni, ndr). L'istituto, il più penalizzato dai test della Bce, ha bisogno di altri 2,1 miliardi di capitale, lo shortfall più ampio tra le banche europee sotto esame.
Non aiutano le dichiarazioni dei vertici di Mps alla stampa che aprono alla possibilità di aggregazioni con altri istituti. Il direttore generale dell'Associazione bancaria italiana, Giovanni Sabatini, ritiene che il mercato abbia una reazione eccessiva perché c'è una certa incertezza su come Mps coprirà questa carenza di capitale. 

mercoledì 22 ottobre 2014

TASSATORI SERIALI

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Non solo l'aumento tassazione sui risultati di gestione dei fondi pensione di cui abbiamo discusso QUI, ma nella Legge di Stabilità sono contenute una serie di norme, talune anche assai inquietanti, che, oltre a confermare lo stato di aggressione fiscale perpetrato dal governo facendo carta straccia dei diritti dei contribuenti e dei risparmiatori, tendono ad ingannare l'opinione pubblica, che negli osceni dibattiti televisivi sente parlare di tagli di tasse che in realtà  non ci sono.

IL RE E' NUDO

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Se persisteranno simili condizioni, l'Italia ha ben poche possibilità di arrivare alla fine del 2016 mantenendo l'attuale connotazione, non solo in termini economici, ma anche a livello politico/istituzionale.

Come abbiamo avuto modo di affermare più volte in questi pixel, l'Italia è caduta  in uno stallo che si protrae ormai da diversi anni, e sembra che stia percorrendo un sentiero molto pericoloso, nel quale, con ogni probabilità, nella migliore delle ipotesi, si troverà ad alternare periodi di recessione con periodi di bassa crescita, in un percorso distruttivo fortemente allarmante. 

venerdì 17 ottobre 2014

LA PIU' GRANDE RIDUZIONE DI TASSE DELLA STORIA UMANA


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 "Quella contenuta nella Legge di Stabilità è la più grande riduzione di tasse mai fatta da un governo nella storia della Repubblica in un anno, un grandissimo messaggio che va al cuore degli italiani e delle italiane". Matteo Renzi in conferenza stampa, il 15 ottobre 2014.
Da Italia Oggi del 17 ottobre 2014
Aumento dell’Iva spalmato su tre anni per l’aliquota del 22% e in due per quella del 10%. Ritocchi alle accise di benzina e gasolio e il taglio delle detrazioni da 3 mld, contenuto nella legge di Stabilità 2014, e pronto a scattare dal 1° gennaio 2015, rinviato di un anno, dal 2016 e nella misura di 4 mld. È questa una delle sorprese delle bozze di legge della Stabilità 2015. Gli effetti vanno a iscriversi nell’articolo 45, quello rubricato:

giovedì 16 ottobre 2014

LA LEGGE DI STABILITA' CHE DESTABILIZZO' IL FUTURO

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La Legge di Stabilità varata ieri dal Governo e ora al vaglio di Bruxelles, dal lato delle entrate, tra le altre cose, sembrerebbe che preveda l'aumento della tassazione sul risultato di gestione dei fondi pensione, spacciando questa misura per una tassazione delle rendite finanziarie. Cosa che ovviamente non è, in quanto si tassano parte dei flussi di reddito futuri, e non rendite finanziarie.
Quindi, al netto del fatto che si tratta di previdenza complementare, ossia di una parte integrativa del reddito che si avrà (?) in età pensionabile, l'aumento della tassazione sui fondi pensione, con redditi in calo che potranno essere in parte compensati dalla possibilità di ricevere il TFR in busta paga, infliggerà un duro colpo alla previdenza complementare.

martedì 14 ottobre 2014

GRAFICO DEL GIORNO: L'ESPLOSIONE DEI DEBITI SOVRANI IN EU28

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Il grafico di seguito proposto sintetizza l'esplosione dei debiti sovrani nei Paesi aderenti alla Eu28.
Si osserva che, precedentemente  lo scoppio della crisi, i debiti di alcuni Paesi -successivamente colpiti in modo profondo dalla crisi- erano ben al di sotto del 60% del rapporto debito/Pil indicato dal trattato di Maastricht. E' il caso, ad esempio, della Spagna, che nel 2007 vantava un rapporto debito/Pil addirittura inferiore al 40%; mentre oggi è vicino al 100%. Analogo ragionamento può essere osservato per il Portogallo, il cui debito, nel 2007, era appena superiore al 60%; mentre oggi è al 130% del Pil. Per non parlare di altri Paesi come Irlanda, Cipro, Slovenia e anche il Regno Unito. 

domenica 12 ottobre 2014

COME FALLIRE FIRMANDO



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Ieri Grillo, dal palco del Circo Massimo, ha annunciato l'avvio della raccolta  delle firme per proporre il referendum per l'uscita dall'euro.

Andrebbe ricordato che l'euro è quella  moneta per la quale i padri fondatori, per tanta democrazia che hanno osservato, oltre ad avervi negato la possibilità di decidere se aderire o meno alla moneta comune, vi hanno precluso anche la possibilità di decidere (attraverso consultazione referendaria) come e quando poterne uscire. 

Lasciamo perdere i tratti giuridici e costituzionali riguardanti la possibilità di poter sottoporre a referendum i trattati internazionali e quindi anche i trattati istitutivi la moneta unica, che è comunque  preclusa. Ma anche se non lo fosse nella forma, lo sarebbe nella sostanza. Perché, ammesso che sia possibile, per quando avranno raccolto le prime 10000 firme, i mercati avranno già messo sotto pressione l'Italia. 

venerdì 10 ottobre 2014

LO SCHEMA PONZI DEL TFR IN BUSTA PAGA

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Pare che  l'Abi (Associazione Bancaria Italiana) si si sia detta disponibile alla possibilità che le banche finanzino le imprese per smobilizzare il TFR che andrà a finire in busta paga, purché ci sia la garanzia statale. La quale garanzia statale fa aumentare il debito;  ma questi sono dettagli: semmai ci penserà la Cassa Depositi e Prestiti, ad estendere la garanzia alle banche...Tanto, da quelle parti, hanno i risparmi postali degli italiani. Che volete che sia mai?!
In pratica funziona così:
le imprese che devono erogare il TFR si rivolgono al sistema bancario che, una volta ottenuta la garanzia statale, eroga i soldi per smobilizzare il TFR, che finalmente giunge in busta paga.

Però, in busta paga, non  arriva nella sua interezza. Perchè, per lo Stato, il TFR in busta paga costituisce materia imponibile da tassare. In altre parole, lo Stato tassa oggi ciò che avrebbe dovuto tassare domani; quindi si anticipa un po' di gettito: diciamo 3.5 miliardi,secondo alcuni calcoli circolati nei giorni scorsi. Niente male per uno Stato con le pezze al culo. 



Mentre accade tutto ciò che avete letto, che fanno le banche?
Le banche cartolarizzano i crediti concessi per smobilizzare il TFR e, sempre con la garanzia statale, vanno dalla BCE e li pongono a garanzia di nuovi prestiti TLTRO, migliorando così anche i coefficienti di erogazione del credito alle imprese, che è condizione essenziale per non dover rimborsare in anticipo (nel 2016) i prestiti ricevuti (27 mld) nel mese di settembre.

E chi prende il TFR (quel che rimane) in busta paga, che ci fa?
Semplice: lo utilizzerà per pagare le utenze scadute, o le rate del mutuo sospese. Se avanzerà qualcosa lo darà ad Equitalia per non farsi pignorare l'automobile.

Facile, no?

Se volete leggere qualcosa di più dettagliato sul tema TFR in busta paga, potete trovarlo QUI

giovedì 9 ottobre 2014

LA RIFORMA DEL MERCATO DEL LAVORO CHE DIVORO' SE STESSA

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Trovo che il dibattito politico sull'articolo 18 e, più in generale, quello sul Jobs Act, si fondi sul nulla.
Vi chiederete perché affermo questo, immagino. Lo affermo per il semplice fatto che tutto dipende dal mondo in cui viviamo e dal modo in cui vogliamo viverci. Il mondo è globalizzato, l'economia è globalizzata e i mercati lo sono ancora di più. Le nostre aziende (quelle rimaste) si trovano a competere con economie che hanno modelli di business del tutto deregolamentati (vedi Cina, ma anche tante altre economie). Davvero vogliamo credere di poter competere con altri competitors modificando l'art 18?

mercoledì 8 ottobre 2014

LA DURA VERITA' SULL'ITALIA




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Vi segnalo questa mia intervista di oggi, pubblicata sul sito degli amici di TradingNetwork, che ringrazio per l'ospitalità.
E' un bellissimo pezzo, dal quale emerge la dura verità sull'Italia.

Buona lettura.

TN: Come vedi la situazione economica generale al momento?

Paolo Cardenà: Gli ultimi indicatori forniti dall'Istat confermano che la situazione economica italiana si sta ulteriormente deteriorando. Cosa che, a dire il vero, ci aspettavamo. Purtroppo l'Italia è caduta in uno stallo che si protrae ormai da diversi anni, e sembra che stia percorrendo un sentiero molto pericoloso, nel quale, con ogni probabilità, nella migliore delle ipotesi, si troverà ad alternare periodi di recessione con periodi di bassa crescita, in un percorso distruttivo fortemente allarmante. C'è da dire anche che, per il momento, le esportazioni sembrano aver offerto un sostegno significativo alla tenuta del PIL. Più o meno tutte le più grandi economie occidentali, dopo il periodo di burrasca successivo alla scoppio della bolla dei mutui subprime e al fallimento della banca americana Lehman Brothers, seppur con molte difficoltà e con altrettanti elementi di fragilità, hanno conosciuto una ripresa dell'attività economica che, in un certo qual modo, ha contribuito a sostenere l'export italiano, che a sua volta ha dato e continua a dare un ottimo contributo all'attività economica italiana, compensando in parte il crollo della domanda interna dell'Italiana.

TN: Quindi, quali sono le aspettative per i prossimi 6-12 mesi?

Paolo Cardenà: E' evidente che queste economie si trovino in una fase di ciclo economico molto più avanzata rispetto all'economia italiana che sta ancora combattendo con la crisi che si protrae dal 2008. In alcune di queste aree, stanno già incubando i prodromi per una prossima crisi. Non possiamo dire quando scoppierà: se tra sei mesi, un anno, oppure due. Ma è certo che scoppierà,e quando avverrà, è chiaro che si assisterà ad una contrazione del commercio internazionale che aggredirà anche le dinamiche della componente export dell'Italia, che a quel punto si troverà ancora in condizioni di estrema fragilità e, in assenza di una domanda interna sostenuta (che non appare all'orizzonte) tale da contribuire ad arginare la contrazione dell'export, ne verrà travolta pagandone il prezzo più alto.

Il Fondo Monetario Internazionale che, nel World Economic Outlook pubblicato ieri, pone particolare attenzione ai fattori di rischio al ribasso per l'economia globale, non dimenticando di segnalare come l'intensificarsi e il persistere di rischi di natura geopolitica, potrebbero riflettersi sui prezzi dei prodotti petroliferi, sull'intensità del commercio internazionale, e potrebbe portare ad ulteriori difficoltà economiche. Non solo, ma il FMI afferma anche che nelle economie avanzate, la stagnazione secolare e la bassa crescita potenziale continueranno ad essere rilevanti fattori di rischio, nonostante tassi di interesse molto bassi. Aggiunge anche che il protrarsi di fenomeni deflattivi o deflazione vera e propria, in particolare nell'area dell'euro, potrebbero rappresentare un rischio per l'attività e la sostenibilità del debito in alcuni paesi. E qui il richiamo sembra essere rivolto proprio all'Italia, per via del debito pubblico in continua ascesa, e anche per via delle condizione di estrema fragilità dell'economia nazionale: fattori che incidono significativamente sulla sostenibilità del debito pubblico, peraltro aggravata -nel lungo periodo- anche da un deficit demografico che si sta ulteriormente deteriorando per via del fatto che molti giovani italiani stanno abbandonando l'Italia per cercare fortuna in luoghi ove esistono condizioni più favorevoli per realizzarsi e costruire un futuro migliore. Che l'Italia possa trovarsi nella condizione di operare una ristrutturazione del debito pubblico è una possibilità che non va esclusa a priori. Come non va esclusa la possibilità che si possa arrivare a qualche forma di imposizione patrimoniale straordinaria, proprio finalizzata a rendere più sostenibile il debito pubblico. Ma in questo caso, a mio avviso, gli affetti distruttivi sarebbero enormi. 

TN: Di che cosa ha bisogno l'Italia per uscire dal limbo in cui si è cacciata?

Paolo Cardenà: Finora si è affrontata questa crisi - che di rituale ha assai poco - con manovre di politica economica del tutto rituali, che hanno miseramente fallito e aggravato la situazione. Quello che non comprendono i nostri governanti (e anche molti economisti) quando azzardano previsioni di crescita del Paese (sistematicamente fallite), è un fatto molto semplice, anzi banale.... Continua a leggere QUI

martedì 7 ottobre 2014

ANCHE IL FMI RIVEDE AL RIBASSO LE PREVISIONI DI CRESCITA DELL'ITALIA

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Il Fondo Monetario Internazionale rivede ancora al ribasso le previsioni macroeconomiche dell’Italia e di tutti i principali paesi dell’area euro, ad esclusione della Spagna. 
Secondo le previsioni del FMI, l’Italia archivierà il 2014 con un calo del Pil dello 0,2%, mentre il prossimo anno recupererà lentamente velocità con un’espansione dello 0,8%. Queste stime - contenute nel World Economic Outlook- sono peggiori del +0,3% e del +1,1% rispettivamente stimati nello scorso mese di luglio, ma migliori rispetto alle valutazioni del governo italiano, che nell’ultima nota di aggiornamento al Def aveva indicato un -0,3% per quest’anno e un +0,6% per il prossimo.

lunedì 6 ottobre 2014

IL DELIRIO DELLA TASI: LA TASSA DEGLI INCOMPETENTI

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Solo un governo di incompetenti patentati come quello di LETTA avrebbe potuto ideare un'ulteriore tassa come la TASI, come in realtà è stato.

I cui effetti, badate bene, non si esauriscono solo nei livelli impositivi previsti dal tributo, ma vanno ben oltre.

Essendo una nuova tassa che si aggiunge a tutte quelle già presenti nel nostro ordinamento (e ne sono assai), oltre a presupporre un esborso in termini fiscali, presuppone anche un costo amministrativo a carico del contribuente che deve pagarla.

FRANCIA E SVEZIA RIFIUTANO DI INSERIRE LA PROSTITUZIONE NEL CALCOLO DEL PIL

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Del tema dell'inclusione di alcune attività criminali nel calcolo del Pil, ne avevamo già parlato QUI e QUI; ma anche altrove, a adire il vero

La Francia, dopo aver sbeffeggiato Bruxelles e la Germania sul tetto del deficit del 3% (che non verrà rispettato), si è rifiutata di aggiornare il calcolo del Pil includendo la prostituzione, perché "la prostituzione non è un'attività economica "consenziente" ma sotto forma di schiavitù", ha affermato Parigi.

Si legge anche che, secondo indiscrezioni da confermare, anche la Svezia avrebbe intenzione di opporsi all'inclusione della prostituzione nel calcolo del Pil.

Ovviamente, l'Italia, incentivata dal fatto che l'inclusione delle attività malavitose migliora il rapporto debito/Pil (ormai fuori controllo), ha aggiornato il calcolo della ricchezza nazionale prodotta includendo anche prostituzione, droga e contrabbando.

venerdì 3 ottobre 2014

PERCHÉ L'ITALIA NON CE LA FARÀ

Ricevo e volentieri pubblico il seguente articolo del Prof. Roberto Orsi,  tradotto da Andrea Muzzarelli che ringrazio per la segnalazione.

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Perché l'Italia non ce la farà

di Roberto Orsi - PhD alla London School of Economics, docente e ricercatore all’Università di Tokyo


Tre articoli firmati da autorevoli commentatori come Ambrose Evans-Pritchard, Roger Bootle (entrambi del Telegraph) e Wolfgang Münchau (Financial Times) sono recentemente apparsi sulla stampa finanziaria: tema comune, la situazione economica dell'Italia e l'instabilità del suo debito pubblico. Le argomentazioni e le parole usate in questi contributi sono da soppesare con cura, perché potrebbero essere il segnale di un graduale riposizionamento degli operatori di mercato e dei policy maker nei confronti del debito sovrano italiano e delle conseguenze della sua attuale traiettoria per l'Eurozona – e non solo. Si tratta di un cambio di prospettiva che implica una prognosi tutt'altro che favorevole sulle possibilità di "guarigione" del nostro Paese.
Nei tre scritti si solleva una domanda fondamentale: cosa succederebbe se l'economia italiana continuasse a ristagnare (o a contrarsi) anche nel 2015-16?
Bootle osserva che "l'Italia è molto vicina a quella situazione che gli economisti chiamano 'trappola del debito', quando cioè l'indice di indebitamento comincia a crescere in modo esponenziale. Per sfuggire a questa trappola ci sono due possibilità: svalutare la moneta o fare default. Non disponendo di una valuta nazionale, l'Italia non può controllare la prima opzione: quindi, se non ci saranno cambiamenti realmente significativi in tempi brevi, il default sovrano diverrà lo scenario più probabile". Sul piano tecnico è obiettivamente difficile stabilire, per qualsiasi paese, una soglia massima oltre la quale il default diventa "matematicamente inevitabile". Basti pensare al Giappone che, nonostante un rapporto debito/Pil al 230%, è ancora considerato un creditore solvibile. Nel caso dell'Italia, la mancanza di una moneta nazionale complica però le cose. Evans ritiene comunque che "il debito pubblico italiano raggiungerà un livello pericoloso il prossimo anno". Pericoloso al punto che "potrebbe essere superato il punto di non ritorno".
L'articolo di Münchau è il più esplicito e allarmistico: "La posizione economica dell'Italia è insostenibile e sfocerà in un default a meno che non vi sia un'immediata e duratura inversione di tendenza sul piano economico". E un default, naturalmente, "comprometterebbe il futuro del paese nell'Eurozona e l'esistenza stessa della moneta unica".
I tre pezzi potrebbero essere considerati come (l'inizio di) un'offensiva mediatica indirizzata alla Banca Centrale Europea per forzarla ad adottare politiche monetarie espansive simili a quelle della FED, della Bank of Japan e della Bank of England – un intervento che tutti e tre gli autori auspicano insieme alla realizzazione di ampie riforme politico-economiche. Queste osservazioni vanno inoltre lette tenendo a mente che le previsioni di crescita dell'economia italiana dal 2011 a oggi sono state sistematicamente smentite. Quanto al 2015, il rallentamento dell'Eurozona e le correzioni attese sui mercati finanziari internazionali rendono ben poco verosimili le stime di aumento del Pil formulate dal nostro governo.

giovedì 2 ottobre 2014

FATECI CASO...

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Padoan, che l'economia la conosce molto bene, negli ultimi tempi sembra aver modificato radicalmente il modo di comunicare, assumendo, in maniera molto cauta ed equilibrata, un atteggiamento assai più aderente alla realtà rispetto a quello tenuto fino a qualche mese fa; e anche rispetto a tutti gli altri colleghi di governo, che di economia ne capiscono assai poco, solo per usare un eufemismo
Che lettura dare, a questo mutamento?
Credo che si renda perfettamente conto che l'Italia si trovi in una situazione assai complessa, direi catastrofica. Quindi, perché continuare a difendere l'indifendibile? si sarà detto.

L'ATTO DISPERATO DEL GOVERNO RENZI

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Con i conti pubblici che traballano sempre di più, il debito in drammatica ascesa e la domanda interna  ad un passo dal trapasso, abbiamo letto che Renzi avrebbe pensato di stimolare l'economia erogando in busta paga il  50% del Tfr a maturare.

Cosa ne penso? Ne penso che è un atto disperato, anzi disperatissimo, che racconta perfettamente il vicolo cieco nel quale è precipitata l'Italia. 
Certo, in cuor al governo ci sarebbe la speranza  che questa partita di giro (cioè prendi oggi quel che dovresti prendere domani) venga utilizzata per aumentare la spesa dei consumi. Oppure per pagare le tasse che verranno. Dipende da come la si vuole vedere.

mercoledì 1 ottobre 2014

IL PIU' GRANDE SUCCESSO DELL'EURO: LA GRECIA

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Ve lo ricordate Mario Monti che tempo fa, nei salotti televisivi, affermava che la Grecia rappresentasse "IL PIU' GRANDE SUCCESSO DELL'EURO".
Se non ve lo ricordate, non c'è problema: ve lo ricordo io:


E andiamolo a scoprire, questo grande successo.