venerdì 8 agosto 2014

DRAGHI, LA TROIKA E L'ITALIA

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Mario Draghi non è affatto un fesso e a mio avviso è il miglior banchiere centrale che c'è in giro. Può piacere o meno nel suo ruolo, o come personaggio. Ma fatto è che, almeno fino a questo momento, ha dato prova di grande abilità, muovendosi in un quadro politico reso ostile dalle resistenze tedesche da sempre contrarie all'interventismo della banca centrale. E comunque sia,  se l'euro ancora sopravvive è proprio grazie a Draghi (o per sua colpa, dipende dai punti di vista).

Fatta questa premessa, doverosa per spiegare il breve ragionamento successivo, se egli ha affermato che "...E’ probabilmente giunto il tempo di iniziare a condividere la sovranità a livello europeo anche per quanto riguarda le riforme strutturali” (cioè la famigerata cessione di sovranità), non è qualcosa su cui è inciampato, o che non abbia ben ponderato.
La lettura che posso fare sulla base di questa affermazione è duplice.

La prima: è assai probabile che egli si renda perfettamente conto di quanto sia grave la situazione in molti paesi, soprattutto dell'area mediterranea, ai quali si sta aggregando anche la Francia, peraltro in maniera abbastanza sollecita. Dall'inizio della crisi sono passati sei anni. Un tempo molto lungo, nel quale le condizioni di vita di decine di milioni di persone sono andate sempre peggiorando, anche in modo drammatico. 
E' chiaro che questo abbia contributo in modo significativo a  montare  un malcontento e un'ostilità nei confronti dell'euro, per i difetti noti della moneta unica e per la pessima gestione della crisi da parte della nomenclatura politica europea, soprattutto da parte tedesca: Grecia docet, e tra poco anche l'Italia. 
In questo contesto, rendendosi conto del fatto che sta crescendo anche il consenso intorno ai movimenti politici antieuro, di forte disturbo per la sopravvivenza della moneta unica (vedasi la Le Pen in Francia), egli teme che l'inerzia (o la lentezza) politica possa portare  anche ad una repentina accelerazione della crisi,qualora il quadro macroeconomico dovesse peggiorare, precipitando in una recessione ancor più grave qualche paese. E' chiaro che questo aumenterebbe esponenzialmente il rischio che qualche paese possa optare per l'abbandono della moneta unica come soluzione per cercare di risalire la china. E Draghi  sa benissimo che questo porterebbe alla dissoluzione (più o meno ordinata) della moneta unica. 
Quindi, sotto questo punto di vista, la sollecitazione rivolta alla cessione della sovranità  nazionale nell'ambito delle "riforme strutturali e delle politiche di bilancio", in un quadro del genere, andrebbe letta come un invito rivolto alla politica europea affinché  si adoperi con sollecitudine  a riformare l'Eurozona, creando un'Europa politica e convergente dal lato  fiscale ed economico, con meccanismi solidaristici e compensativi idonei a risolvere nel proprio interno le asimmetrie esistenti tra le varie aree economiche che compongono l'unione. Impensabile, allo stato attuale. Perlomeno nei tempi solleciti che l'evoluzione della crisi richiederebbero.

La seconda ipotesi, che a mio avviso è la più probabile,  è che sia in avanzata fase  di realizzazione il commissariamento dell'Italia, perché egli conosce benissimo le pessime condizioni in cui versa il Paese. Quindi sa benissimo che, presto o tardi, la Bce dovrà intervenite in suo salvataggio. Conosce perfettamente anche che la Germania non permetterebbe mai è poi mani di sganciare un solo euro se non a precise condizioni e con granitiche garanzie. Quindi, non mi sentirei affatto di escludere che, nelle varie cancellerie europee, il tema della  Troika in Italia non sia qualcosa all'ordine del giorno. E inviare la Troika in Italia non è esattamente la stessa cosa che inviarla in Grecia. Quindi, in un certo qual modo, sta preparando il campo per l'ingresso della Troika in Italia, cercando di addolcire la pillola sia ai mercati che all'opinione pubblica europea. A favore di questa ipotesi depone anche le esternazioni (per quel che contano) del Presidente del Consiglio Matteo Renzi che, commentando le affermazioni del Presidente della Bce,  si è detto in accordo con quanto sostenuto da Draghi:

Sono assolutamente d’accordo con Draghi, se è un affondo, affondo anche io. Il presidente della Bce ha detto una cosa sacrosanta, noi dobbiamo rimettere in ordine l’Italia per farla diventare più competitiva. E le parole di Draghi sono la migliore risposta ai critici del Senato, che è una delle riforme che stiamo facendo”. Fonte  

Un'ultima considerazione. La sensazione che ho avuto ieri ascoltando la conferenza stampa di Draghi è che anche  egli, ormai,  si trovi in uno stato di difficoltà. Capisce benissimo che le ultime operazioni annunciate dalla Bce, nella migliore delle ipotesi, se porteranno ad un distensione  del credito, ciò potrà avvenire solo tra circa un anno. Un tempo lunghissimo, nel quale può accadere di tutto. E il timore è proprio quello che i mercati agiscano per scoprire  le carte della Bce e vadano a vedere quanto sia  forte il punto che la Banca Centrale ha in mano in questo giro di poker.

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