venerdì 27 giugno 2014

I NUMERI CHE CONDANNANO L'ITALIA

Quella che segue  è una tabella tratta dal Def 2014, che ho  integrato con alcune considerazioni  che a mio avviso sintetizzano la condanna dei conti pubblici italiani, dal alto della mancata crescita.
Cerco di spiegare.
Il governo, per il 2014,  stima una crescita del PIL a +0.8%.
Le ultime previsioni elaborate dalle istituzioni internazionali (Fmi, Ocse, Ue ecc ), le più vecchie risalenti ormai a qualche mese fa, valutavano la crescita dell'Italia per il 2014 mediamente intorno allo 0.5%. Quindi sensibilmente meno rispetto al dato previsto dal governo. 

martedì 24 giugno 2014

IL CREDITO CHE NON VERRA'

Dopo questo post introduttivo dove si è il fatto il punto sulla politica monetaria adottata di recente dalla BCE, cerchiamo ora di capire perché appare assai difficile immaginare che le misure approntate dalla BCE, da sole, possano essere sufficienti a sbloccare il credito e che ciò possa avvenire nei tempi solleciti richiesti dall'evoluzione della crisi.

Partiamo dalla prima misura: la remunerazione negativa dei depositi bancari presso la BCE. In realtà si tratta di una misura dissuasiva che, in cuor della BCE, dovrebbe indurre le banche a preferire altre soluzioni di impiego (prestiti), poiché i depositi presso la BCE sono diventati (marginalmente) onerosi. Quindi, un costo aggiuntivo che la banche dovrebbero sostenere in caso impiego della liquidità presso la BCE. Al netto del fatto che il maggior onere sostenuto, verosimilmente, potrebbe essere ribaltato sui clienti delle rispettive banche, va osservato che lo stock di fondi interessati a questa misura sono (erano) appena una trentina di miliardi di euro, per lo più riconducibili alle banche del nord europa, sebbene dovrebbe aumentare per effetto della sospensione della sterilizzazione settimanale degli acquisti nell'ambito del programma  SMP.  E' assai difficile immaginare che le banche possano essere indotte a concedere maggiori prestiti con una misura che scoraggia una forma di possibile impiego della liquidità, ma non altre alternative. In buona sostanza le banche potrebbero essere indotte a valutare altri tipi di impiego, senza con ciò immobilizzare la liquidità in operazioni di finanziamento.

lunedì 23 giugno 2014

IL CREDITO CHE NON VERRA' (PRIMA PARTE)

Premessa: il post che segue ci consente di introdurre un ulteriore articolo, che verrà pubblicato nei prossimi giorni, nel quale si spiegheranno i motivi per i quali il pacchetto articolato dalla BCE, da solo, non sarà sufficiente ad indurre le banche a concedere nuovi prestiti, o a concederli nella misura necessaria a contrastare l'evoluzione della crisi.  Quindi, la lettura di questo articolo consentirà una maggiore comprensione di tutte le ragioni per le quali, a parer di chi scrive, il credito, nel medio periodo,  sarà destinato a rimanere sotto pressione.

giovedì 19 giugno 2014

ACCESSO AL CREDITO: QUANDO SI DICE COMPETITIVITA'

I grafici che seguono,  tratti dalla Relazione Annuale della Banca d'Italia dello scorso 30 maggio, ci rappresentano le divergenti condizioni di accesso al credito da parte delle imprese nelle principali economie europee (Italia, Spagna, Francia e Germania).

sabato 14 giugno 2014

LE PREVISIONI SUL DEBITO SONO GIA' SALTATE IN ARIA

La settimana scorsa  Bakitalia ha comunicato che il debito pubblico, nel mese di aprile, è salito al livello record di 2146 miliardi. Già un paio di mesi fa, con un post sul tema, avevamo  avvertito che le previsioni sulla dinamica del debito in rapporto al PIL contenute nel DEF 2014 sarebbero state presto smentite.
Ed ecco compiersi la previsione, peraltro assai facile da intuire.
Sfogliando le pagine del DEF 2014 ci si accorge che il governo prevede che il rapporto Debito/Pil, a fine 2014, si attesti al 134,9% come riscontrabile dall'immagine che segue, tratta dallo stesso DEF

ACCADE QUANDO SI IGNORA, O QUANDO SI E' IN MALAFEDE

Parole e musica del Presidente del Consiglio, in visita a Pechino:

Renzi in Cina: Investire all'estero non è delocalizzare

Dobbiamo anche fare gioco di squadra per attirare investimenti


Pechino, (TMNews) - Matteo Renzi dalla Cina ha spiegato ai giornalisti il senso della sua visita in Asia in particolare dal punto di vista economico e degli investimenti, quelli esteri in Italia e quelli dell'Italia all'estero: "Tanti dicono chi va all'estero porta via posti di lavoro in Italia. Non è così: come abbiamo visto in Vietnam, la la Piaggio è ancora aperta a Pontedera è perché ha avuto la possibilità di investire in Vietnam. Tante aziende che qui vengono a investire non stanno delocalizzando, sta internazionalizzando per avere la possibilità di riportare denaro in Italia. Dall'altro lato, gli investimenti cinesi in Italia sono ancora pochi". "L'Italia guarda al futuro con la determinazione di chi sa che in Cina tanti vorrebbero i nostri prodotti, tocca all'Italia smettere di dividersi e fare gioco di squadra. Se la visita è andata bene lo sapremo nei prossimi mesi guardando gli indici di ricchezza e naturalmente di posti di lavoro", ha concluso il presidente del Consiglio.
Qui  trovate il video.
Ci ricorda vagamente la storia del Ministro Tontolo, che potete leggere QUI

venerdì 13 giugno 2014

L'ITALIA CHE VA AI MONDIALI

Un post per rompere la monotonia dei temi economici trattati nel blog e, visto che ci sono i mondiali di calcio, vi dico come la penso. Buona lettura.

Sono iniziati i mondiali di calcio e ne approfitto per farvi qualche confidenza in proposito. Di questi tempi sarà brutto dirlo, ma non sono un grande seguace di questo sport. Anzi, a dircela tra noi, me ne frego altamente. Da adolescente ero un grande appassionato, e ho praticato il calcio come sport di riferimento della mia giovinezza. Praticamente giocavo sempre a calcio: con la squadra del paese, con i compagni di scuola e con gli amici della parrocchia. Talvolta anche con i meno amici, assai più grandi me.


Poi, crescendo, mi sono allontanato da questo questo sport, smettendo anche di praticarlo. Sarà stato perché non ero un fenomeno e né lo sarei potuto diventare; sarà stato perché il gentil sesso iniziava ad esercitare su di me qualche forma di fascino e attrazione, ma fatto è che non l'ho più praticato. E ho smesso anche di seguirlo: quando hanno appeso le scarpe al chiodo (come si sul dire nel gergo) i veri fenomeni del calcio di allora, ossia gente come Maradona, Platini, Falcao, Zico e molti altri ancora. Fenomeni, a parer mio, mai più incarnati da altri giocatori venuti in seguito, almeno credo.


Bei tempi, debbo dire. Se non altro perché ero appena un ragazzino e vivevo nella spensieratezza tipica di quella giovanissima età.

martedì 10 giugno 2014

COME DISTRUGGERE I PICCOLI AZIONISTI DI UNA BANCA (A CASO)

Prendi una banca in oggettive difficoltà, le cui azioni valgono nulla.
Si fa l'accorpamento delle azioni, magari in rapporto da 1 a 100, poichè strumentale all'aumento di capitale che deve per forza fare, facendo piazza pulita dei piccoli azionisti, magari pensionati o dipendenti della stessa banca.
La banca (sempre la solita) annuncia un aumento di capitale sociale, magari di quasi 2 volte il valore di borsa della stessa banca.
Si dispone che per partecipare all'aumento di capitale, per ogni 5 vecchie azioni possedute, magari se ne debbano sottoscrivere 214 al prezzo di un euro.
A questo punto, si consideri che il prezzo di sottoscrizione di Euro 1,00 per azione rappresenti il prezzo con uno sconto pari a circa il 35,5% rispetto al prezzo teorico ex diritto (c.d. Theoretical Ex Right Price - TERP) calcolato al prezzo di chiusura del 5 giugno 2014, che è risultato essere di 24,64 euro.
Ne consegue che il valore di ogni nuova azione sarà di 1.54 mentre quello dei diritti di 23,10 euro. 
Ora si ipotizzi anche che i diritti valgano solo per due settimane. Quindi o li si esercitano o li si vendono. Ma per esercitarli occorrono soldi, molti soldi.
Considerato che agli azionisti viene chiesto un forte impegno finanziario (214 nuove azioni per ogni 5 possedute) molti piccoli risparmiatori, magari, non avendo la possibilità di partecipare all'aumento di capitale  saranno costretti a vendere i diritti, determinandone la caduta del prezzo.
A questo punto entrano in campo gli avvoltoi, che comprano i diritti a prezzi ribassati e spazzano  via i piccoli azionisti della banca di partito. Che comunque non hanno contato mai un cazzo. 

Semplice, no?

sabato 7 giugno 2014

SI COMMENTA DA SOLO...

Quelli che seguono sono i grafici del Tbond Usa e del Btp decennale.
Oggi il Btp a dieci anni rende appena 16 centesimi di punto in più rispetto al titolo statunitense.
Credo che non  occorra aggiungere altro....


Gli USA gode del massimo merito creditizio, mentre l'Italia è considerata quasi spazzatura...


Ora spiegatemi voi....

mercoledì 4 giugno 2014

IL DEBITO CONVENIENTE

Che l'Italia riduca il debito non conviene a nessuno.
Pagare 85 miliardi di euro di interessi all'anno (con proiezioni in crescita) è un ottimo affare per chi ha soldi da investire, molti soldi. E quindi l'Italia, per loro, è un ottimo business.

Chi sono loro? Sono le banche italiane che detengono poco meno di un quarto del flottante dei titoli di stato. Sono le banche d'oltre confine, i fondi pensione italiani e esteri, i fondi comuni. Ai risparmiatori italiani, che detengono poco meno di 200 miliardi di euro, nella migliore delle ipotesi,  vanno interessi marginali rispetto al totale della spesa sostenuta.



Tutti urlano che occorrerebbe diminuire il debito pubblico al fine di abbattere la spesa per interessi. Ma il debito, più è ampio, più aumenta l'affare. Per prima cosa, più debito significa più interessi da incassare (e da pagare, per chi li paga). In secondo luogo, quanto più grande è il debito, tanto più ampia è la forma di ricatto che possono esercitare gli investitore che, minacciando di mandare deserte le aste di collocamento, possono veicolare le scelte di politica economica dei governi.


domenica 1 giugno 2014

IL GIUDIZIO CHE VERRÀ'

Premessa: ho dettato questo post in fretta e furia, attraverso le funzioni vocali del cellulare. Quindi perdonate eventuali errori.


Domani arriverà il giudizio della Commissione Europea sul Def. 
Vi anticipo, alla meglio, quelli che, secondo me, saranno i rilievi della Commissione.
Gli obbiettivi di crescita saranno giudicati irrealizzabili nel breve/medio periodo e questo, principalmente, per diverse ragioni che vi sintetizzo così:

1) la domanda interna rimarrà assai debole per tutto l'anno, anche in relazione ai livelli altissimi di disoccupazione.

2) la componente estera non è detto che apporti quel contributo alla crescita che, invece, il governo si attende. In altre parole il governo ripone troppa fiducia nella crescita dell'economia globale. E, a quanto sembra, il ciclo economico appare assai più debole rispetto alle previsioni del governo.

3) a questo si aggiunge anche tensioni geopolitiche in varie aree del mondo che potrebbero impattare sulla crescita dell'economia globale.

4) le previsioni di crescita previste nel Def sono di un 30-40% superiori rispetto a quelle di altri organismi internazionali.

5) le previsioni di crescita del Pil nominale ipotizzate dal governo si fondano su un livello di inflazione di oltre l'1%. Ad oggi l'inflazione è circa la metà e persistono evidenti spinte disinflazionistiche, nonostante l'aumento dell'Iva dello scorso ottobre. 

6) le previsioni sul costo del debito sono troppo ottimistiche, anche in considerazione del fatto che eventuali politiche monetarie più restrittive da parte della Federal Reserve porterebbero ad un aumento dei tassi anche nel contesto DELL'EUROZONA. Quindi tassi più alti significano maggiore spesa per interessi.

7) per gli anni successivi al 2014 mancano le coperture per finanziare la manovra degli 80 euro prevista da Renzi, che costa circa 10 miliardi all'anno.

Ci sarebbe ancora molto da dire, ma penso che questo potrebbe bastare.

Le stime su deficit e sul debito pubblico sono già saltate in aria. Ergo occorre un'altra manovra.

#tictactictac

Che non si dica che non lo avevamo detto.

I REDDITI DELLE FAMIGLIE ITALIANE IN TEMPI DI CRISI

Lo scrive Bankitalia nella sua Relazione Annuale:
Tra il 2010 e il 2012 il reddito disponibile equivalente familiare reale è diminuito  del 10,5 per cento. La riduzione registrata nel 2012 è stata la più marcata nel corso della crisi, dopo la sostanziale stabilità del biennio precedente e il calo del 3,5 per cento avvenuto tra il 2006 e il 2008 (tav. 10.6). Nel decennio 2002-2012 si è osservata una riduzione pari al 6,4 per cento. Nel complesso delle famiglie il reddito da lavoro dipendente ha rappresentato il 39,9 per cento del reddito totale nel 2012, una quota in lieve aumento rispetto al 2010.
 È proseguita invece la flessione del reddito da lavoro autonomo (pari al 10,9 per cento, dal 12,8 nel 2010). sono aumentate le quote dei redditi da pensione e da trasferimenti (2,1 punti, al 27,5 per cento), mentre si è ridotta quella relativa ai redditi da capitale (6 decimi di punto al 21,6). Il calo dei redditi è stato diffuso, essendo tuttavia maggiore tra gli individui con un reddito familiare equivalente più basso; la disuguaglianza complessiva nella distribuzione dei redditi familiari è lievemente aumentata.