venerdì 14 novembre 2014

VERSO LA BANCAROTTA: PIL DEL TERZO TRIMESTRE ANCORA IN CONTRAZIONE

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Gonfiare ad arte previsioni di crescita per i prossimi anni (come è stato fatto negli ultimi DEF), in visione prospettica, rende il quadro di sostenibilità delle finanze pubbliche assai più roseo rispetto a quello che altrimenti sarebbe. Per il semplice fatto che, ampliare la base imponibile (maggiore PIL), ha come ovvia conseguenza anche un aumento delle entrate fiscali, determinando un miglioramento dei deficit, senza che ciò derivi da un inasprimento delle aliquote fiscali.


Una pratica come quella appena descritta e ritualmente posta in essere dai governi, contribuisce anche a determinare un maggior interesse nell'acquisto del debito italiano da parte degli investitori, che comunque sanno (o meglio dovrebbero sapere) che si tratta di previsioni di crescita del tutto irrealizzabili, o per meglio dire farlocche. Anche perché, se fosse lo stesso governo a disegnare un quadro di sostenibilità delle finanze pubbliche a tinte fosche (cioè più verosimile alla realtà), chi mai avrebbe interesse ad investire sul debito pubblico italiano, se non con un rendimento che incorpori anche un maggior premio di rischio?

Quindi, banchieri compiacenti, ancorché conoscano (o quantomeno lo sospettino) che i dati sulla crescita sono del tutto inverosimili, acquistano ugualmente il debito pubblico. Perché sanno che il governo, all'occorrenza e in caso di necessità, in virtù dell'autorità che ha di imporre tasse -nelle forme più fantasiose possibili, patrimoniali comprese- sarà sempre disponibile ad intermediare ricchezza (quella degli italiani, nello specifico)e ripagare il debito nei confronti degli investitori.

Ma siccome il Governo ben conosce che i dati sono del tutto dissociati dalla realtà e che le ipotesi sono irrealizzabili e destinate a naufragare aprendo buchi nel bilancio dello stato, allora anticipa gli eventi. Quindi vara manovre  in modo che, quando ci si accorgerà del naufragio delle previsioni di crescita, tutto sarà già più o meno sotto controllo. Perché, è chiaro: le clausole di salvaguardia servono proprio a questo. Salvo ulteriori manovre e quindi altre tasse.


Tutto questo per dirvi che è uscito il dato sul PIL del terzo trimestre, diminuito dello 0,1%
rispetto al trimestre precedente e dello 0,4% rispetto allo stesso trimestre del 2013. Si stratta del diciannovesimo calo negli ultimi 27 trimestri. Una catastrofe, insomma.

Da Istat:
Nel terzo trimestre del 2014 il prodotto interno lordo (PIL), espresso in valori concatenati con anno di riferimento 2005, corretto per gli effetti di calendario e destagionalizzato, è diminuito dello 0,1% rispetto al trimestre precedente e dello 0,4% nei confronti del terzo trimestre del 2013.Il calo congiunturale è la sintesi di una diminuzione del valore aggiunto nel comparto dell'agricoltura e dell'industria e di un aumento nei servizi. Dal lato della domanda, vi è un contributo negativo della componente nazionale (al lordo delle scorte), parzialmente compensato da un apporto positivo della componente estera netta.Il terzo trimestre del 2014 ha avuto quattro giornate lavorative in più del trimestre precedente e lo stesso numero di giornate lavorative rispetto al terzo trimestre del 2013.Nello stesso periodo il Pil è aumentato in termini congiunturali dell'1,2% negli Stati Uniti e dello 0,7% nel Regno Unito. In termini tendenziali, si è registrato un aumento del 3,9% negli Stati Uniti e del 3,0% nel Regno Unito.La variazione acquisita per il 2014 è pari a -0,3%.

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