lunedì 28 aprile 2014

LA FANTASIOSA RIDUZIONE DEL DEBITO PUBBLICO, SECONDO IL GOVERNO

Partiamo da questo semplice grafico, che ci racconta il recente passato dell'Italia e ci consente esprimere anche qualche giudizio sul prossimo futuro.


Il grafico  rappresenta  la dinamica  del PIL nominale (scala sinistra) e del debito pubblico dal 2000 in avanti; mentre la scala destra (linea verde) esprime l'andamento del rapporto debito/Pil nel periodo considerato.

Come si osserva, dal 2000 fino al 2007/2008, le traiettorie del debito pubblico e del Pil sono del tutto analoghe, con una lieve diminuzione del rapporto tra debito e Pil (linea verde) durante gli anni di maggiore espansione economica.
Si ricorderà che quegli anni sono stati caratterizzati da un ciclo economico straordinariamente positivo per l'Italia e per il resto del mondo, benché  viziato da numerosi  fattori che hanno costituito (almeno in parte) la causa della crisi scoppiata nel 2008 con il fallimento di Leheman Brothers, con le conseguenze che ne sono derivate.
Basti pensare che, alla fine del 2006, il tasso di disoccupazione era arrivato al 6.1%  contro il 13% attuale. 
Nonostante un ciclo economico di estremo favore,  il rapporto debito/Pil non è mai diminuito sotto la soglia del 103,3% dai massimi di quel periodo a 109%. Una riduzione inferiore al 6%, insomma.

Ad oggi la situazione è imparagonabile rispetto ad allora, sotto tutti i punti di vista. 
La più grave crisi economica che si è abbattuta sull'Italia in tempo di pace, ha generato qualche milioni di inoccupati (o sottoccupati) in più rispetto ad allora. Le condizioni del sistema creditizio italiano, con oltre 160 miliardi di euro di sofferenze sulle spalle, sono assai più fragili rispetto ad allora, solo per usare un eufemismo. Di conseguenza, anche l'erogazione del credito da parte delle banche ha subito una notevole contrazione; così come tutta l'attività economica desumibile dalla contrazione del PIL (linea blu del grafico). Una parte significativa del sistema produttivo è andata perduta, mentre le statistiche più aggiornate ci informano che quasi 10 milioni di individui ballano sulla soglia della povertà. Il debito, dalla fine del 2008 è esploso ed è aumentato di 400 miliardi di euro (linea rossa), che assorbe risorse aggiuntive destinate al pagamento di interessi.  Risorse, quindi, sottratte allo sviluppo economico, che impongono avanzi primari sempre più robusti per rendere sostenibile la spesa sugli interessi.
Si potrebbe andare avanti per ore nell'analizzare dati economici che testimoniano la grave crisi in cui è precipitata l'italia, ma non cambierebbe affatto la sostanza.

Ciononostante, il Governo, nella stesura del DEf appare assai ottimista circa l'inversione di tendenza della dinamica del debito pubblico nei prossimi anni, stante anche la fallacia delle previsioni di crescita contenute nello stesso DEF, già superiori rispetto alle previsioni elaborate da altre istituzioni internazionali, peraltro anch'esse assai ottimistiche.


Il grafico di seguito riportato, estratto dal DEF 2014 elaborato dal Governo, sintetizza la traiettoria del debito pubblico nei prossimi anni, secondo le previsioni governative.
Si osserva che il debito pubblico,dopo un ulteriore incremento al 134.9% nel 2014, inverte repentinamente la tendenza, fino ad arrivare, nel 2018, al 120,5% (116% al netto dei sostegni ai vari fondi di salvataggio europei), ossia 15 punti percentuali in meno rispetto ai massimi del 2014, in soli 4 anni.
Di fatto, si tratta di una diminuzione più che doppia rispetto alla diminuzione massima (6%) verificatasi durante tutto  il periodo precedente (2000/2008) in condizioni economiche del tutto imparagonabili rispetto alle attuali e a quelle future.

A parer di chi scrive, la riduzione del debito prevista dal governo è del tutto fantasiosa e non esiste una sola possibilità su un milione che il l'Italia riesca a ridurre il debito pubblico nella misura e nei tempi previsti nel DEF. 

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LETTURE SUGGERITE:

mercoledì 23 aprile 2014

IL BUCO CON GLI 80 EURO INTORNO

In attesa della pubblicazione in Gazzetta Ufficiale del decreto che prevede l'assegnazione del bonus di 80 euro  in busta paga dal prossimo maggio, su "Il Sole 24 Ore" di un paio di giorni fa,  si è potuto leggere a proposito delle coperture  pensate per finanziare il provvedimento varato dal governo che,  per l'anno in corso,  avendo effetti dal prossimo mese di maggio e fino al 31 dicembre 2014, valgono circa 6.9 miliardi di euro.
Nei giorni precedenti al Consiglio dei Ministri che ha approvato il decreto, il Premier, in più occasioni, aveva ribadito che non ci sarebbero stati problemi di coperture e che erano già state individuate risorse addirittura doppie rispetto a quelle necessarie. Peccato che la fantasia del Premier sia destinata a naufragare con la realtà dei numeri, assai diversi rispetto a ciò che si pensa. (LEGGI: LA RIDUZIONE DELLE TASSE PROMESSA DA RENZI E I CONTI CHE NON TORNANO)

Andiamo al dunque.

venerdì 18 aprile 2014

ASSALTO AI RISPARMI (2)

A proposito dell'aumento della tassazione sulle "rendite finanziarie"(che secondo il governo sarebbero quelle dei piccoli risparmiatori), grazie alla segnalazione di Saverio Berlinzani, Presidente di APRIMEF (Associazione Piccoli Risparmiatori e Investitori sui Mercati Finanziari), vi riporto l'intervento dell'Onorevole Zanettin alla Camera, in occasione della discussione sul DEF 2014.

L'Onorevole Zanettin, in buona sostanza, conferma tutti gli aspetti censurabili che avevamo già denunciato QUI, QUI e QUI  (ma anche altrove),  e dei quali se ne suggerisce la lettura, al fine di farsi un'idea ben precisa sull'inopportunità della manovra che il Governo si sta apprestando a compiere, colpendo il risparmio di milioni di piccoli risparmiatori.

Proprio perché ritengo  che il risparmio delle famiglie italiane sia uno dei pochi baluardi rimasti in questo travagliato Paese, vi segnalo che, il prossimo 23 maggio, sarò ospite all'IT FORUM di Rimini, intervenendo in un dibattito promosso da BNP Paribas, TradingNetwork e Brown Editore, sul tema della tassazione dei risparmi e quindi anche su eventuali imposte patrimoniali, troppo spesso evocate da chi dovrebbe avere l'obbligo istituzionale di promuovere e difendere gli interessi degli italiani.

Da qui in poi l'intervento dell'onorevole Zanettin:

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Zanettin. Ne ha facoltà.

ZANETTIN . Signor Presidente, onorevole rappresentante del Governo, nel mio intervento intendo soffermare l'attenzione su un solo e delicato argomento: la tassazione del risparmio degli italiani.


Avete dichiarato che intendete aumentare al 26 per cento la tassazione delle rendite finanziarie e con gli introiti diminuire l'IRAP. In realtà, quello che vi accingete a fare è un'operazione pericolosa sotto il profilo economico ed iniqua sotto il profilo politico.

Va innanzitutto sfatato un mito della vostra demagogia: così facendo si colpirebbero gli speculatori finanziari che negli anni della crisi sarebbero addirittura diventati più ricchi e non hanno dato nulla alla collettività.n 
In realtà, non è proprio così. Voglio ricordare che la tassazione dei proventi finanziari non riguarda le società, le banche e gli operatori finanziari, che sono soggetti ad una tassazione diversa, le cui rendite finanziarie sono del tutto parificate ai redditi di impresa.
Non riguarda gli operatori esteri, che sono invece soggetti alla legislazione fiscale dei Paesi di origine.
Non riguarda le grandi famiglie del capitalismo, le cui partecipazioni qualificate, che superano il 2 per cento, hanno un trattamento fiscale diverso che non viene toccato da questa manovra.

In realtà, la base imponibile che intendete colpire è il risparmio delle famiglie italiane, null'altro e nulla di più, un valore, tra l'altro, costituzionalmente protetto dall'articolo 47.
Avete ambiziosi obiettivi di gettito e vi dimostrerò che intervenire in questo settore comporta più rischi che vantaggi.
Cominciamo dai titoli di Stato. Aumentare la tassazione sui titoli di Stato è una mera partita di giro: lo Stato sarà costretto a restituire all'investitore in termini di rendimento netto quanto ottiene in più in termini di imposta.
Aumentare la tassazione del rendimento delle obbligazioni societarie significa aumentare il costo di finanziamento delle imprese sul mercato.
Aumentare la tassazione del rendimento dei conti correnti dei bond bancari significa aumentare il costo della raccolta, che si rifletterà inevitabilmente in una stretta sugli impieghi.

Rimane solo l'aumento della tassazione sul capital gain, ma quale gettito può determinare questo aumento? Un gettito certamente incerto, perché dipende ovviamente da quanto va bene la borsa. L'ultimo anno è stato particolarmente florido per la borsa italiana, ma i precedenti due assolutamente disastrosi. Possiamo quindi considerare questo gettito una copertura certa per gli sgravi IRAP? Tenderei ad escluderlo.

È inoltre una tassazione del tutto iniqua sotto il profilo sociale. Non va dimenticato che in questa epoca di crisi non sono poche le famiglie che, perso il lavoro, vivono dei proventi del proprio patrimonio investito in borsa.
Questi piccoli azionisti sono oggi soggetti ed una tassazione complessiva che supera il 30 per cento, considerato che il loro patrimonio è soggetto anche all'imposta dello 0,2 per mille sul dossier titoli, alla strampalata Tobin tax che applichiamo solo noi e alla indeducibilità delle commissioni. La tassazione di questi redditi è quindi addirittura superiore a quella del lavoro, che peraltro gode di ampie possibilità di detrazione, con evidenti profili di dubbia costituzionalità.

Con queste considerazioni credo, onorevole rappresentante del Governo, di aver dimostrato senza dubbio alcuno che l'intervento che il Governo si accinge a varare è dannoso per l'economia, iniquo sotto il profilo sociale e anche incostituzionale per violazione degli articoli 3 e 53 della Costituzione.
Meditate Ministri, meditate!



giovedì 17 aprile 2014

LA FALLACIA DELLE PREVISIONI GOVERNATIVE SULLA RIDUZIONE DEBITO PUBBLICO

Vi propongo solo un paio di grafici dai quali potrete desumere la fallacia delle previsioni governative in tema riduzione di debito pubblico.

Il primo grafico riguarda la dinamica del debito pubblico dal 2001 ad oggi, che si attesta a circa il 133% del Pil. Da notare che prosegue inesorabile la galoppata del debito a ritmi di crescita di 70/80 miliardi all'anno, con il PIl pressoché stagnante.
Il grafico esposto in seguito, invece, è la proiezione di medio periodo del debito pubblico elaborata dal Governo e contenuta nel DEF 2014, ipotizzando tre scenari di riferimento. Come si può osservare, come per magia,  si assiste ad una vera e propria involuzione della traiettoria del debito pubblico,  con la previsione di una forte diminuzione nei prossimi 12 anni.

martedì 15 aprile 2014

A FEBBRAIO, SOFFERENZE BANCARIE A 162 MILIARDI DI EURO

Lo rende noto l'Associazione Bancaria Italiana  nel  consueto ABI Monthly Outlook 
Scrive l'ABI:

"A seguito del perdurare della crisi e dei suoi effetti, la rischiosità dei prestiti in Italia è ulteriormente cresciuta, le sofferenze lorde sono risultate a febbraio 2014 pari a 162 miliardi, da 160,4 miliardi di gennaio". E' quanto si legge nel Rapporto mensile dell'Abi. 

Il rapporto sofferenze lorde su impieghi è dell'8,5% a febbraio, livello questo che non veniva toccato dal dicembre del 1998 (6,5% un anno prima; 2,8% a fine 2007), valore che raggiunge il 14,4% per i piccoli operatori economici (12,1% a febbraio 2013; 7,1% a fine 2007), il 13,7% per le imprese (9,9% un anno prima: 3,6% a fine 2007) ed il 6,4% per le famiglie consumatrici (5,8% a febbraio 2013; 2,9% a fine 2007). 

Se si considerano le sofferenze nette, si registra una riduzione dai 79,2 miliardi di euro di gennaio ai 78,2 miliardi di febbraio, a seguito di operazioni di cessione di prestiti in sofferenza. Il rapporto sofferenze nette su impieghi totali è quindi in diminuzione: 4,27% a febbraio dal 4,31% di gennaio 2014 (3,23% a febbraio 2013; 0,86%, prima dell'inizio della crisi).


Sullo stesso rapporto si legge che i prestiti al settore privato, negli ultimi 2 anni, si cono contratti di circa 100 miliardi di euro.





martedì 8 aprile 2014

RAGIONANDO DI (N)EURODELIRI

Dopo il mio ultimo post sul tema BCE e Quantitative Easing in salsa europea (del quale ne suggerisco la lettura QUI), sempre sullo stesso argomento, vi propongo alcune riflessioni tratte da alcuni post pubblicati nei giorni scorsi sul mio canale Facebook, che potete seguire QUI.

Si parte con questo primo post:
Prima hanno condannato a morte gli strati sociali più deboli (e non solo) dei paesi mediterranei, dicendo che la Bce non può finanziare (direttamente) i debiti pubblici degli Stati.

Quindi hanno regalato miliardi di euro a banche -altrimenti condannate al fallimento- in modo tale che queste potessero comprare debito pubblico da un lato, e dall'altro incassare tonnellate di interessi per sistemare bilanci allo sfascio. Interessi, pagati dai contribuenti appositamente spremuti di tasse.



Tra poco più di un mese si voterà  per le europee, e siccome, anche alla luce del risultato delle elezioni amministrative francesi, temono l'affermarsi di movimenti euroscettici, cambiano strategia.



Quindi, che fanno?