lunedì 27 maggio 2013

ECCO COME IL FISCO DISTRUGGE LE IMPRESE

PREMESSA

Il caso di seguito descritto rappresenta la pressione fiscale complessiva subita da una piccola società con due soci, che ha realizzato, nell'esercizio 2012, un utile di appena 32000 euro. Una miseria, insomma. Eppure la pretesa del fisco è tale da richiedere alla società e ai soci il pagamento di circa 27 mila euro tra tasse e contributi, ossia quasi l'85% dell'utile realizzato. 

di Paolo Cardenà - In questi giorni, visto l'approssimarsi delle scadenze fiscali, sono molto impegnato con le dichiarazioni fiscali per il periodo di imposta 2012. Questo periodo, oltre ad essere sempre intenso di lavoro, ispira  numerose riflessioni e  altrettanti spunti  sullo stato di salute delle nostre imprese, sulla pretesa tributaria che patiscono, e sul futuro che ci attende. In una di queste, sono giunto alla conclusione che, in Italia, conviene non lavorare, non imprendere. Starsene beatamente a casa curando i propri interessi, i propri hobby, e magari darsi a qualche buona lettura, ripagherebbe molto di più che fare impresa. Sarebbe molto più utile, almeno nello spirito. Perlomeno, fino a quando non accadrà qualche shock di sistema, tale da riformare strutturalmente i meccanismi fiscali  al limite dell'incredibile, dell'immaginario e della sopraffazione. Mi riferisco alla sopraffazione che il fisco pratica nei confronti dei contribuenti e, nel caso specifico, di chi fa impresa.

venerdì 24 maggio 2013

SALVIAMO L'EUROPA: SCIOGLIAMO L'EURO

Salviamo l'Europa: Sciogliamo l'Euro
Un articolo di tre economisti europei pubblicato da Bloomberg considera lo smantellamento dell'euro - o almeno l'uscita dei paesi più forti - non come la fine dell'Europa, ma al contrario come un modo per salvarla

di Brigitte Granville, Hans-Olaf Henkel and Stefan Kawalec

Alla vigilia della guerra civile americana, Abraham Lincoln pronunciò la famosa frase "una casa divisa non può stare in piedi." Oggi, l'Unione Europea - impegnata da decenni alla ricerca di un' "unione sempre più stretta" - deve confrontarsi con una straziante verità. La massima di Lincoln deve essere letta al contrario. Affinché l'UE possa sopravvivere, l'euro si deve sciogliere.

lunedì 20 maggio 2013

FISCO: GLI AIUTI CHE NON AIUTANO


di Paolo Cardenà - Nel dicembre del 2011, nel decreto Salva Italia, fu introdotto un meccanismo, chiamato ACE (Aiuti alla crescita economica), finalizzato a premiare le imprese che, già dal periodo di imposta 2011,  avrebbero effettuato operazioni di ricapitalizzazione, ossia che si sarebbero dotate di maggiori capitali propri. A quei tempi, la stampa sussidiata, presentò l'innovazione introdotta dal Ministro Passera come un'iniziativa che avrebbe stimolato, e di molto, le operazioni di aumento di capitale da parte delle società, proprio grazie ai benefici fiscali previsti dalla normativa.

sabato 18 maggio 2013

DIARIO DI UN SACCHEGGIO: ECCO COSA VUOLE VERAMENTE DA NOI LA GERMANIA


Qualche settimana fa, un po’ per caso e un po’ per curiosità, sono venuto a conoscenza di una notizia che mi ha parecchio colpito: l’associazione Eures Germania in accordo con quella italiana aveva organizzato un lungo tour in giro per la penisola per reclutare giovani lavoratori qualificati. Il suggestivo nome di questa selezione a domicilio era “Job of my life” e ha toccato le più importanti città italiane: Roma, Napoli, Milano, Bologna, Torino, Genova, Bari, Lecce, Padova, Verona, Catania. Durante il giro sono state raccolte circa 6.300 candidature, in particolare di ingegneri e tecnici specializzati fra i 18-35 anni, da proporre alle maggiori aziende tedesche. Il reclutamento non garantiva il posto di lavoro fisso ma solo la promessa che anche in caso di momentanea bocciatura i ragazzi sarebbero stati inseriti in un database, in attesa della fatidica chiamata dalla Germania. Analoghi programmi di selezione di giovani disoccupati di elevata formazione e specializzazione sono stati organizzati pure in Irlanda,SpagnaPortogallo. Ovvero nei paesi che sono stati più danneggiati dall’atteggiamento competitivo della Germania, che ha saputo meglio sfruttare le dinamiche di squilibrio commerciale e finanziario messe in moto dalla moneta unica.

lunedì 13 maggio 2013

I SOLDI DEGLI ITALIANI UTILIZZATI PER SALVARE LE BANCHE SPAGNOLE

di Paolo Cardenà - Suscita sempre molto scalpore e  indignazione pensare che una banca italiana, il Monte dei Paschi di Siena, sia stata salvata con i soldi dei contribuenti italiani, appositamente spremuti di tasse. Tanto più se si considera che questi soldi, il più delle volte, sono denari tolti  a persone che non ne hanno, soprattutto in questo periodo di crisi.

domenica 12 maggio 2013

L'EURO: UN DISASTRO DESTINATO A FALLIRE



Vi propongo l'opinione di Lars Seier Christensen, CEO di Saxo Bank, riportata in un'intervista pubblicata su ForexInfo


di Federica Agostini
"In 25 anni di carriera passata nel settore finanziario - ha detto il CEO Saxo Bank Lars Seier Christensen all’evento di Londra #FXDebates - raramente ho assistito ad un periodo così turbolento e allo stesso tempo interessante come quello della crisi dell’Euro.
La crisi dell’Euro si è rivelata un totale disastro, con conseguenze enormi per tutti i partecipanti al mercato valutario e per i cittadini dell’Eurozona." 

Riportiamo di seguito i passaggi del discorso di Lars SeierChristensen che analizza il fallimento dell’Euro, dalle cause alle conseguenze. In un modo o nell’altro, dice l’autore, l’Eurozona è destinata a fallire.
La crisi dell’Euro: un totale disastro!
 "Francamente, è un disastro totale che peggiora di giorno in giorno.
Da Bruxelles, assistiamo ad una litania infinita di promesse di recupero nei prossimi sei mesi. Ogni sei mesi sentiamo dire che l’Euro è sicuro e che basterebbe dare più responsabilità ai Capi di Bruxelles, perché tutto vada bene.
Niente potrebbe essere più lontano dalla realtà. Abbiamo appena assistito al quinto salvataggio della zona Euro, ora Slovenia e Malta sono in fila per essere le prossime.
Quando, non SE, la Troika arriverà a questi due paesi, si creerà un’assurda situazione per cui la metà dei paesi dell’Eruozona è andata alla distruzione dopo l’adozione della moneta unica, lo stesso EURO al quale hanno deciso di aderire con grandi speranze per il futuro."
Perché l’Eurozona non funziona?
"Credo che ognuno di noi conosca ormai la risposta.L’euro è un costrutto politico che non ha alcun tipo di fondamento economico o fiscale. Finché non verrà risolto questo, l’Euro sarà spacciato."
Il capitale politico investito nell’Euro è gigantesco, sottolinea Christensen, per questo verrà mantenuto in vita per il tempo umanamente possibile e, per farlo, sarà utilizzato OGNI strumento di quelli a disposizione. Almeno fino a quando "i non eletti e non affidabili personaggi di Bruxelles si arrenderanno alla realtà. Ma che l’euro sia spacciato, non vi sono dubbi".
L’Euro, un progetto fallito prima di nascere
L’euro è un progetto destinato al fallimento, sin dalla sua introduzione, argomenta poi Christensen, ma la pressione politica dell’UE a portare avanti il disegno è stata così forte che si è creduto nella possibilità di porre le fondamenta necessarie, anche dopo aver costruito l’unione monetaria.
"Ma non è stato così. Perché durante il primo decennio dell’Euro è stato chiaro a tutti che i benefici promessi non si sarebbero mai materializzati."
Era chiaro sin dall’inizio che non ci sarebbe stato modo di controllare l’economia senza avere il controllo sui tassi di interesse, nessun modo di svalutare la valuta per ritrovare equilibrio e competitività.
Integrazione: quando diventa una forzatura
Oggi, oltre un decennio dopo, la popolazione Europea non ne vuole più sapere di quell’integrazione che è necessaria a portare avanti l’Euro.
"Non che a loro [i cittadini] venga chiesto molto, visto che tutte le decisioni vengono prese nei parlamenti o a Bruxelles dietro porte chiuse: perché nessuno osa chiedere il parere ai propri elettori per mezzo di un referendum - sanno che la risposta sarebbe un fragoroso NO!
E NO sarebbe la risposta giusta, perché l’Europa non è, e non sarà mai gli Stati Uniti. Le nostre culture, le nostre economie e le nostre popolazioni sono troppo diverse per essere efficientemente e felicemente integrate in un’unione forzata."

Invece in Europa l’integrazione entra dalla porta sul retro, per mezzo di contributi ai meccanismi di salvataggio, per un’unione bancaria che se effettivamente implementata, distruggerebbe la credibilità del settore bancario.
In Europa, continua Christensen, l’unione si fa con le modifiche ai trattati, giustificate dalla democrazia rappresentativa.
"Ebbene, non è così. Un parlamento che cede parte del potere sovranazionale sapendo perfettamente che la popolazione non approverebbe, sta commettendo untradimento a mio avviso."
Tre modi in cui l’Euro potrebbe finire
"Alla fine, l’Eurozona si distruggerà" dice Christensen, e ciò potrebbe accadere in una moltitudine di modi:
  •  I paesi più deboli potrebbero lasciare l’unione monetaria: gestendo l’evento all’antica, i costi sarebbero inferiori rispetto a quelli di un bailout e i paesi uscenti tornerebbero a crescere.
  • La Germania potrebbe lasciare l’Euro. In qualità di unico beneficiario dell’Eurozona, è improbabile che si materializzi nel breve questa eventualità. Ma se "il conto" dovesse cominciare ad aumentare, potrebbe diventare una forte attrattiva per i cittadini tedeschi.  Oltretutto, in questo modo si ridurrebbe il senso di crisi per gli altri 16 paesi dell’Euro che beneficerebbero di una spinta alla crescita da un tasso di cambio dell’Euro molto inferiore, ma non catastrofico.
  • Potrebbe svilupparsi un’Eurozona a più valute, con paesi dalle condizioni economiche più simili con la stessa valuta, come una sorta di Euro a più livelli.

Sono scenari possibili?
"Ognuno di questi richiederebbe un ritorno alla razionalità da parte di Bruxelles e, sicuramente, potrebbe essere raggiunto con meno confusione e meno tragedie economiche di quante attendano nel futuro dell’Eurozona."
Recupero in sei mesi? Dimenticatevelo
"A mio avviso, la recessione continuerà per anni, trasformandosi in depressione. Dimenticatevi del recupero in sei mesi, in qualsiasi momento ci vorranno sempre sei mesi a partire da adesso."
In futuro, scrive poi Christensen, Bruxelles chiederà maggiori poteri che userà "miseramente". Il settore finanziario sarà affogato in se stesso con una regolamentazione asfissiante, fatta di tasse e responsabilità per le banche al fallimento perché, ricordiamocelo, "Cipro È un modello".
Cipro? Potrebbe ricapitare
Dobbiamo aspettarci sempre meno salvataggi e più "confische"dice Christensen:
"I governi d’Europa hanno bisogno di denaro, e il settore privato ce l’ha. È molto semplice. Siate paranoici."
Il caos del salvataggio di Cipro ci ha insegnato che "l’Eurozona è un campo minato di sorprese":
"Un normale depositante privato che ha lavorato duramente per risparmiare per la sua famiglia, non sposterà il proprio conto in Svizzera o a Singapore. Ma cosa farà quando il suo paese deciderà nel weekend per un piano di salvataggio? Direi che il materasso sarà certamente un posto più sicuro rispetto alla sua banca durante quel fine settimana. Istantaneamente, potrebbero iniziare corse agli sportelli."
Ma c’è un modo per impedire le corse agli sportelli: le restrizioni sui movimenti di capitale. L’Europa ne introdurrà di nuove, dice Christensen, sempre temporanee, ma sempre più difficili da eliminare una volta che siano messe in atto. Tanto per informazione, l’Islanda è al quinto anno di restrizioni "temporanee" sui capitali.
Crisi significa "cambiamento"
Ci sono tantissime cose di cui preoccuparsi nell’Eurozona, sia per i cittadini, sia per gli investitori, conclude il Ceo Saxo Bank:
"La crisi non passerà, ma è anche un’opportunità di creare le condizioni per il cambiamento. Speriamo un cambiamento verso la maggiore trasparenza, le riforme, ma anche la maggiore onestà intellettuale."

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LETTURE SUGGERITE 

sabato 11 maggio 2013

VERSO LA BANCAROTTA: MARZO 2013, 19ESIMO MESE CONSECUTIVO DI CROLLO DELLA PRODUZIONE INDUSTRIALE

Mentre il primo “vero” consiglio dei ministri slitta a babbo morto per qualche leggerissima divergenza di opinione fra i PDL, PD e MONTI (ovvero su come spartirsi le spoglie), l’Istat ci ricorda che, record della storia italiana, la produzione industriale scende per il 19 mese consecutivo. Per l’esattezza di un MOSTRUOSO 5,2% in termini tendenziali (dato corretto dagli effetti del calendari).
Tanto per capirci il primo trimestre 2013 ha visto un calo della produzione industriale italiana del 4,2% rispetto al primo trimestre 2012, il dato di Marzo quindi segna una ulteriore accelerazione rispetto alla “normale” desertificazione dell’industria italiana.
Nella mia opinione desta un allarme particolare l’inabissarsi della produzione industriale di beni strumentali (macchinari per produrre ad esempio), segno che il mercato interno anche dal punto di vista delle aspettative future delle imprese è in completo declino.
Stiamo accelerando Verso la Bancarotta.

martedì 7 maggio 2013

E INTANTO L'ITALIA VERSA ALTRI 2.8 MILIARDI AL FONDO SALVA STATI (E BANCHE)

In questi giorni gli italiani  sembrano particolarmente interessati al matrimonio di Valeria Marini, piuttosto che allo scudetto della Juventus, o alla morte di Andreotti.
Le cose serie, come al solito,  vengono poste in secondo piano grazie alla complicità della stampa sussidiata che non ne parla affatto, o che, nella migliore delle ipotesi, riserva minimi spazi alle notizie che invece meriterebbero maggior risalto e una profonda riflessione da parte di tutti: mondo politico in primis.

lunedì 6 maggio 2013

IL DISASTRO DELL'EURO SPIEGATO TRENT'ANNI PRIMA

di Paolo Cardenà - Uno degli aspetti più inquietanti e forse il più criminale, che ha portato alla nascita della moneta unica, risiede proprio nel fatto che il suo fallimento era già stato previsto almeno tre decenni prima della sua nascita.
La sua insostenibilità era già stata scritta e documentata scientificamente da autorevoli economisti, appartenenti a differenti scuole di pensiero economico, che  denunciarono, già a quell'epoca, quelle che sarebbero state le conseguenze in termini di macelleria sociale, di aggressione dei diritti e dei salari del ceto medio popolare, che si sarebbero determinate per effetto della creazione di un'area valutaria non ottimale tra nazioni con strutturali differenze economiche.

mercoledì 1 maggio 2013

UN PO' DI VERITA' SUL PRIMO MAGGIO

Cari lavoratori, inoccupati e disoccupati, 

da sempre, quella del primo maggio è la vostra festa, è la festa dei diritti di ciascuno di voi. La sinistra italionza (italiana stronza), illegittimamente e senza averne alcun titolo, ha evocato a se la paternità di questo giorno cercando di convincervi che, essa, ha a cuore i vostri diritti, i vostri interessi e il vostro futuro.