venerdì 16 maggio 2014

IL RIMBALZO DEL GATTO MORTO

La stampa (anche quella specializzata) sembra sottovalutare il dato sul Pil comunicato appena ieri dall'Istat.

Eppure il dato appare assai grave, perché ci dice moltissime cose sul futuro del nostro Paese. Non solo perché giunge a seguito di un timido rialzo (quarto trimestre 2013), dopo 9 trimestri negativi, e che quindi ci si sarebbe potuti attendere un consolidamento del rimbalz(in)o dell'ultimo trimestre 2013. Ma anche perché sentenzia (semmai ce ne fosse ancora bisogno) il destino verso il quale sta precipitando l'Italia, peraltro anche a grande velocità.


Non so se i giornali, e in generale i mezzi d'informazione,  lo facciano per malafede o perché ne capiscono ben poco. Ma mio modestissimo parere è un dato assai  allarmate, poiché, tra le altre cose, testimonia l'impossibilità di crescere da parte dell'Italia, nonostante altre economie stiano facendo benino (se non bene, in alcuni casi). Il governo stesso, nell'ambito del DEF varato solo poche settimane fa, attribuisce un peso significativo alla componente di PIl derivante dalla crescita di altre economie. Crescita che, a quanto pare, l'Italia non riesce ad afferrare, tramutandola in valori positivi di  PIL.


Ciò significa che l'Italia è nell'impossibilità (ormai) cronica e strutturale di agganciare la ripresa, ancorché trainata dallo sviluppo di altre economie. E i bassi tassi di crescita registrati negli ultimi anni 15 dall'Italia rispetto alla media UE (mediamente circa 1.5% in meno annuo), costituiscono solo il preambolo di una conclamata  incapacità che si è ulteriormente amplificata per effetto della crisi.

In subordine, significa anche che il tessuto sociale e quello produttivo del paese sono fortemente  lesi, indeboliti, sfiniti, e pertanto incapaci di esprimere neanche lontanamente il vigore potenziale che invece sarebbe necessario e indispensabile per uscire da questa catastrofe, benché in maniera cauta, timida ma comunque progressiva.


Aggiungiamo anche che non è affatto detto che le altre economie, per il prossimo futuro, riescano a performare come stanno facendo. Oppure che qualche crisi di natura geopolitica o finanziaria potrebbero abbattersi su questa fase di ciclo economico, ed ecco definirsi i contorni della catastrofe che, non fatalmente, potrebbe colpire il nostro Passe, stando l'impossibilità da parte dell'Italia di poter arginare e contrastare qualsiasi tipo di shock, ancorché lieve e passeggero.


Senza aggiungere altro a proposito delle precarie condizioni del sistema bancario o dei conti pubblici, che traballano sempre più, possiamo concludere affermando che la situazione è assai pessima, solo per usare un eufemismo.

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9 commenti:

  1. E' risaputo che l'italia è fallita da molto tempo, solo gli stupidi non lo capiscono (sono troppi), e comunque come descritto nel famoso libro "i limiti della crescita" scritto nel 72, abiamo perseguito un sistema fallimentare e suicida dal punto di vista economico ed ambientale. A questo punto muoia Sansone con tutti i filistei.

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  2. Nulla di nuovo sotto il sole italico.
    La divaricazione tra classe politica e realtà è ormai incolmabile.

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  3. Mah … nessuno più parla di redistribuzione del reddito e di imposizione fiscale progressiva ????

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    1. Anonimo caro, ne ho parlato io qui: http://www.vincitorievinti.com/2014/03/tutte-le-ragioni-per-essere-contrari.html

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    2. redistribuzione del reddito? quoziente familiare? quello che per l'Europa del nord, a partire d'Oltralpe, è realtà da decenni, qui da noi è fantascienza, e lo sarà per sempre...
      Purtroppo abbiamo perso il treno degli anni '80 e quello non ripassa +.
      Mentre gli altri attuavano riforme strutturali, noi ci godevamo il campionato + bello del mondo, l'edonismo reganiano con gli stilisti e le top model e la Milano da bere....
      Ce l'avete presente la storiella della cicala e la formica?
      buona domenica...e soprattutto state sereni....

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    3. Dai.. consolati..!
      Le TOP ci sono rimaste.
      ;)

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    4. A me pare che "il treno degli anni 80" ci abbia preso in pieno e che ancora non abbia finito di passarci addosso.

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    5. hai ragione omicron, ma solo per il fatto che i politici italiani hanno scelto la via dell'incremento del debito pubblico, privilegiando la spesa corrente e con questa il clientelismo, e non gli investimenti in infrastrutture per esempio, o perlomeno hanno scelto quelle che portavano maggiori tangenti....
      gli altri Paesi europei nel frattempo prendevano altre strade, finanziavano la ricerca e la scuola magari, creavano quel welfare, da noi presente allo stato essenziale, ristretto in pratica all'assistenza sanitaria di base, e che invece porta la gran parte dei cittadini europei a godere di sovvenzioni alla famiglia, allo studio, al reddito minimo garantito, al quoziente familiare, a esenzioni perfino dalle spese odontoiatriche, e potrei continuare.
      Avendo la moglie francese conosco perfettamente la realtà delle politiche sociali della Francia, e tu non ti puoi nemmeno lontanamente immaginare di quali aiuti "les citoyens" godano....e non sono lo stesso al pari dei Paesi del nord Europa, Germania compresa.
      Ah dimenticavo, la pressione fiscale italiana è ormai da anni al pari, se non superiore, di queste Nazioni così generose coi loro _Cittadini_.....

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  4. Vale sempre ricordare l'identità keynesiana
    Y=C+G+I+(X-M), con
    Y = PIL,
    C = consumi finali,
    G = la spesa dello Stato,
    I = investimenti privati,
    X = esportazioni e
    M = importazioni.
    Ora, sarebbe interessante conoscere la risposta di molti teorici delle attuali manovre economche, fiscali e monetarie.
    P Krugman rivela qualche indizio sulle risposte:
    "certe volte gli economisti che occupano cariche pubbliche danno cattivi consigli; altre volte danno pessimi consigli; altre ancora lavorano all’OCSE. E altre volte, aggiungiamo noi, diventano ministri dell’economia di un governo che anziché fare uscire il paese dalla crisi rischia di affondarlo definitivamente”.
    MI consento di aggiunge cheha volte non è solo la stupidità ma anche malafede interessata.

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