giovedì 16 ottobre 2014

LA LEGGE DI STABILITA' CHE DESTABILIZZO' IL FUTURO

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La Legge di Stabilità varata ieri dal Governo e ora al vaglio di Bruxelles, dal lato delle entrate, tra le altre cose, sembrerebbe che preveda l'aumento della tassazione sul risultato di gestione dei fondi pensione, spacciando questa misura per una tassazione delle rendite finanziarie. Cosa che ovviamente non è, in quanto si tassano parte dei flussi di reddito futuri, e non rendite finanziarie.
Quindi, al netto del fatto che si tratta di previdenza complementare, ossia di una parte integrativa del reddito che si avrà (?) in età pensionabile, l'aumento della tassazione sui fondi pensione, con redditi in calo che potranno essere in parte compensati dalla possibilità di ricevere il TFR in busta paga, infliggerà un duro colpo alla previdenza complementare.

Quella adottata dal governo è anche  una soluzione in netto contrasto con le politiche di walfare introdotte nell'ultimo ventennio che, stante l'impossibilità da parte dell'ente previdenziale pubblico di poter erogare assegni tali da  garantire "adeguati" flussi di reddito in età pensionabile, hanno comunque cercato di favorire lo sviluppo del secondo pilastro previdenziale, assoggettandolo ad  un trattamento fiscale "privilegiato".
La scelta, quindi,  è aggravata anche  dal fatto che si cerca di rimandare a domani quelli che sono i problemi di oggi, contraendo un debito con il futuro. Ossia quando si faranno più intensi gli squilibri prodotti da fattori demografici che giocano drammaticamente a sfavore dell'Italia. (Sul tema  TFR potete leggere  questo post, ma anche questo)

Siccome sanno benissimo che lo stato di bisogno di un ampio segmento della popolazione è elevato, anzi elevatissimo, evidentemente hanno pensato che erogare il TFR  busta paga, possa costituire una misura idonea ad integrare, almeno in parte, la caduta del reddito disponibile.
Perfetto, ma finisce qui? Neanche per sogno. Poiché temono che il mondo delle imprese si rivolti contro questo provvedimento per via della liquidità che verrebbe sottratta al sistema già agonizzante, allora che fanno? Decidono che si potrà godere del TFR in busta paga solo su basa volontaria. Quindi sarà il lavoratore che deciderà se riceverlo o meno, restringendo così -agli occhi del mondo delle imprese- la platea di soggetti interessati. Ma il bisogno rimane comunque elevato.

Siccome sono con l'acqua alla gola e necessitano di materia imponibile da colpire, temendo che il TFR maturando venga versato a favore dei fondi pensione (sfuggendo così all'imposizione di cui lo stato ha bisogno), allora devono fare in modo di disincentivare il versamento nei fondi. Ecco qua che aumentano la tassazione sulla previdenza complementare, spacciando all'opinione pubblica che si trattano di rendite finanziarie: cioè spacciano la vostra pensione futura  (???) per rendita fiananziaria. Robe da non credere, insomma.

In questo modo prendono due piccioni con una fava:


Il primo, per via della tassazione sulla previdenza complementare, che dal 11.5% balza al 20% (cioè +75% di incremento), in modo da disincentivare il versamento nei fondi.

Il secondo, per via della tassazione del TFR in busta paga, tassato secondo l'aliquota marginale Irpef, e non secondo i criteri della tassazione separata (come viene tassato tipicamente il TFR); quindi un maggior aggravio tributario per chi, magari in condizioni di necessità, decide di ricevere il TFR in busta paga.

3 commenti:

  1. Ennesima tragicomica pantomima truffaldina che senza la complicità sussiegosa dei media non sarebbe possibile.

    Raschiare il fondo del barile prendendosela coi risparmi previdenziali dei lavoratori - e far passare tutto questo come una misura anti-rendita finanziaria in una manovra espansiva- si può reggere solo sul "consenso da livore", suscitato dalle eco mediatiche che approvano tutto e sempre: queste sono complici nell'amplificare la comunicazione di politici che cercano solo di suscitare il livore di tutti contro tutti.

    Tutti colpevolizzati di...esistere, perchè occorre "risparmiare", tagliare, eliminare gli sprechi. Sprechi che ormai non sanno neanche più come quantificare, dimostrare, contrabbandare, dopo anni di studi e di leggi che fissano prezzi, monitorano, tagliano linearmente, e obbligano a ricontrattare anche i contratti pubblici in corso al ribasso. Ormai da anni.

    E sempre spingendo sulla solita solfa dell'odio contro la spesa pubblica e, inevitabilmente, la previdenza.
    Perchè i livorosi, poi, un giorno non lontano, con chi se la potranno prendere mentre invocavano una distruzione del welfare che, alla fine dei conti (e della vita), finisce per rendere la loro stessa esistenza un incubo miserevole, non migliorato neppure di un grammo dall'aver acclamato le iniquità subite da altri?

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    1. Grazie per il contributo, Luciano.
      Sempre stimolante di molte riflessioni.

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  2. In verità Paolo, non credo che l'aggravio fiscale previsto possa essere un disincentivo alla contribuzione ai Fondi Pensione e ti spiego il perché:
    1) resta la deducibilità dei versamenti fino a 5.164,57 €/anno, i versamenti aggiuntivi non hanno mai generato un beneficio fiscale nell'anno di competenza ma, bensì, lo avranno in sede di riscatto/erogazione della rendita in quanto non imponibili (già tassati);
    2) l'aumento dell'aliquota dal 11.5% al 20% è relativa solo al capital gain annuo (una linea difensiva con capitale garantito, ad esempio, ne risentirebbe molto poco, al contrario di una linea più aggressiva se foriera di buone rese) e, in seguito, queste somme in fase di riscatto/erogazione di rendita non sarebbero imponibili, sempre a Legge vigente, ovviamente;
    3) il vantaggio fiscale dell'imposizione sulla rendita resta, si pagherà sulla prestazione previdenziale il 15% sulle somme apportate in deduzione d'imposta che sarà scontata di uno 0.5% per ogni anno di iscrizione alla previdenza complementare superiore al 15o fino ad un minimo del 9%, in caso di riscatto si continuerà a pagare l'aliquota ridotta del 23% sulle somme apportate in deduzione d'imposta.
    La questione base, però, è che alzare l'imposta sul capital gain dei Fondi Pensione o dei PIP è una carognata, è la solita via tuta europea di andare a ipotecare il futuro dei cittadini/sudditi;, unisci anche il provvedimento sul TFR, ecco il vero disincentivo alla creazione di una forma pensionistica complementare se i lavoratori optassero, in caso di necessità, di ricevere queste somme in busta paga anziché destinarle al risparmio previdenziale coattivo (nelle aziende con più di 50 dipendenti) o opzionale (per le aziende più piccole). Certo, nulla cambierebbe se i lavoratori scegliessero di libera iniziativa di sottoscrivere un piano pensionistico, poiché il regime di deducibilità resterebbe intatto, ma vista la "cultura previdenziale" italiana, volutamente non sviluppata per far credere che l'INPS possa essere la garanzia di una vecchiaia serena, non nutro grosse speranze nel futuro del II pilastro pensionistico.

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