lunedì 31 marzo 2014

LA MORSA LETALE DEL FISCAL COMPACT

 Il Fiscal compact obbliga l'Italia a ridurre di un ventesimo l'anno la distanza che separa il rapporto debito/Pil, visto nel 2014 sopra il 133%, dalla soglia di riferimento del 60%.
In linea di principio il Fiscal compact non è così rigido come lo descrivono certi opinionisti. E non comporta una manovra correttiva di 45-50 miliardi in ciascun anno.
In teoria, per ridurre il rapporto debito/Pil di un ventesimo all'anno è sufficiente mantenere il pareggio di bilancio in termini strutturali -- cioè al netto del ciclo e delle una tantum -- e avere una crescita nominale (compresa l'inflazione) vicina al 3%.
Il problema è che l'Italia è lontana da queste condizioni. Commissione europea, Fondo monetario internazionale e Ocse stimano che il Pil di quest'anno crescerà in termini reali dello 0,6%. E dallo scorso ottobre l'inflazione è scesa al di sotto dell'1%. Il deficit strutturale per Bruxelles è oltre lo 0,5% che delimita il pareggio di bilancio.
D'altro canto, la decisione finale sul rispetto delle regole ha margini di discrezionalità politica.
LE TRE CONDIZIONI
La regola del debito si considera violata se non si rispettano tre condizioni poste in successione.
La prima analisi riguarda la riduzione media del rapporto debito-Pil nell'anno di valutazione e nei due anni precedenti (backward looking rule).
La seconda si riferisce alla riduzione del rapporto nell'anno di valutazione e nei due successivi in base alle previsioni della Commissione europea (forward looking rule).
La terza analizza l'evoluzione del debito nella versione backward-looking tenendo conto, però, di quale impatto abbia avuto il ciclo economico.
Solo se tutte e tre le versioni della regola non sono rispettate, la Commissione può aprire una procedura di infrazione. Può, non deve, perché il Fiscal compact richiede di valutare anche tutta una serie di 'fattori rilevanti'.
QUANDO SCATTA IL FISCAL COMPACT?
Il Trattato è già in vigore. Per gli Stati membri sottoposti a procedura di deficit eccessivo è previsto un triennio di transizione.
Ne deriva che per l'Italia, uscita dalla procedura di deficit eccessivo nel 2013 in base ai dati del 2012, la prima valutazione sulla regola del debito avverrà nel 2015.
Nel corso del triennio di transizione deve essere garantita una convergenza al valore di riferimento più favorevole fra i tre previsti dal Fiscal compact: benckmark backward looking; benchmark forward looking; benchmark backward looking corretto per il ciclo economico.
L'Italia deve quindi identificare, per ogni anno del triennio di transizione, una "traiettoria di aggiustamento fiscale minima e di tipo lineare" (Mlsa secondo l'acronimo in inglese) che permetta di rispettare la regola del debito al 2015.
L'ITALIA È IN LINEA CON IL FISCAL COMPACT?
La risposta del Tesoro arriverà con il nuovo Documento di economia e finanza (Def), che va presentato in Parlamento entro il 10 aprile.
Tuttavia, qualcosa si può dire già ora. Nel vecchio Def il ministero dell'Economia ha calcolato che il benchmark del debito nella configurazione backward looking fosse pari al 124,1% del Pil nel 2015.
Per lo stesso anno la Commissione europea stima invece un rapporto al 132,4%, superiore di oltre 8 punti.
L'Italia sembrerebbe quindi violare la prima delle tre condizioni stabilite dal Fiscal compact.
Bruxelles non fornisce analisi e previsioni che permettano di capire se l'Italia sia in linea con la forward looking rule e la backward looking rule corretta per il ciclo. Mostra però di avere dei dubbi.
È da metà novembre, infatti, che la Commissione lamenta un'insufficiente correzione del saldo strutturale.
Nelle previsioni d'inverno la Commissione europea dice che l'Italia chiuderà il 2014 e il 2015 con un disavanzo strutturale superiore al mezzo punto di Pil che delimita il pareggio di bilancio, l'altro parametro sancito dal Fiscal compact.
Il governo deve "garantire di essere in linea con la regola del debito", ha detto giovedì 13 marzo il commissario agli Affari economici e monetari, Olli Rehn, attraverso il suo portavoce Simon O'Connor.
I FATTORI RILEVANTI
L'Italia ha altre carte da giocare nel confronto con la Commissione europea.
Nel caso in cui l'andamento del rapporto debito/Pil non rispetti la regola del ventesimo, la Commissione è chiamata a redigere un rapporto su un certo insieme di 'fattori rilevanti' prima di aprire la procedura di infrazione.
L'elenco comprende: l'andamento della posizione debitoria a medio termine, la struttura per scadenze e i titoli di Stato emessi in valuta diversa dall'euro; le operazioni di aggiustamento stock-flussi del debito; le riserve accantonate e l'attivo del bilancio pubblico; la dimensione delle garanzie pubbliche, specie quelle legate al settore finanziario; le passività, sia esplicite che implicite, connesse con l'invecchiamento della popolazione e quindi l'evoluzione della spesa pensionistica; il livello del debito privato, nella misura in cui rappresenti una passività implicita potenziale per il settore pubblico.
Nel caso in cui la violazione del criterio del debito sia esclusivamente dovuta ai fattori rilevanti (anche nel corso del cosiddetto periodo di transizione) è escluso che lo Stato entri in procedura di infrazione.
I SOSTEGNI AI PAESI IN CRISI
Tra i fattori rilevanti c'è anche il contributo finanziario ai fondi salva Stati europei Efsf ed Esm e i prestiti bilaterali alla Grecia.
Una voce che pesa sul debito pubblico italiano per più di 55 miliardi, o quasi 4 punti, secondo gli ultimi dati di Bankitalia.
Il governo punta molto su questa voce per evitare censure dall'Europa.

La Commissione ribatte che, nel chiedere misure aggiuntive, ha già tenuto conto del contributo italiano ai Paesi in crisi.
fonte: Reuters

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