mercoledì 31 dicembre 2014

L'ANNO CHE STA ARRIVANDO

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Non capisco proprio chi continua ad esercitarsi in intuitili dibattiti sulla crescita dell'Italia che, nel 2015, secondo gli osservatori più ottimisti, potrebbe oscillare  intorno allo 0,5%. Salvo poi assistere a continue rivisitazioni al ribasso delle stime di crescita, proprio come avvenuto negli ultimi anni.

Vi dirò di più. Spariamola grossa, ma proprio grossa: diciamo che si potrà arrivare allo 0,7/0,8%. Sapete? C'è il petrolio a 55 dollari; c'è Draghi che comprerà i titoli di stato di paesi falliti;  ci sono gli Usa che crescono del 5% (?) e poi c'è l'Expo.

martedì 30 dicembre 2014

TEMPI INTERESSANTI, ALL'ORIZZONTE

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Come avete avuto modo di leggere, ieri, in Grecia, il parlamento, dopo la terza votazione, non è riuscito ad eleggere il nuovo Presidente, per la cui elezione erano necessari 180 voti. Quindi, il parlamento greco è sciolto automaticamente e si andrà al voto anticipato previsto per il prossimo 25 gennaio. Secondo gli ultimi sondaggi, sarebbe in vantaggio la sinistra radicale di Syriza, il partito guidato da Alexis Tsipras, il cui programma, tra le altre cose, prevede la rinegoziazione del debito pubblico e la cessazione dell'austerità.



martedì 23 dicembre 2014

SE WEIDMANN VENDE CARA LA PELLE

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Vi segnalo un ottimo articolo pubblicato su Milano Finanza, che aggiunge ulteriori considerazioni a quelle da noi espresse  qualche giorno fa in  questo post, del quale se ne suggerisce la lettura.



Secondo il Wall Street Journal, la Bundesbank è sotto scacco, ma non è ancora scacco matto. La lunga campagna della Banca centrale tedesca per impedire alla Banca Centrale Europea di comprare i titoli di stato è sull’orlo del fallimento. La sua opposizione principalmente rifletteva preoccupazioni per la legalità, l’efficacia e il rischio morale di acquisti di asset su larga scala, altrimenti noti come quantitative easing. Ma la posizione del presidente della Bundesbank, Jens Weidmann, è stata indebolita dagli eventi e dall’abilità tattica del presidente della Bce Mario Draghi.

Con l’inflazione complessiva nell’eurozona al momento solo allo 0,3% - molto sotto l’obiettivo della Bce ma sotto il 2% - Weidmann non rifiuta più il quantitative easing per principio. Non mette in discussione che comprare i titoli di Stato possa essere necessario per contrastare la deflazione, ma contesta l’eventualità che sia necessario farlo ora: l’inflazione core è fissa allo 0,7% e le previsioni di lungo periodo rimangono vicine al 2%. In Spagna, dove i prezzi stanno crollando più velocemente, i consumi stanno crescendo molto. Come molti analisti, la Bundesbank prevede che la caduta dei prezzi del petrolio spingerà la crescita all’interno dell’Eurozona.

SIETE COSI' SICURI?

lunedì 22 dicembre 2014

ECCO QUANDO L'OPEC FERMERÀ IL CROLLO DEL PREZZO DEL PETROLIO


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Il collasso nei prezzi del petrolio sotto i 60$ a barile ha causato subbuglio nei mercati finanziari, come sottolineato dagli analisti di Natixis Asset Management nell'ultimo report Fixed Income Strategy Weekly.

L'High Yield americano e i mercati del debito emergente sono stati i più esposti:

  • I flussi in uscita dai fondi High Yield americani ammontavano infatti a 1,8 miliardi di dollari la scorsa settimana dopo 885 milioni di dollari nel precedente periodo, mentre quelli in uscita dai fondi di prestiti con leverage erano circa 1 miliardo di dollari.
  • L'Emerging Market Bond Index (EMBI) invece si è allargato considerevolmente poiché gli spreads russi hanno segnato i 600 punti base.
Inoltre, i tassi di inflazione di equilibrio sono crollati significativamente, dal momento che i partecipanti al mercato temono che i titoli indicizzati all'inflazione non saranno parte coinvolta nel programma di acquisto della Banca Centrale Europea.
Al contrario, i flussi di avversione al rischio e le previsioni sull'inflazione continuano a sorreggere il mercato obbligazionario. I rendimenti dei buoni del Tesoro americano sono scambiati a circa il 2,10% sebbene i rendimenti sui Bund siano caduti sotto lo 0,65%, quindi entro i 30 punti base quelli dei Japanese Government Bonds.

sabato 20 dicembre 2014

IL BAZOOKA CHE SPARO' CORIANDOLI

A proposito della BCE e del possibile quantitave easing, ci sono due semplici concetti chiave da dover comprendere.
Il primo è che la BCE non puo' finanziare direttamente i governi e questo pregiudica la possibilità da parte della BCE di comprare direttamente debiti sovrani, cioè di fare un quantitative easing sul debito pubblico; la seconda è che la BCE ha come mandato quello di garantire la stabilità dei prezzi (cioè l'inflazione posta come target al 2%) e la stabilità del sistema finanziario. 

Ora, siccome la stabilità dei prezzi è minacciata da spinte deflazionistiche in molti paesi dell'area mediterranea che, peraltro, mettono a rischio anche la stabilità finanziaria dell'intera area poiché rendono i debiti pubblici difficilmente sostenibili, la BCE, in assenza di modifiche ai trattati istitutivi dell'euro e al proprio statuto,  potrebbe aggirare il primo divieto (quello di comprare debiti sovrani), facendo leva sulle attribuzioni del suo mandato che è quello di garantire la stabilità dei prezzi e la stabilità finanziaria dell'intera area

Quindi, in altre parole, dovrebbe dire: "siccome la deflazione pregiudica la stabilità dei prezzi e la stabilità finanziaria dell'intera area, come estrema ratio, non abbiamo alternativa che comprare debito pubblico finanziando direttamente gli stati, pur violando apertamente il principio secondo il quale la Bce non puo' finanziare i singoli governi". Un discorso del genere, benché reso più istituzionale da parte della BCE, è semplicemente qualcosa di logicamente improponibile da ascoltare ed è espressione delle innumerevoli contraddizioni della moneta unica. Non c'è nulla da dire: in questo,  i padri fondatori dell'euro sono stati dei veri fenomeni.

mercoledì 17 dicembre 2014

SE LA FED AUMENTA I TASSI

Oggi, il focus principale dei mercati è tutto sulla Fed e sul fatto se dichiarerà  che alzerà i tassi dopo "un  periodo di tempo considerevole", oppure meno .  La realtà è che la Fed non può  alzare i tassi nemmeno lontanamente, perché, se così fosse, farebbe saltare in aria il sistema finanziario.

Attualmente, gli Stati Uniti hanno oltre 17 mila miliardi di dollari di debito. Il quale debito  non verrò mai ripagato. Questo non significa che sono falliti, altrimenti non si spiegherebbe come  abbiano collocato  oltre   un trilione di dollari  di  nuovo debito negli ultimi 2/3 mesi. Significa semplicemente che non hanno (e non avranno) i  soldi per pagare il debito che arriverà a scadenza.

Come tutti gli altri stati (o quasi) che non hanno soldi per ripagare il debito in scadenza, non possono fare altro che collocare nuovo debito per ripagare il debito vecchio.
Questo è il motivo per cui la Fed e gli Usa hanno bisogno di tassi di interesse più bassi possibile. Qualsiasi aumento significherebbe dover aumentare il debito rischiando di precipitare gli Stati Uniti in una spirale di debito che li trascinerebbe verso il fallimento (evitate il pippone che posso stampare ad oltranza, please). 

martedì 16 dicembre 2014

COSA STA ACCADENDO IN RUSSIA

Sta accadendo che la Banca Centrale Russa si sta sfiancando per sostenere il cambio del rublo, al punto che, la notte scorsa, al fine di sostenerne le quotazioni, ha  aumentato i tassi di interesse di ben 6.5 punti, dal 10.5% al 17%. Tuttavia, anche oggi il rublo ha continuato la sua corsa al ribasso, precipitando nei confronti  delle principali valute. Per comprare un dollaro Usa occorrono 70 rubli (lo scorso giugno ne occorrevano 34); mentre per acquistare un Euro, di rubli, ne occorrono 87  (a giugno ne occorrevano 46). C'è da dire che la giornata, in alcuni momenti, è stata ancor più pesante rispetto alle attuali quotazioni e che la borsa russa ha chiuso le contrattazioni con un ribasso del 18%.

Gli operatori iniziano a temere che la Russia possa bruciare gran parte delle riserve valutarie per sostenere la quotazione del rublo. Finora sono stati spesi circa 100 mld di dollari di riserve valutarie su circa 450 disponibili.

venerdì 12 dicembre 2014

GRAFICO DEL GIORNO: IMPERDIBILE!!!

Il grafico di seguito riportato mostra la crescita del PIL trimestrale nei vari Paesi appartenenti al G7, rispetto al trimestre precedente, ponendo come base 100 il quarto trimestre del 2007.
Cosa si nota? Non solo che l'Italia è la nazione che più ha sofferto (e sta soffrendo) la crisi scoppiata nel 2008; ma è la nazione che prima della crisi è cresciuta assai meno rispetto agli altri paesi, nonostante condizioni di estremo favore, allo stato attuale  praticamente irripetibili e non immaginabili.
Quindi, la domanda è: se l'Italia non è cresciuta abbastanza quando  la crescita a livello globale -ancorché caratterizzata anche da tutte le criticità e gli accessi che avrebbero portato allo scoppio della crisi del 2008 -  era  tra le più favorevoli che la storia ricordi, come potrà crescere in modo robusto e duraturo, con una parte significativa del  tessuto economico fortemente compromesso, in condizioni di crescita potenziale imparagonabili rispetto a quelle che hanno caratterizzato i primi 8 anni del decennio passato e con i conti pubblici che sono  estremamente più fragili (e compromessi) rispetto ad allora? La risposta è assai semplice: non potrà crescere, permanendo condizioni così avverse, peraltro assai difficili da rimuovere.
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I PAESI DELL'EUROZONA SI DIVORANO L'UN L'ALTRO

GUEST POST Voci dall'Estero che, trattandosi di un ottimo sito, Vi invito a seguire.
Un interessante studio di Natixis conferma in maniera analitica e documentata quanto la “unione” monetaria sia un gioco al massacro in cui tutti i paesi per cercare di stare a galla si indeboliscono a vicenda, come dei nuotatori che in procinto di affogare si aggrappano l’uno all’altro e si trascinano al fondo.  E la Germania, l’unica che apparentemente sta vincendo,  non può lanciare la ciambella.
 Flash Economics  N. 965, 9 Dicembre 2014
Analizziamo le interazioni tra i quattro più grandi paesi della zona euro:
  • la Germania è alla piena occupazione, è un paese che invecchia e il capitale delle sue imprese è già molto modernizzato: non vuole e nemmeno ha bisogno di stimolare la sua domanda interna, e questo indebolisce gli altri tre paesi;
  • in Spagna vi è una forte competitività di costi. La conseguenza è che sta guadagnando quote di mercato da Francia e Italia e sta attraendo investimenti a spese degli altri paesi dell’eurozona. Ciò significa che il suo ritorno alla crescita è avvenuto a scapito della crescita negli altri paesi dell’eurozona;
  • In Francia e in Italia la crescita rimarrà molto debole a causa dei loro problemi di competitività e di redditività e della necessità di ridurre i loro deficit fiscali. Questa crescita molto debole in Francia e in Italia è ovviamente negativa per Spagna e Germania.

martedì 9 dicembre 2014

REDDITI REALI E DEBITO PRIVATO IN ALCUNI PAESI DELL'EUROZONA

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Dicevamo, qualche giorno fa, a proposito dei redditi reali nei vari paesi. Alcuni lettori mi hanno fatto osservare che sarebbe stato interessante confrontare i redditi reali di quelle che economie  che sono state più martoriate dalla crisi. Ho ripreso un po' di dati e, mettendoli nel grafico,  si scopre ciò che in realtà si conosceva già.

Le economie che dal 1994 al 2008 (anno di inizio della crisi) hanno conosciuto l'incremento più elevato di redditi reali (quindi, al netto dell'inflazione) sono Grecia e Spagna.

martedì 2 dicembre 2014

L'ILLUSIONE

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Stavo giusto pensando che se c'è una cosa apprezzabile dei fallimenti è che questi non avvengono mai in maniera inaspettata, fortuita o all'improvviso. Nel senso che non sono come i ladri, che quando vengono a derubarti non ti avvisano.
I fallimenti, sia sovrani che privati, avvisano sempre, e nel farlo fanno sempre molto rumore, anche se si agisce per attutirne il fragore. Al netto di tutte le analisi disponibili più o meno in tempo reale, prima che si manifestino hanno dei tempi di incubazione sufficientemente lunghi per difendersi e correre ai ripari. Tempi nei quali, in genere, si scrivono tonnellate di inutili analisi e articoli: un po' come quelli pubblicati in questi pixel. Insomma, ad un certo punto la percezione del rischio fallimento diventa (dovrebbe diventare) di dominio pubblico, anche se si rimane nell'inerzia e non si agisce per difendersi dagli effetti collaterali che potrebbero determinarsi.
Prendiamo il caso di qualche banca, ad esempio. È da almeno quattro o cinque anni  che tutti i media nazionali, anche quelli più allineati, trasmettono notizie circa le precarie condizioni di alcune banche che navigano in cattive acque; una su tutte: Mps. Non mi riferisco solo alle banche di grandi dimensioni, ma anche alle banche più piccole,  le cui cronache vengono raccontate dalla stampa locale. Ebbene, sono anni che si conosce la stato di salute di queste banche, eppure, ad oggi, nessun risparmiatore ha perso quattrini. Ad oggi, ma domani? 

lunedì 1 dicembre 2014

GRAFICO DEL GIORNO: #STATESERENI

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Il grafico di seguito riportato rappresenta la variazione dei redditi reali disponibili delle famiglie dal 2001 al 2013, con base 100 nel 2001. Si osserva che  i redditi  crescono in tutti i paesi considerati tranne che in  l'Italia, che riesce a far peggio del Portogallo. L'area Euro, nel suo complesso, cresce meno di altre importanti aree del mondo. Sarebbe interessante confrontare il grafico in esame anche con l'aumento del debito privato in questi paesi. Per coloro che dicono che in Italia il debito privato (famiglie e imprese non finanziarie) è cresciuto meno che altrove, andrebbe ricordato che il nostro paese ha subito un maggior  deterioramento di reddito rispetto ad altre economie. Circostanza che incide significativamente sulla sostenibilità del debito privato, sulla capacità di consumo e non solo. Non è un caso se il sistema bancario italiano si trova a fronteggiare livelli di sofferenze significativamente alti.


sabato 29 novembre 2014

OCCUPATI E DISOCCUPATI, NEL PAESE DEGLI ESPERTI DEL NULLA

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Nel paese delle meraviglie (cioè l'Italia) c'è chi  urla per l'aumento  della disoccupazione e chi, invece, festeggia l'aumento dell'occupazione. Purtroppo, questi esperti del nulla, non comprendono che se l'occupazione aumenta, non per forza di cose deve diminuire la disoccupazione, perché questi termini sono influenzati da diverse dinamiche, che ho cercato di sintetizzare nell'analisi che segue.

Andiamo a conoscere i veri dati e cerchiamo di capirne qualcosa in più.

Vediamo gli occupati. Per offrirvi un panoramica più ampia, ho allungato di qualche anno l'orizzonte temporale, considerando gli occupati con età superiore ai 15 anni, dal 2004.

Questo è il grafico:

Grafico 1- elaborazione su dati Istat

venerdì 28 novembre 2014

#PASSODOPOPASSO #STATESERENI #LAVOLTABUONA, VERSO LA BANCAROTTA

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Quello che avete appena letto è ciò che Matteo Renzi scriveva su twitter appena un mese fa , celebrando l'apparente miglioramento del mercato del lavoro nel mese di settembre:

Questo, invece, è ciò che dice l'Istat a proposito dei dati sulla disoccupazione e sull'occupazione nel mese di ottobre: mese in cui, evidentemente, si sono corretti "fenomeni statistici" del mese di settembre, che avevano restituito un tasso di occupazione "lievemente" distorto e comunque smentito nel mese di ottobre. 

Insomma, una vera  CATASTROFE:
A ottobre 2014 gli occupati sono 22 milioni 374 mila, in diminuzione dello 0,2% rispetto al mese precedente (-55 mila) e sostanzialmente stabili su base annua.
Il tasso di occupazione, pari al 55,6%, diminuisce di 0,1 punti percentuali in termini congiunturali mentre aumenta di 0,1 punti rispetto a dodici mesi prima.
Il numero di disoccupati, pari a 3 milioni 410 mila, aumenta del 2,7% rispetto al mese precedente (+90 mila) e del 9,2% su base annua (+286 mila).
Il tasso di disoccupazione è pari al 13,2%, in aumento di 0,3 punti percentuali rispetto al mese precedente e di 1,0 punti nei dodici mesi.

giovedì 27 novembre 2014

LE CRISI DEGLI ULTIMI 100 ANNI IN UN GRAFICO

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Che cos'hanno in comune le più grandi crisi degli ultimi 100 anni considerate nel grafico? Assai poco, si direbbe.
Confrontare la crisi attuale con quelle troppo lontane nel tempo, esplose e risolte in situazioni  molto diverse e in  contesti socio-economici difficilmente paragonabili a quelli attuali, è un esercizio assai arduo e complesso. Peraltro, per le crisi  degli inizi del secolo scorso non mi risulta che ci sia un quadro informativo di riferimento ampio e dettagliato come quello della crisi attuale. C'è anche da dire che le crisi di epoca remota, essendo scoppiante in contesti economici meno evoluti, divergono da quella attuale anche per capacità di reazione del tessuto economico e sociale italiano alle diverse crisi che si sono susseguite nel corso degli anni. In altre parole, poiché  a quei tempi c'era molto da costruire, realizzare e da progredire, anche la capacita di reazione dell'Italia è stata  assai diversa rispetto alla crisi attuale. Sotto questo punto di vista, oggi il quadro di riferimento è assai diverso e a mio avviso più complesso.

Fatta questa doverosa premessa, è tuttavia possibile tracciare alcuni punti di confronto, come ad esempio le variazioni del PIL proposte nel grafico.
Il grafico di seguito riportato, realizzato utilizzando i dati della Banca d'Italia e quelli del Fmi per quanto riguarda le previsioni di crescita fino al 2019 (linea gialla, parte tratteggiata), confronta la variazione del Pil nelle varie crisi considerate, ponendo come anno zero l'anno di inizio delle rispettive crisi.

martedì 25 novembre 2014

LA LUCE IN FONDO AL TUNNEL....

Il tempo è prezioso, dice il detto. E di tempo ne occorrerà assai, in questo caso.
Proprio ieri avevo proposto una simulazione a proposito del Pil perso dall'Italia dall'inizio della crisi, giungendo alla conclusione che, ipotizzando una crescita media annua dell'1.5% (come quella realizzata dal 1995 al 2007), l'Italia, dal 2008, ha perso 327 miliardi di euro di PIL.
In altre parole, ad oggi, l'Italia si trova con un prodotto interno lordo inferiore del 21% rispetto a quello che avrebbe potuto avere in costanza di crescita, ipotizzata all'1.5%.
Quando si potrà recuperare il Pil perso? in quali tempi? e con quali tassi di crescita?
Benché sia un esercizio alquanto inutile nello scenario in cui si trova l'Italia, poiché, allo stato attuale,  è preclusa ogni  minima speranza che si possa agganciare una crescita vigorosa e duratura, ho provato a fare una simulazione e ne è uscito questo disegnino:


E' un grafico che riprende quello pubblicato ieri, al quale sono state aggiunte le due linee tratteggiate: quella viola che simula la crescita del PIL, dal 2015, del 3,5% annuo; e la linea tratteggiata verde che simula la crescita del PIL del 2.5%.

lunedì 24 novembre 2014

QUANTA RICCHEZZA HA PERSO L'ITALIA?

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Quando li sento parlare di ripresa mi faccio sempre delle grasse risate. Azzardano previsioni di crescita -sempre smentite-  che si fondano sul nulla e non  hanno la minima cognizione della distruzione di ricchezza che è stata prodotta per via della crisi. Il prodotto interno lordo, dall'inizio della crisi, ha perso circa 9 punti percentuali. Detta in questo modo, potrebbe apparire come fattore irrilevante. Ma in realtà non lo è affatto. 

Cerco di spiegarlo con altri numeri.
Nel periodo 1995 - 2007 l'Italia è cresciuta mediamente di un misero 1.5% annuo. Valori da sogno, se paragonati a quelli degli ultimi anni e a quelli che ci attendono nel prossimo futuro. Prendendo come rifermento il prodotto interno lordo a valori concatenati del 2010 calcolato dall'Istat con la metodologia introdotta da Esa 2010, ho provato a stimare la perdita di Pil prodotta rispetto al valore tendenziale che si sarebbe ottenuto se l'Italia fosse cresciuta allo stesso ritmo del periodo 1995-2007, e cioè all'1.5% medio annuo.

domenica 23 novembre 2014

IL PIL DELL'ITALIA DALL'UNITA' AD OGGI

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E' la crescita reale del Pil Italiano dal 1862 al 2013, ed è un grafico ottenuto dalla serie storica della Banca d'Italia. La linea nera è la linea di tendenza, ottenuta come media mobile a 5 punti. 
Se si esclude la seconda guerra mondiale (periodo in cui l'Italia era sotto le bombe), la crisi attuale è  tra le più profonde dall'unità d'Italia ad oggi. Di sicuro più profonda e duratura di quella del 29, che è stata preceduta dalla prima guerra mondiale e seguita dalla seconda. 
Si osserva anche il declino (linea nera) della crescita italiana (e quindi dell'Italia), che parte dagli inizi degli anni 80 e si aggrava drammaticamente nel corso degli ultimi anni. Eccettuata sempre la seconda guerra mondiale, molto raramente la linea di tendenza è risultata negativa in occasione delle crisi che si sono susseguite. E quando si è verificato, ciò è accaduto per periodi temporali molto limitati.
A cosa è dovuta questa particolarità della linea di tendenza che, nella crisi attuale,  rimane negativa per un periodo più lungo rispetto alle altre crisi? Trattandosi di una media mobile a 5 anni, il fatto che la linea di tendenza rimane negativa per un periodo così lungo (e, probabilmente, rimarrà negativa ancora a lungo), dipende dal fatto che la crisi che si è manifestata nel anno 2009 è stata comunque preceduta da una bassa crescita negli anni precedenti, e seguita da un ulteriore recessione negli anni 2012, 2013. Per dirla in parole più semplici: alla fine delle crisi precedenti il PIL è sempre rimbalzato. Nel caso attuale, invece, prosegue nel suo deterioramento.
Nei prossimi giorni pubblicherò un grafico che sintetizzerà qualche considerazione in più sulle crisi che si sono susseguite nel corso degli ultimi cento anni.

giovedì 20 novembre 2014

OPS!!! PARE CHE ABBIAMO UN LIEVISSIMO PROBLEMA DI SOSTENIBILITA' DEL DEBITO PRIVATO

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Appena ieri abbiamo pubblicato un post sulle sofferenze del sistema bancario, tema assai caro in questi pixel.
Eravamo giunti alla conclusione che:

1) Il ritmo di esplosione delle sofferenze e dei crediti deteriorati, benché migliorato negli ultimi mesi,  rimane comunque a livelli di massimo allarme.
2) Se nel prossimo futuro non si dovesse assistere ad una inversione del ciclo economico verso un sentiero di crescita robusto e duraturo (ipotesi assi improbabile), le banche si troveranno a dover affrontare significativi peggioramenti dei volumi delle sofferenze e dei crediti deteriorati, che peggiorerebbero significativamente il rapporto con il capitale e riserve. 

ASSALTO AL CONTANTE

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"Eliminiamo gli scontrini fiscali e sostituiamoli con la tracciabilità elettronica"
Ad affermarlo è stato Matteo Renzi e QUI potete leggere il seguito dell'articolo de Il Sole 24 Ore.

Come sapete, in questo blog si è scritto molto a proposito dell'idea di eliminare la moneta cartacea per sostituirla con la moneta elettronica, o comunque con altre forme di pagamento tracciabili.
Resto dell'avviso che ogni cittadino, nell'ambito della compensazione di transazioni commerciali,  debba avere la possibilità di scegliere il sistema di pagamento più pratico e comodo, secondo le sue personali esigenze. Resto anche dell'avviso che la lotta all'evasione non si  faccia vietando (o riducendo) l'utilizzo del denaro contante. Anche perché, in un paese  dove la normativa fiscale è in perpetuo mutamento per via della necessita di recuperare materia imponibile idonea a produrre gettiti crescenti di imposte necessarie per colmare buchi di bilancio, un pratica simile potrebbe essere assai pericolosa.

Giacché il blog ospita molti articoli sul tema, ve ne segnalo un paio (imperdibili) che aiutano a comprendere i motivi per i quali chi scrive è fortemente contrario a tale ipotesi, e perché la lotta all'evasione andrebbe condotta con altri criteri.
Buona lettura.

ECCO PERCHE' VOGLIONO (ELIMINARE) IL NOSTRO CONTANTE




VISITA LA NUOVA PAGINA DEL BLOG "PROTEGGERE I RISPARMI"



mercoledì 19 novembre 2014

TRENT'ANNI DI DECLINO ITALIANO IN UN GRAFICO

La banda blu è la media mobile delle variazioni reali del Pil dal 1980 al 2013.
La linea rossa è il rapporto debito/Pil nello stesso periodo.
Non vi impressionte: adesso dicono che faranno lo riforme (potete ridere).
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BANCHE: I SOGGETTI INSOLVENTI SONO OLTRE 1,2 MILIONI. SOFFERENZE BANCARIE A 177 MILIARDI DI EURO

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Nel suo consueto Montlhy Outlook l'Abi ha reso noti i dati sulle sofferenza bancarie,  cresciute a settembre di €3 miliardi rispetto ad agosto e di €32,3 miliardi rispetto allo stesso mese del 2013  arrivando ad un totale di circa €177 miliardi. In termini percentuali, nell'ultimo anno sono cresciute del 22,4%, in diminuzione rispetto alla percentuale di inizio anno che era al 27,2%.

martedì 18 novembre 2014

GRAFICO DEL GIORNO: I 15 ANNI PERSI DELLA CRESCITA ITALIANA

E' un grafico che esprime l'andamento del Pil reale dei paesi del G7, ponendo l'anno 2000 come base 100.
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lunedì 17 novembre 2014

L'EURO E' SPACCIATO

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Lo ha fatto capire Draghi, seppur non apertamente, in audizione alla Commissione affari economici del Parlamento europeo. Basta averlo capito.
Egli, quest'oggi, pur dicendo per l'ennesima volta che l'euro è irreversibile, ha confermato l'esatto contrario. E cioè che l'euro è reversibile.
Rifletteteci un attimo.
Quale banchiere centrale, in giro per il mondo, si sognerebbe mai di affermare che la sua valuta è irreversibile?
Nessuno! Perché dovrebbe essere più che una certezza, un fatto che non è nell'ordine degli eventi possibili o immaginabili. Quindi, perché dirlo?

Nessuno, tranne DRAGHI....

In sostanza, ha detto anche che la BCE, eventualmente, potrà acquistare  bond sovrani. Ha anche puntualizzato ciò che egli ricorda in ogni occasione: "nell'ambito del suo mandato" (della Bce, ndr). Quindi, in altre parole, ha confermato  che la BCE, se dovesse acquistare davvero bond sovrani, agirebbe fuori dal suo mandato.
Anche perché, se la BCE agisse veramente nel perimetro del suo mandato, perché doverlo sempre ricordare?

Ora, abbandonando per un attimo il politically correct, pensateci bene: 
Ipotizzando l'euro ormai spacciato, mettetevi nei panni del banchiere centrale. Che fareste? Non potreste certamente dire ai mercati che siccome l'euro avrà vita breve, allora non avete altra scelta che comprare bond sovrani, sebbene in aperto contrasto con i trattati. Quindi, il fatto che si stia demolendo il dogma secondo il quale alla BCE è vietato il finanziamento dei debiti sovrani, già di per sé, offre la misura della credibilità della moneta unica e di come siamo messi in eurozona.

E' appena il caso di ricordare che per questa limitazione (cioè l'impossibilità, da parte della Bce, di finanziare direttamente gli Stati sovrani) è stato sospeso e sovvertito il processo democratico in quasi tutti i paesi del sud Europa, Italia in primis.
La domanda è: fino a quando?

domenica 16 novembre 2014

PERCHE' L'UTILIZZO DEL CONTANTE NON E' UNA SOLUZIONE EFFICACE PER EVITARE LA PATRIMONIALE

I motivi li ho già scritti in un articolo: COME ESSERE POLLI DA SPENNARE E NON SAPERLO.

Chi non ha voglia di leggere può guardare il video che segue, che riassume tutti i pericoli a proposito del tema.
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sabato 15 novembre 2014

IL PRELIEVO FORZOSO POTRÀ COLPIRE ANCHE I RISPARMI SOTTO I 100 MILAEURO.

Leggetevi l'articolo de IL GIORNALE, e poi ditemi se non sono gli stessi dubbi che si sono sollevati (già da molto tempo) in decine di articoli pubblicati sul blog.
Vi ricordo che, a tal riguardo, abbiamo aperto una nuova sezione del Blog (PROTEGGERE I RISPARMI), dove potete trovare analisi di ogni tipo sul tema che ci occupa (e preoccupa), con qualche spunto di riflessione riguardo alla protezione dei risparmi.
La trincea va scavata in tempo di pace. Perché, in tempo di guerra (e già ci siamo), con le bombe che ti cadono in testa, è assai più difficile e pericoloso.


GRAFICO DEL GIORNO: IL PIL DELLE REGIONI D'ITALIA NEL PERIODO 2008-2013

Il grafico di seguito riportato espone la variazione cumulata del prodotto interno lordo nelle regioni d'Italia, dal 2008 al 2013. Il grafico è stato prodotto in base ai dati Svimez.

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venerdì 14 novembre 2014

IL PIL DEI PAESI DELL'EUROZONA. SOLO CIPRO FA PEGGIO DELL'ITALIA.

Quella che segue è una tabella tratta dal comunicato con il quale Eurostat ha reso note le variazioni del Pil dei vari paesi dell'eurozona. Tra i vari paesi, solo Cipro riesce a fare peggio dell'Italia.


IL SACCHEGGIO DEI RISPARMI?


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Senza aggiungere alcunché di mio, vi riporto questa notizia apparsa su IL GIORNALE. L'articolo  esteso potete leggerlo QUI.
Vi ricordo che, sempre su questo tema, di sicuro non nuovo  a chi segue questi pixel, è stata creata una pagina permanente del blog (PROTEGGERE I RISPARMI), dove potete trovare ogni tipo di analisi al riguardo...e anche qualche spunto di riflessione.

DIMINUISCE IL DEBITO PUBBLICO? SCOPRI IL TRANELLO

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Prima che qualcuno vi dica che il debito pubblico sta diminuendo, noi ci portiamo un po' avanti, quel giusto per non farci prendere in giro.

Bankitalia ha comunicato che il debito pubblico, nel mese di settembre, è diminuito  a 2134 miliardi di euro (prima colonna da sinistra). Bene, ma occorre capire come è diminuito e soprattutto occorre capire di cosa stiamo parlano. 
Quello che diminuisce è il debito pubblico al lordo delle disponibilità liquide del tesoro.
Infatti, se guardate la tabella di seguito riportata, si osserva che la diminuzione del debito pubblico lordo degli ultimi mesi (freccia verde) è ottenuta per via della diminuzione del disponibilità liquide del tesoro che passano da 109 miliardi di luglio a poco più di 51 di settembre (riquadro giallo). In pratica lo stato ha evitato di finanziarsi (di più di quanto  abbia fatto) sul mercato, attingendo risorse dalle disponibilità liquide che vengono utilizzate per ridurre l'indebitamento. Queste operazioni di gestione  della liquidità a favore della riduzione del debito, in genere, vengono poste in essere quando ci si avvicina alla fine dell'anno, al fine di migliorare il rapporto debito/PIl e far apparire la situazione meno grigia di quanto altrimenti sarebbe.
Rimane il fatto inequivocabile che, da settembre 2013, il debito pubblico netto (riquadro rosso) è aumentato di 54 miliardi di euro.

VERSO LA BANCAROTTA: PIL DEL TERZO TRIMESTRE ANCORA IN CONTRAZIONE

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Gonfiare ad arte previsioni di crescita per i prossimi anni (come è stato fatto negli ultimi DEF), in visione prospettica, rende il quadro di sostenibilità delle finanze pubbliche assai più roseo rispetto a quello che altrimenti sarebbe. Per il semplice fatto che, ampliare la base imponibile (maggiore PIL), ha come ovvia conseguenza anche un aumento delle entrate fiscali, determinando un miglioramento dei deficit, senza che ciò derivi da un inasprimento delle aliquote fiscali.


Una pratica come quella appena descritta e ritualmente posta in essere dai governi, contribuisce anche a determinare un maggior interesse nell'acquisto del debito italiano da parte degli investitori, che comunque sanno (o meglio dovrebbero sapere) che si tratta di previsioni di crescita del tutto irrealizzabili, o per meglio dire farlocche. Anche perché, se fosse lo stesso governo a disegnare un quadro di sostenibilità delle finanze pubbliche a tinte fosche (cioè più verosimile alla realtà), chi mai avrebbe interesse ad investire sul debito pubblico italiano, se non con un rendimento che incorpori anche un maggior premio di rischio?

giovedì 13 novembre 2014

QUELLI CHE L'ITALIA E' USCITA DALLA DEFLAZIONE

Non voglio perderci neanche troppo tempo, perché è un tema che non lo merita.
Comunque sia, oggi l'Istat ha comunicato il dato sull'inflazione ad ottobre, risultato in aumento dello 0.1% (0,1%, capito?) rispetto ad ottobre 2013. Ovviamente i giornali (come in questo caso, ma anche in molti altri) hanno cominciato a urlare:  "ITALIA FUORI DALLA DEFLAZIONE", 

Al netto del fatto che il comunicato dell'Istat spiega comunque il perché, va osservato che, nel mese di ottobre, la spinta disinflazionistica si è lievemente attenuata principalmente a causa dell'aumento della bolletta energetica. 
Se non avete voglia di leggere il comunicato dell'Istat, è  sufficiente osservare i due grafici che seguono.

Il primo è l'indice nazionale dei prezzi al consumo (Nic) al lordo dei tabacchi,  che aggrega le diverse divisioni di spesa che compongono l'indice.
Il secondo grafico, invece, rappresenta la dinamica degli indici delle singole divisioni di spesa, tenendo conto che ho considerato le più "rilevanti" per rendere il grafico più comprensibile.


martedì 11 novembre 2014

COME CAMBIA IL PIL E IL RAPPORTO DEBITO/PIL CON LE NUOVE REGOLE DI CALCOLO

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Del tema ce ne siamo già occupati in diversi articoli. Come sapete, l'Istat, in ottemperanza alle nuove modalità di calcolo del Pil previste da Eurostat, nelle settimane scorse, ha provveduto a ricalcolare il Prodotto Interno Lordo dell'Italia fino al 2013, includendo anche alcune componenti delle attività criminali, quali il contrabbando, la prostituzione e lo spaccio di sostanze stupefacenti. Del tema, in questi pixel, ce ne siamo occupati già qualche mese fa con QUESTO post, ma anche con altri.

Per via del ricalcolo effettuato dall'Istat, la dinamica del PIL migliora notevolmente, incidendo anche  sul rapporto debito/Pil.

lunedì 10 novembre 2014

LA DINAMICA DELLA SOTTOCUPAZIONE IN ITALIA

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Cosa ci dice il grafico (che capiranno in 4 gatti) di seguito riportato?
Esprime il numero di lavoratori in base alle fasce di orario di lavoro settimanale. Si osserva  la drammatica diminuzione del numero dei lavoratori occupati per almeno 40 ore settimanali (scala destra), che diminuisco di quasi 1,5 milioni di unità rispetto al 2008. A dire il vero, la contrazione era iniziata già nel 2003 quale effetto dell'introduzione della riforma Biagi; salvo, poi, recuperare negli anni successivi in concomitanza con il periodo di massima espansione del ciclo economico, per contrarsi, di nuovo, e in maniera ben più drammatica, nel 2009, con l'inizio della crisi.
Si osserva anche che diminuiscono i lavoratori occupati con un orario superiore alle 35 ore settimanali, ma inferiore alle 39 (scala sinistra). Mentre aumentano significativamente i lavoratori occupati in tutte le altre fasce di orario ridotto, i cosiddetti sottoccupati (scala sinistra).
Quando si parla di occupazione o disoccupazione, occorrerebbe tener presente anche le dinamiche appena esposte, altrimenti si rischia di confondere le pere con le mele. Cosa che, a dire il vero, sarebbe da evitare al fine di offrire una lettura pertinente dei fenomeni economici e sociali.
Ad ogni buon conto, vi segnalo che questi dati fanno parte di un post ben più nutrito  e articolato che, nei prossimi giorni, tempo permettendo, verrà pubblicato sul blog.