giovedì 27 novembre 2014

LE CRISI DEGLI ULTIMI 100 ANNI IN UN GRAFICO

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Che cos'hanno in comune le più grandi crisi degli ultimi 100 anni considerate nel grafico? Assai poco, si direbbe.
Confrontare la crisi attuale con quelle troppo lontane nel tempo, esplose e risolte in situazioni  molto diverse e in  contesti socio-economici difficilmente paragonabili a quelli attuali, è un esercizio assai arduo e complesso. Peraltro, per le crisi  degli inizi del secolo scorso non mi risulta che ci sia un quadro informativo di riferimento ampio e dettagliato come quello della crisi attuale. C'è anche da dire che le crisi di epoca remota, essendo scoppiante in contesti economici meno evoluti, divergono da quella attuale anche per capacità di reazione del tessuto economico e sociale italiano alle diverse crisi che si sono susseguite nel corso degli anni. In altre parole, poiché  a quei tempi c'era molto da costruire, realizzare e da progredire, anche la capacita di reazione dell'Italia è stata  assai diversa rispetto alla crisi attuale. Sotto questo punto di vista, oggi il quadro di riferimento è assai diverso e a mio avviso più complesso.

Fatta questa doverosa premessa, è tuttavia possibile tracciare alcuni punti di confronto, come ad esempio le variazioni del PIL proposte nel grafico.
Il grafico di seguito riportato, realizzato utilizzando i dati della Banca d'Italia e quelli del Fmi per quanto riguarda le previsioni di crescita fino al 2019 (linea gialla, parte tratteggiata), confronta la variazione del Pil nelle varie crisi considerate, ponendo come anno zero l'anno di inizio delle rispettive crisi.

Si osserva la caduta del Pil durante la seconda guerra mondiale (linea verde), che raggiunse il 53%: l'Italia era sotto i bombardamenti e le fabbriche erano distrutte. Per quanto riguarda le due altre crisi (prima guerra mondiale: linea blu; crisi del 29: linea rossa) possiamo dire che nel primo caso, in termini di variazione percentuale cumulata, la caduta del PiL fu analoga alla crisi attuale; mentre per la crisi del '29 fu addirittura inferiore.
Altra cosa che potrebbe essere analizzata sono i tempi di recupero, nelle crisi passate più brevi rispetto a quelli previsti per la crisi attuale.
Ad esempio, per la crisi del '29, il Pil tornò ai livelli di partenza dopo 7 anni dall'inizio della crisi. Nel caso delle due guerre, invece,  il recupero  avvenne dopo undici anni dall'inizio della crisi; mentre per quella attuale, secondo le previsioni del FMI (sempre assai ottimistiche), dopo 13 anni dalla scoppio della crisi avremo recuperato appena la metà del del PIL perso. E non è affatto detto che vada come prevede il Fmi, vista la conclamata capacità di sbagliare le previsioni.

Come potremmo concludere il nostro ragionamento, alla luce delle crisi passate? Come nelle altre crisi, anche nel caso attuale, la distruzione del tessuto economico e produttivo è assai profonda. Senza che ci sia granché da ricostruire.....Chi vuol capire, capisca!








2 commenti:

  1. Bella analisi, mi viene da aggiungere: la crisi in questo caso è strutturale, il tessuto produttivo distrutto non è ricostruibile per due ordini di motivi: il pubblico non ha risorse interne da dedicare, il privato con la libera circolazione di capitali trova più conveniente investire altrove. Insistere sull'aspetto fiducia in questo contesto è per me sbagliato: come diceva un vecchio spot: "la fiducia è una cosa seria.... e bisogna meritarsela"

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  2. giusta e spietata analisi
    come anche il commento

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