mercoledì 8 ottobre 2014

LA DURA VERITA' SULL'ITALIA




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Vi segnalo questa mia intervista di oggi, pubblicata sul sito degli amici di TradingNetwork, che ringrazio per l'ospitalità.
E' un bellissimo pezzo, dal quale emerge la dura verità sull'Italia.

Buona lettura.

TN: Come vedi la situazione economica generale al momento?

Paolo Cardenà: Gli ultimi indicatori forniti dall'Istat confermano che la situazione economica italiana si sta ulteriormente deteriorando. Cosa che, a dire il vero, ci aspettavamo. Purtroppo l'Italia è caduta in uno stallo che si protrae ormai da diversi anni, e sembra che stia percorrendo un sentiero molto pericoloso, nel quale, con ogni probabilità, nella migliore delle ipotesi, si troverà ad alternare periodi di recessione con periodi di bassa crescita, in un percorso distruttivo fortemente allarmante. C'è da dire anche che, per il momento, le esportazioni sembrano aver offerto un sostegno significativo alla tenuta del PIL. Più o meno tutte le più grandi economie occidentali, dopo il periodo di burrasca successivo alla scoppio della bolla dei mutui subprime e al fallimento della banca americana Lehman Brothers, seppur con molte difficoltà e con altrettanti elementi di fragilità, hanno conosciuto una ripresa dell'attività economica che, in un certo qual modo, ha contribuito a sostenere l'export italiano, che a sua volta ha dato e continua a dare un ottimo contributo all'attività economica italiana, compensando in parte il crollo della domanda interna dell'Italiana.

TN: Quindi, quali sono le aspettative per i prossimi 6-12 mesi?

Paolo Cardenà: E' evidente che queste economie si trovino in una fase di ciclo economico molto più avanzata rispetto all'economia italiana che sta ancora combattendo con la crisi che si protrae dal 2008. In alcune di queste aree, stanno già incubando i prodromi per una prossima crisi. Non possiamo dire quando scoppierà: se tra sei mesi, un anno, oppure due. Ma è certo che scoppierà,e quando avverrà, è chiaro che si assisterà ad una contrazione del commercio internazionale che aggredirà anche le dinamiche della componente export dell'Italia, che a quel punto si troverà ancora in condizioni di estrema fragilità e, in assenza di una domanda interna sostenuta (che non appare all'orizzonte) tale da contribuire ad arginare la contrazione dell'export, ne verrà travolta pagandone il prezzo più alto.

Il Fondo Monetario Internazionale che, nel World Economic Outlook pubblicato ieri, pone particolare attenzione ai fattori di rischio al ribasso per l'economia globale, non dimenticando di segnalare come l'intensificarsi e il persistere di rischi di natura geopolitica, potrebbero riflettersi sui prezzi dei prodotti petroliferi, sull'intensità del commercio internazionale, e potrebbe portare ad ulteriori difficoltà economiche. Non solo, ma il FMI afferma anche che nelle economie avanzate, la stagnazione secolare e la bassa crescita potenziale continueranno ad essere rilevanti fattori di rischio, nonostante tassi di interesse molto bassi. Aggiunge anche che il protrarsi di fenomeni deflattivi o deflazione vera e propria, in particolare nell'area dell'euro, potrebbero rappresentare un rischio per l'attività e la sostenibilità del debito in alcuni paesi. E qui il richiamo sembra essere rivolto proprio all'Italia, per via del debito pubblico in continua ascesa, e anche per via delle condizione di estrema fragilità dell'economia nazionale: fattori che incidono significativamente sulla sostenibilità del debito pubblico, peraltro aggravata -nel lungo periodo- anche da un deficit demografico che si sta ulteriormente deteriorando per via del fatto che molti giovani italiani stanno abbandonando l'Italia per cercare fortuna in luoghi ove esistono condizioni più favorevoli per realizzarsi e costruire un futuro migliore. Che l'Italia possa trovarsi nella condizione di operare una ristrutturazione del debito pubblico è una possibilità che non va esclusa a priori. Come non va esclusa la possibilità che si possa arrivare a qualche forma di imposizione patrimoniale straordinaria, proprio finalizzata a rendere più sostenibile il debito pubblico. Ma in questo caso, a mio avviso, gli affetti distruttivi sarebbero enormi. 

TN: Di che cosa ha bisogno l'Italia per uscire dal limbo in cui si è cacciata?

Paolo Cardenà: Finora si è affrontata questa crisi - che di rituale ha assai poco - con manovre di politica economica del tutto rituali, che hanno miseramente fallito e aggravato la situazione. Quello che non comprendono i nostri governanti (e anche molti economisti) quando azzardano previsioni di crescita del Paese (sistematicamente fallite), è un fatto molto semplice, anzi banale.... Continua a leggere QUI

3 commenti:

  1. Carissimo Paolo, spero tanto che su Renzi ti sbagli.
    A parte che sembri imputargli di errori "fiscali" degli ultimi 50 anni, ma Renzi deve combattere sia contro il PD (conservatore) che contro i tanti dipendenti dello stato che lottano per mantenere le cose come stanno.
    Insomma vorrei vedere te !
    Battute a parte, comunque, c'è anche la proposta dei CCF di Zibordi e Cattaneo, anche se io sarei per uscire dall'Euro.

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    1. Caro Marco, è che io svolgo un'altra professione, e quindi non faccio il politico. E per il momento, i dipendenti dello stato sono una risorsa, per Renzi.

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  2. proviamo ad essere ottimisti:
    dal 2015 cresciamo al tasso dell'1%, grazie al petrolio basso e ad un euro un pò meno forte; le nostre banche poco alla volta rientrano dalle perdite, anche grazie alla limitazione dei costi; il debito pubblico grazie ai bassi tassi, non scende ma neanche sale e così diventa sostenibile per un altro decennio.
    i consumi crescono di pochissimo, ma crescono perchè le spese sono state a lungo rinviate e c'è un pò meno di paura.
    Non sarebbe possibile?

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