giovedì 17 luglio 2014

IN ITALIA AUMENTA IL DEBITO, MENTRE GLI ITALIANI AUMENTANO L’IGNORANZA (ECONOMICA)

Su “Il Nord” mi è capitato di leggere questo articolo  a firma Max Parisi , nel quale si sostiene che il Tesoro starebbe aumentando le disponibilità di cassa per “fronteggiare il prossimo tracollo dell’euro”. In effetti il tesoro, negli ultimi mesi, ha aumentato di molto la liquidità presso la Banca d’Italia rispetto agli stock medi. Tant’è che, secondo l’ultimo bollettino di Bankitalia, il conto di tesoreria preso la stessa Banca d’Italia, nello scorso mese di maggio ammontava a oltre 92 miliardi di euro, in aumento di 30 miliardi rispetto allo stesso mese del 2013. Evidentemente, trattandosi di liquidità presa in prestito sui mercati,  contribuisce ad aumentare il debito pubblico, che ha raggiunto i 2166 miliardi di euro, a circa il 139% del Pil.
La tesi sostenuta dall’estensore dell’articolo appare assai difficile da sostenere, ammesso che l’autore non ci informi dell’attendibilità di cui gode questa presunta “gola profonda” che avrebbe fatto trapelare una notizia che, in realtà, perdurando simili condizioni, sarebbe una non notizia; ma per  ragioni del tutto differenti rispetto a quelle proposte.
Quindi, secondo l’estensore dell’articolo, l’accumulo della liquidità presso Bankitalia sarebbe da imputare al fatto che il Tesoro starebbe approntando misure difensive per il collasso dell’euro che, nel frattempo, stando alle quotazioni rispetto alle altre valute, sembrerebbe  comunque godere di ottima salute.

Forse all’articolista sfugge il fatto che il governo italiano sta collocando debito a tassi eccezionalmente bassi. Questo, già di per se, giustificherebbe un maggior accumulo di liquidità da parte del tesoro, magari anche in vista di un prossimo aumento dei tassi, che appare più che verosimile, soprattutto se la Fed dovesse anticipare possibili manovre di rialzo. Quindi, lo stato italiano, avendo pensato in tempo di accumulare liquidità presa in prestito dai mercati a tassi a livelli minimi, in un prossimo futuro avrebbe una minore necessità di finanziamento, quando collocare debito potrebbe costare sensibilmente di più rispetto ai livelli attuali.
Questa tesi sembrerebbe  conformata anche osservando l’evoluzione della duration del debito pubblico che, seppur marginalmente, sta diminuendo anziché aumentare, come sarebbe invece logico attendersi se quanto sostenuto nell’articolo proposto da Il Nord fosse un ipotesi verosimile.
Pensateci un solo istante:
Semmai l’euro dovesse dissolversi, è verosimile che lo shock  che si produrrebbe sui mercati sarebbe destinato a non esaurirsi nel giro di pochi mesi, ma a protrarsi in un tempo più lungo. Quindi, se si volesse approntare misure difensive per fronteggiare la dissoluzione dell’euro, perché accorciare la duration del debito (esponendosi, quindi, ad una maggiore necessità di finanziarsi sui mercati in tempi più ristretti) anziché aumentarla come sarebbe logico fare? 
Al netto dell’esiguità delle riserve di liquidità accantonate rispetto al totale del debito, andrebbe anche osservato che, in caso di ritorno alla valuta nazionale, l’inflazione che ne deriverebbe  avrebbe l’effetto di diluire il debito in essere,  i cui tassi reali tenderebbero a diventare negativi,  di molto inferiori rispetto al debito che si dovrebbe emettere per sostituire il debito a breve termine o quello in scadenza. Debito che, chiaramente, verrebbe emesso in  nuova valuta.
Concludendo, a parer di chi scrive, quella di Max Parisi è una tesi che non ha alcun fondamento logico. E pur ritenendo che la moneta unica, perdurando simili condizione, sia destinata alla dissoluzione, trovo che si debba valutare taluni elementi con maggiore cautela, onde evitare di offrire informazione distorte, soprattutto ad un pubblico che, nella maggior parte dei casi, incorpora tutti i canoni dell’ignoranza economica.
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