giovedì 12 dicembre 2013

CAOS ITALIA

Lasciamo pure  perdere i dati macroeconomici che sono drammatici e continueranno ad esserlo ancora a lungo,  condannando l'Italia senza appello e senza possibilità di salvezza. Lasciamoli stare, e concentriamoci su altri elementi.

Si da il caso che la settimana scorsa la Consulta abbia sancito l'illegittimità del Porcellum. 

Abbiamo già scritto che, ad una prima (banale) interpretazione, si potrebbe affermare che sarebbero illegittimi tutti i parlamenti eletti da 8 anni a questa parte. Quindi, di conseguenza, secondo questa logica, sarebbero illegittime tutte le leggi votate, i trattati internazionali, tutti i governi succeduti. Lo stesso Presidente della Repubblica sarebbe illegittimo, come lo sarebbe anche la stessa Corte Costituzionale che ha stabilito l'illegittimità del Porcellum. 

Quindi, tutto illegittimo e tana libera tutti?
 Non proprio. Ovviamente le cose non stanno come si pensa, almeno da un punto di vista giuridico. E sul tema esiste una nutrita letteratura, oltre a buon numero di sentenze secondo le quali tutti gli atti compiuti -che quindi hanno prodotto effetti giuridici- sarebbero fatti salvi (si approfondisca qui l'argomento).

Tuttavia, è chiaro che la sentenza va ad incidere su di un  nervo particolarmente teso, scoperto  e sensibile almeno nell'opinione pubblica, esasperata da anni di crisi, da reiterate  menzogne, da false speranze e, più in generale, dalla inettitudine di una classe politica che risalta agli onori della cronaca planetaria per il suo pressapochismo e per la sua conclamata incapacità.

Perché, se è vero che la dottrina e la giurisprudenza sembrano colmare il vuoto di potere (con tutte le inimmaginabili conseguenze, in caso contrario) che una simile sentenza potrebbe determinare, è altrettanto vero che non colmano affatto il malcontento popolare e l'esasperazione montante in ampi  strati della popolazione, provata da lunghi anni di crisi economica che colpisce duramente i ceti più deboli, ma anche quelli apparentemente più forti.

 E questo è tanto più vero e amplificato se si considera che, nei giorni passati, la stessa casta contro la quale la stessa sentenza si rivolge, si è affrettata ad affermare che tutto sarebbe pienamente legittimo e  che quindi anche il Parlamento sarebbe legittimato a legiferare (a tal riguardo, a titolo esemplificativo,  si consultino  le dichiarazioni di  Napolitano e della Boldrini).

Come dicevamo, se è vero che il Parlamento gode comunque di una legittimità "formale", agli occhi dell'opinione pubblica, questa istituzione  non  sarebbe legittimata  da un punto di vista MORALE.  E tanto più non lo sarebbero anche il Governo e lo Stesso Presidente della Repubblica, stante anche le modalità  rocambolesche (solo per usare un eufemismo) con la quali queste istituzioni sono state nominate, del tutto irrituali rispetto ai criteri democratici  alle procedure consacrate in oltre sessant'anni di vita repubblicana.

Risultato: esasperazione della popolazione e risentimento popolare crescente.

E la prova di questo stato di cose ce la offre proprio le manifestazioni che si stanno svolgendo più o meno in tutta italia, per ora in modo sostanzialmente pacifico, stando a quanto è dato capire.

Ad esasperare la situazione contribuiscono anche i toni mistificatori usati da parte della politica, che segnalano una netta asimmetria cognitiva rispetto alla reale situazione del Paese e al destino che ci attende. E  il discorso profuso proprio ieri dal Presidente Letta alla camera per ottenere la fiducia, ne costituisce un paradigma. Sovvertire la realtà  sulla crisi economica e, in questa condizione,  offrire false speranze di fantasiose riprese economiche, costituiscono un baluardo al quale si aggrappa la nomenclatura politica del Paese al fine di mantenere più a lungo possibile lo status quo. 

Peccato che tutto ciò si consumi  sulle sofferenze e sul dolore  di milioni di persone, ormai ridotte alla miseria e, cosa ancor più grave, senza alcuna prospettiva per l'imminente futuro. Ma neanche per quello meno immediato, a dire il vero.

Il rischio, quale sarebbe? 

Oltre a quello di una degenerazione degli eventi da parte di facinorosi e di animi sempre più esasperati e afflitti dalla miseria, il rischio sarebbe proprio quello che i cittadini non riconoscano più l'autorità dello Stato, soprattutto in ambito fiscale e tributario. Comportamento, questo,  esasperato dai metodi vessatori praticati dall'agente della riscossione e che troverebbe terreno fertile  in una pretesa tributaria oggettivamente insostenibile e nella schizofrenia con la quale il governo tende a legiferare sulla materia fiscale.  E in questo  caso giova segnalare che, proprio nei giorni scorsi, sulla stampa si è letto che un nutrito gruppo di contribuenti, in Liguria, si sarebbero pubblicamente ribellati al pagamento della Tares, facendo carta straccia degli avvisi di pagamento emessi dal Comune.

A sostegno di quanto poc'anzi affermato, si potrebbero enunciare infiniti esempi di provvedimenti fiscali emanati dal Governo che tendono a disorientare il contribuente e a stimolarne l'infedeltà fiscale. Non ultimo lo sconcio offerto a proposito del pagamento della seconda rata dell'Imu, e il contestuale aumento degli acconti di imposta a carico dei contribuenti, già ampiamente martoriati dalla crisi.

La logica e  il buon senso imporrebbero che la classe politica del paese prendesse atto della loro disfatta inappellabile, conclamata in maniera evidente  anche dal perseguimento  di logiche  che si sono dimostrate ampiamente distruttive a tutti livelli. Quindi, un cambio di visione strategica, oltre ad essere auspicabile, appare ancor più non rimandabile. Anche perché è semplicemente inimmaginabile pensare che il dramma  che si sta consumando possa essere risolto dalle stesse persone e dalle stesse politiche che lo hanno determinato.

In tutti questi anni di crisi le logiche che si sono osservate nella gestione della crisi, sono state ispirate in modo del tutto censurabile all'anatema secondo il quale l'Italia sarebbe dovuta essere salvata, costi quel che costi. Perchè, secondo loro, il salvataggio dell'Italia sarebbe propedeutico anche a quello degli italiani, quando  in realtà le vere ragioni ispiratrici di tali politiche, risiedono nella volontà di tentare di salvare sistemi destinati comunque ad implodere sotto il peso degli orrori che li hanno generati. 

Salvare l'Italia uccidendo al tempo stesso gli italiani, assume tutti i connotati della disfatta. Basti  pensare che non potrà mai  esistere  una nazione Italia senza che esistano gli italiani. Salvare gli italiani consente di salvare l'Italia. E non il contrario.  Fin quando non si comprenderà questo sacrosanto e banalissimo concetto, tutto sarà destinato a peggiorare, drammaticamente.
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4 commenti:

  1. Paolo Cardenà.
    L'ho scoperta casualmente diversi mesi fa, cercando delle risposte 'vere' a questa situazione.
    Tanto di cappello, per le sue esposizioni, oltreché per i contenuti.
    Complimenti. Non si fermi. Arriveremo prima o poi a far capire agli italiani tutte le NS ragioni.
    Grazie per la sua preziosa opera.

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    1. La ringrazio, davvero onorato! Vede, la verità è sempre figlia del tempo. Noi cerchiamo solo di anticiparla un po', utilizzando questo blocco di appunti virtuale. Grazie infinite

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  2. Caro Dott. Cardenà, la leggo sempre e stasera, in un momento di depressione, ho deciso di scriverle.
    Sono un brillante studente di ingegneria elettronica di 25 anni e spero di laurearmi (quinquennale) l'anno prossimo. Ho un fratello disabile che percepisce una pensione di 700 € e sono figlio di due dipendenti pubblici (min. istruzione e min. trasporti). I miei genitori, col sudore e col risparmio, hanno acquistato la casa dove abito e ne hanno costruita un'altra per me, riuscendo anche ad accumulare una somma di 100.000€ in banca. Inoltre possediamo un paio di ettari di terreni agricoli, eredità di mio nonno che era agricoltore. Nonostante queste fortune che mi hanno permesso di mantenermi agli studi, leggendo e informandomi sulla situazione attuale dell'Italia, perdo la speranza e mi chiedo a cosa siano serviti tanti sacrifici, personali e famigliari. Non ho più stimoli e questo mi è già costato un anno di università...mi dia un piccolo barlume di speranza....
    Grazie.
    Francesco

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    1. Guardi, non sia abbatta assolutamente. Il momento è difficilissimo, ma lei è su una posizione del tutto privilegiata rispetto ai suoi coetanei. Leggo che è un brillante studente. Ecco, si impegni ancora di più e perfezioni i suoi studi. La cultura non potrà mai essere confiscata, o tassata. Si legga questo pezzo e comprenderà quanto sia importante per lei e per i suoi cari, migliorarsi negli studi. @http://www.forexinfo.it/L-Italia-e-un-paese-da-abbandonare
      Mi creda: lei ha il coltello dalla parte del manico. Lo sappia utilizzare. Mi scusi per il ritardo con il quale le rispondo. Stia bene, e mi passi a trovare più spesso.

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