giovedì 20 novembre 2014

OPS!!! PARE CHE ABBIAMO UN LIEVISSIMO PROBLEMA DI SOSTENIBILITA' DEL DEBITO PRIVATO

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Appena ieri abbiamo pubblicato un post sulle sofferenze del sistema bancario, tema assai caro in questi pixel.
Eravamo giunti alla conclusione che:

1) Il ritmo di esplosione delle sofferenze e dei crediti deteriorati, benché migliorato negli ultimi mesi,  rimane comunque a livelli di massimo allarme.
2) Se nel prossimo futuro non si dovesse assistere ad una inversione del ciclo economico verso un sentiero di crescita robusto e duraturo (ipotesi assi improbabile), le banche si troveranno a dover affrontare significativi peggioramenti dei volumi delle sofferenze e dei crediti deteriorati, che peggiorerebbero significativamente il rapporto con il capitale e riserve. 
3) Quanto appena affermato è tanto più vero se si considera che, allo stato attuale, i crediti deteriorati (333 miliardi) rappresentano oltre l'80% del capitale e delle riserve.
4) Il numero dei soggetti insolventi supera il milione e duecento mila unità, e sono soggetti ai quali è inibita la possibilità di accesso al credito. Questa grandezza peggiora significativamente se si considerano anche tutti i soggetti titolari di posizione incagliate, ristrutturate o scadute.
5) E' difficile immaginare che le banche possano tornare a concedere credito, stante la fragilità del contesto economico e il deterioramento della qualità del credito in ampi strati di soggetti già alle prese con alti livelli di indebitamento.

Ieri sera non avevo niente di meglio da fare e mi sono fatto un giro nella banca dati dell'Ocse per conoscere alcuni dati, non prima di aver visitato quella di Eurostat.

Da quest'ultima ho ricavato questo grafico:

Rappresenta l'incremento del debito privato (famiglie e imprese non finanziarie) dal 1999 al 2012, nei vari paesi considerati. Lasciamo perdere molti ragionamenti che potremmo fare a proposito dell'aumento del debito privato, che faremo nei prossimi giorni. Concentriamoci sull'Italia. 
Si osserva che il debito privato dell'Italia è aumentato di circa 52 punti di Pil dal 1999 al 2012. L'ultimo dato disponibile ci dice che il debito privato in rapporto al PIl è al 126%. Tradotto in soldoni: circa 1900 miliardi di euro
Questo dato contempla sia i prestiti alle famiglie che alle imprese non finanziarie.

Il debito si ripaga con il reddito prodotto da chi lo ha contratto, a meno che non si dispongano di altre sostanze che debbono essere comunque smobilizzate per far fronte al  puntuale pagamento dei debiti.
La crisi che si protrae dal 2009 ha prodotto un drammatico ridimensionamento del reddito reale disponibile della famiglie. I motivi sono molti e sono tutti noti: aumento della pressione fiscale, perdita del potere di acquisto per via dell'inflazione (quando c'era), esplosione della disoccupazione e della sottoccupazione che hanno avuto l'effetto di comprimere i redditi per via di una maggiore offerta di lavoro  non compensata  da altrettanta domanda, ecc ecc. Fatto è che la drammatica situazione della caduta del reddito disponibile delle famiglie è rappresentata nel grafico che segue.

Si osservava che il reddito reale disponibile delle famiglie (posto nel grafico come base 100 nel 2001; linea blu scala sinistra), è tornato ai livelli del 1995, quando, a quell'epoca, anche il debito privato era notevolmente più basso intorno, al 66% del PIL (linea rossa,scala destra).
Cosa significa questo? Significa una cosa molto semplice, ossia che le famiglie italiane (e in questo caso anche le imprese)  sono molto più indebitate rispetto ad allora, ma con redditi disponibili drammaticamente più bassi, ai livelli di quelli del 1995, quando ancora non erano così indebitate. 

Essendo, questa, anche e sopratutto, una crisi da debito, con i redditi disponibili ai livelli del 1995 e con l'indebitamento quasi raddoppiato rispetto ad allora, le alternative sono sostanzialmente due:

1) Si contraggono i consumi e gli investimenti per pagare i debiti, con ovvie ricadute sulla tenuta del Pil, che finisce per provocare l'avvitamento dell'economia e quindi l'ulteriore esplosione delle sofferenze bancarie che, a loro volta,  finiscono per determinare un ulteriore stretta creditizia che deprime ulteriormente l'economia.
2) Si sostengono i consumi e gli investimenti, non ripagando i debiti. Il che genera ugualmente un effetto dirompente sui fragili bilanci bancari, che continuano a imbarcare incagli e sofferenze con gli effetti descritti sopra.

Se l'Italia, nel prossimo futuro (immediato), non dovesse agganciare qualche forma di ripresa robusta, vigorosa e duratura (assai improbabile, nelle condizioni attuali), non rimane  difficile immaginare una triste sequenza di fallimenti privati e pubblici, assai difficili da arginare e controllare.

5 commenti:

  1. pensoche se lo spiego a mio figlio che ha due anni lo capisce.... possibile che chi lo deve capire fa finta di no ?

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  2. D'altronde dal mio piccolo soggettivo non mi risulta che si stipulassero mutui a trent'anni nel 1995. Vedo inoltre che il trend di crescita a due cifre dell'indebitamento privato è mondiale. E che l'Italia bene o male è allineata ad altri grossi paesi dell'eurozona (esclusa la Germania, ovviamente, che con l'Euro ha trovato una miniera d'oro).

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