martedì 16 dicembre 2014

COSA STA ACCADENDO IN RUSSIA

Sta accadendo che la Banca Centrale Russa si sta sfiancando per sostenere il cambio del rublo, al punto che, la notte scorsa, al fine di sostenerne le quotazioni, ha  aumentato i tassi di interesse di ben 6.5 punti, dal 10.5% al 17%. Tuttavia, anche oggi il rublo ha continuato la sua corsa al ribasso, precipitando nei confronti  delle principali valute. Per comprare un dollaro Usa occorrono 70 rubli (lo scorso giugno ne occorrevano 34); mentre per acquistare un Euro, di rubli, ne occorrono 87  (a giugno ne occorrevano 46). C'è da dire che la giornata, in alcuni momenti, è stata ancor più pesante rispetto alle attuali quotazioni e che la borsa russa ha chiuso le contrattazioni con un ribasso del 18%.

Gli operatori iniziano a temere che la Russia possa bruciare gran parte delle riserve valutarie per sostenere la quotazione del rublo. Finora sono stati spesi circa 100 mld di dollari di riserve valutarie su circa 450 disponibili.
Mosca ricava metà delle proprie entrate fiscali dal settore energetico e la sua economia dipende fortemente dall'export di gas e greggio. Secondo i dati di Citi Research, avrebbe bisogno di un petrolio a 107 dollari al barile (oggi sotto ai 60 usd) per chiudere in pareggio il bilancio 2015. Tra questo dicembre e tutto il prossimo anno, le aziende russe devono far fronte a obbligazioni in scadenza denominate in dollari per circa 150 miliardi. Molte di loro hanno preclusa la possibilità di accesso al mercato di capitali per via delle sanzioni imposte da Stati Uniti e Unione Europea.
L'aumento del tasso di interesse al 17%, oltre a contrastare le spinte inflazionistiche che erode il potere di acquisto della popolazione russa, si rifletterà anche sulla crescita dell'economia russa già gravata dal crollo del prezzo del petrolio.
Secondo la Banca Centrale Russa, il prezzo del petrolio intorno ai 60 usd al barile determinerebbe, per l'anno 2015, una contrazione del prodotto interno lordo di circa 4.5%. Una minore crescita della Russia, ovviamente, si rifletterà principalmente sui paesi dell'Est europa che intrattengo scambi economici significativi con la Russia. Da questi, poi, inevitabilmente  anche ai paesi core dell'Europa.
Insomma, una manna dal cielo per i paesi dell'Eurozona con le pezze al culo come l'Italia (potete ridere). Per dirla in maniera diretta, quello della Russia è il primo esperimento della storia umana in cui chi impone le sanzioni (Usa, Unione Europea e quindi l'Italia, soprattutto), per via delle sanzioni imposte, subiscono un danno maggiore rispetto alla nazione alla quale le sanzioni sono rivolte (la Russia). Non è proprio così, ma rende bene l'idea e aiuta comprendere che l'escalation della crisi Russa rischia di abbattersi violentemente anche sui paesi che hanno condizioni economiche assai fragili: Italia in primis.

Il drammatico deterioramento della situazione della Russia di questa settimana si riflette anche su quelle banche europee e italiane  esposte nei confronti della Russia.


Da Milano Finanza
Le banche italiane sono esposte nei confronti della Russia per poco più di 29 miliardi di dollari. Sono seconde alle spalle della banche francesi (50,6 miliardi) e davanti a quelle tedesche (21,54 miliardi). Questi gli ultimi dati disponibili nelle statistiche della Bri, la Banca dei Regolamenti Internazionali, aggiornate a fine giugno. Il dato sull'esposizione delle italiane è superiore anche a quello delle banche americane (23,74 miliardi di dollari) e giapponesi (19,2 miliardi). 

Le difficoltà dell'economia russa e il crollo del rublo, che ha dimezzato il suo valore nei confronti del dollaro e dell'euro, un evento che si era verificato solo in occasione del default del 1998, tanto che per difendere la valuta la Banca centrale russa ha spinto i tassi fino al 17%, potrebbero avere un impatto negativo soprattutto sui conti del quarto trimestre di Unicredit che in Russia ha impieghi per circa 14 miliardi di euro e realizza circa il 7% dell'utile operativo. 

"Zao Unicredit  Bank, la nona banca russa per dimensioni, pesa per il 3-4% sugli attivi, ma quasi per il 10% sull'utile del gruppo Unicredit , sulla base dei dati del primo semestre di quest'anno", affermano gli analisti di Icbpi. Stante la prospettiva di una severa recessione, "appare ragionevole aspettarsi una significativa contrazione della redditività della controllata russa a partire dal prossimo anno. Le tensioni sul mercato russo potrebbero quindi pesare sulla performance del titolo Unicredit  in un'ottica di breve termine".

Tra l'altro, secondo la Coldiretti, con l'effetto congiunto dell'embargo russo e del crollo del rublo, che ha reso meno convenienti le importazioni, gli acquisti del Made in Italy in Russia sono crollati di quasi 300 milioni di euro in un solo trimestre. "Siamo di fronte a una vera e propria escalation negativa della presenza del Made in Italy nel Paese di Putin con le esportazioni che si sono ridotte di 169 milioni di euro a ottobre, di 96 milioni di euro a settembre e di 33 milioni di euro ad agosto", ha osservato la Coldiretti che ha effettuato un'indagine nel primo trimestre dall'avvio dell'embargo scattato il 7 agosto a seguito del conflitti in Ucraina sulla base dei dati Istat. 

A ottobre, rispetto allo scorso anno, ha segnalato l'Organizzazione che rappresenta il mondo agricolo, le esportazioni sono calate in media del 15,8%, con cali anche più pesanti che hanno interessato alcuni settori chiave, dall'agricoltura (-73,5%) alle automobili (-83,4%), dai mobili (-21,3%) all'abbigliamento (-19,4%) fino agli apparecchi elettrici (-23%). Dall'analisi è evidente che le tensioni politiche e l'andamento del rublo stanno avendo riflessi anche sugli scambi di prodotti non colpiti direttamente dall'embargo ma particolarmente significativi per l'Italia
Da Bloomberg:
Raiffeisen Bank International AG (RBI) and Societe Generale SA (GLE), the European banks with most at stake in Russia, led European lenders lower as the ruble continued its slide today, defying a surprise rate increase.

Raiffeisen fell as much as 10.3 percent to 11.40 euros in Vienna, the lowest level since it went public in 2005. Societe Generale dropped as much as 7.3 percent to 31.85 euros, hitting the lowest intraday level since August 2013. The STOXX 600 Banks index was 1.4 percent lower at 2:25 p.m. in London.

“More fundamental concerns are building over the outlook for Russia’s economy and the likely policy response,” Neil Shearing, an economist at Capital Economics in London, wrote in a note to clients. “There remains a huge amount of uncertainty at this juncture, but the key point is that there are no benign scenarios. Even if the ruble does stabilize over the coming weeks, the economic crisis facing Russia has much further to run.”

Societe Generale is the bank that has the biggest absolute exposure to Russia, at 25 billion euros ($31 billion), according to Citigroup Inc. analysts led by Kinner Lakhani. That’s equivalent to 62 percent of the Paris-based bank’s tangible equity. Raiffeisen has 15 billion euros at risk in Russia, almost twice its tangible equity, and it also has the biggest exposure to Ukraine, with 4.9 billion euros, according to Citigroup.
UniCredit, the third European bank strongly invested in the former Soviet Union, has 18 billion euros at stake in Russia, or 40 percent of its tangible book value, Citigroup said.
The ruble plunged to 80 a dollar for the first time today as investors speculated Russia will announce capital controls after the largest interest-rate increase in 16 years failed to revive confidence in the currency. The currency sank as much as 19 percent to 80.10, before trading at 78 at 3:14 p.m. in Moscow. That was the biggest drop since 1998, the year Russia defaulted on its local debt.




1 commento:

  1. Risoluzione USA n° 758

    https://www.govtrack.us/congress/bills/113/hres758/text

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