mercoledì 29 gennaio 2014

SI CHIAMA SVALUTAZIONE SALARIALE, BELLEZZA.

Gli italiani hanno la brutta abitudine di svegliarsi tardi e, quando lo fanno, offrono la sensazione che siano caduti dal pero.
Non capisco tutta questo discutere  per il caso Electrolux che, come ben saprete, ha elaborato una proposta per  mantenere in vita la produzione negli stabilimenti italiani.

da Leggo
«Il problema è che i prodotti italiani risentono di costi produttivi superiori a quelli dei concorrenti». Un’analisi che coincide con quella di Electrolux, che ha lanciato l’ultimatum ai dipendenti dei 4 stabilimenti friulani: gli stipendi italiani sono troppo alti, o si adeguano a quelli di altri Paesi o si tagliano i posti di lavoro. E’ la prospettiva delineata, secondo i sindacati, dall’azienda svedese nell’incontro di ieri a Mestre: gli stipendi devono scendere da 1.400 euro al mese, a 700-800 euro. Servirebbe anche una riduzionedell’80% dei 2.700 euro di premio aziendale, la riduzione delle ore lavorate a 6, il blocco dei pagamenti delle festività, il taglio del 50% dipause e permessi sindacali e lo stop agli scatti di anzianità. Ma la spending review potrebbe non bastare: per mantenere la produzione nel Paese, servirebbe almeno una chiusura. La vittima predestinata è lo stabilimento di Porcia (Pordenone), 1.160 persone, dove non è previsto alcun piano industriale: le lavatrici prodotte lì costano, a pezzo, 30euro di troppo, e sono vittima della concorrenza dei marchi Far Est, Samsung ed Lg. Per gli altri tre stabilimenti italiani, ci sarebbero dei tagli lineari ma vi sarebbero come contropartita - se il piano passasse - investimenti di 40 milioni di euro per Solaro, 28 milioni per Forlì e 22 milioni per Susegana.
E questa è la cronaca di questi giorni che racconta una storia nota, ossia che in Italia è assai difficile fare impresa e mantenere competitivi sui mercati internazionali i prodotti che si producono in Italia.
Le cause sono sempre le stesse e sono altrettanto note: eccesso di tassazione, eccessiva burocrazia, tasso di cambio non rappresentativo della struttura economica italiana che rende meno competitivi i prodotti italiani, e chi più ne ha  ne metta.

lunedì 27 gennaio 2014

ASSALTO AI RISPARMI

Ormai Renzi non perde occasione per ribadire che parte della sua ricetta di politica economica e fiscale per "rilanciare" il paese, si fonda anche sull'innalzamento della tassazione delle "rendite" finanziarie, oggi al 12.5% per i titoli di stato e al 20% per le altre attività finanziarie (obbligazioni, conti correnti, azioni, ecc ecc).

Poche sere fa è stato ospite della  trasmissione di Rai2 Virus, condotta da Nicola Porro, e ha ribadito che sarebbe sua intenzione innalzare il prelievo al 28%.

A dire il vero, Renzi, insieme a buona parte dei suoi colleghi,  non nascondono  neanche che sarebbe auspicabile l'introduzione di una imposta patrimoniale, ignorando che esiste già e che  colpisce in maniera strutturale il patrimonio finanziario degli italiani, con un'aliquota posta allo 0.20% annuo. E questo tema lo abbiamo già affrontato QUI

Ritornando al discorso della tassazione delle "rendite" finanziarie, giusto per far comprendere quanto potrebbe essere distruttiva l'ipotesi avanzata da Renzi, vi sottopongo un breve ragionamento dal quale è assai facile comprendere l'assurdità di una proposta del genere.

giovedì 23 gennaio 2014

BANCA CARIGE, NON REGISTRATE 642 MILIONI DI PERDITE

Il bilancio 2012 e la semestrale 2013 di Banca Carige avrebbero dovuto evidenziare fino a 642 milioni di perdite in più rispetto a quelle a suo tempo contabilizzate dalla banca. E’ quanto emerge dai prospetti contabili elaborati su richiesta della Consob, che si è accorta che qualcosa non quadrava nei conti del gruppo. L’Authority ha accertato così la “non conformità ai principi contabili” dei bilanci, contestati lo scorso 8 novembre.
Tra le criticità rilevate, si legge in una nota della banca, figurano le modalità dell’impairment test(ovvero il procedimento di verifica delle perdite di valore delle attività iscritte in bilancio) su Banca Carige Italia e Banca del Monte di Lucca. Ma anche il prezzo della quota nella Banca d’Italia, che l’istituto sopravvalutava, e nelle controllate assicurative.

lunedì 20 gennaio 2014

LA CRESCITA CHE VERRA' (?), SECONDO BANKITALIA

Qualche mese fa, insieme ad altri autorevoli blog amici, abbiamo prodotto un articolo divulgativo al fine di contrastare la propaganda del governo,  che troppo spesso è incline nell’usare toni fin troppo esultanti per inneggiare ad una  presunta ripresa economica che starebbe agganciando l’Italia.
L’altro giorno, con la pubblicazione del bollettino economico 1/2014, anche la Banca d’Italia ha demolito il quadro di finanza pubblica e le proiezioni di crescita economiche elaborate dal governo nella Nota di Aggiornamento al Def dello scorso  settembre. Anche se, a parer di chi scrive, le previsioni  di crescita elaborate da Bankitalia rimangono comunque ancora troppo ottimiste.

venerdì 17 gennaio 2014

ITALIA GAME OVER (?)

Guest post Kappa di Picche che ringrazio.
L’Italia, secondo Barroso, non starebbe facendo abbastanza. Non ha saputo fare “i sacrifici” fatti da Grecia, Spagna, Irlanda, Portogallo e Lituania. Ma le cose stanno veramente così? Vediamo nel dettaglio la situazione del nostro paese.

lunedì 13 gennaio 2014

PRODUZIONE INDUSTRIALE: IL RIMBALZO DEL GATTO MORTO, CON L'AIUTINODELL'ISTAT

Guest post Scenarieconomici

La Produzione Industriale sale….. il rimbalzo del gatto morto….. con aiutino Istat

Come sapete La Produzione Industriale e’ risultata positiva a Novembre dopo 26 mesi di crolli, con un +0,3% mensile, +1,4% annuo.
QUI trovate l’articolo con tutti i dettagli.
Facendo ogni mese gli articoli coi grafici, non ho potuto non notare che qualcosa si modificava rispetto agli andamenti precedenti delle curva destagionalizzate. Con santa pazienza, partendo dalle serie dei dati Istat della produzione industriale, pubblicate in passato (AgostoSettembreOttobreNovembre) abbiamo ricostruito questo grafico, che mostra le curve destagionalizzate della Produzione Industriale pubblicate ad Agosto, poi a Settembre, Ottobre ed infine Novembre.
Interessanti le revisioni apportante mese dopo mese dall’Istat, concentrate su alcuni mesi specifici e….. voila’, Rien ne va plus, les jeux sont faits, +1,4%!  E’ la ripresa….
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By GPG Imperatrice e Paolo Cardena’

mercoledì 8 gennaio 2014

venerdì 3 gennaio 2014

QUELLI CHE FESTEGGIANO LO SPREAD

La stampa e il mondo politico  stanno dando in pasto all'opinione pubblica  l'enorme successo italiano determinato dal  crollo dello spread che, come sapete, è tornato sotto ai 200 punti, ai minimi del luglio  2011. Certo, è indubbiamente qualcosa di cui rallegrarsi. Ma i toni trionfalistici che vengono utilizzati sono destinati a scontrarsi con l'amara realtà delle evidenze che tra poco analizzeremo.  Perchè  le cose, come al solito,  non stanno esattamente come ci vengono raccontate, e quindi cerchiamo di capirne le ragione.  
Già nei due articoli precedenti abbiamo cercato di chiarire (spero una volta per tutte) quali sono state le cause che hanno determinato il ripiegamento dello spread. Ora cerchiamo di capire di quanto lo spread è effetivamente diminuito e i reali benefici che potrebbero giungere da questo calo.