mercoledì 27 novembre 2013

COME RIFORMARE L'IMU

di Paolo Cardenà - Se siete attenti lettori di questo blog, avrete notato che non mi sono mai espresso in merito all'abolizione dell'Imu sulla prima casa.  Conseguentemente, non ho scritto nulla neanche a proposito di un'eventuale riforma della tassazione degli immobili.
Perchè, vi chiederete?
Per semplice fatto che ritengo sia del tutto inutile dibattere inseguendo senza costrutto, la schizofrenia del governo e dei partiti (il Pdl, nello specifico) su interventi di politica fiscale, destinati a mutare ancor prima di essere pensati.
Tanto è vero che si è passati dall'Imu alla Trise, facendo tappa per la Tari, la Tasi, la Tuc, per poi finire, a quanto pare, alla Iuc. Almeno  per momento.


Quindi, vedete che la confusione regna sovrana, testimoniando, semmai ce ne fosse ancora bisogno, che non hanno la più pallida idea della materia della quale dovrebbero legiferare. Perché, se la si capisse, ci si accorgerebbe che è molto semplice riorganizzare l'Imu (soprattutto quella sulla prima casa), arrivando ad un imposta più equa e meno recessiva rispetto a quella conosciuta fino a questo momento.
Ma veniamo al punto.
La questione dell'Imu pone diverse peculiarità che, al netto delle posizioni ideologiche difese -a mio avviso- in maniera insensata dal Pdl che vorrebbe la completa eliminazione  dell'imposta sulla prima casa,  sarebbe potuta essere  riformata con dei piccoli interventi che ne avessero garantito una forte aderenza a criteri di maggiore equità.

Il concetto è abbastanza semplice da comprendere e anche abbastanza agevole da applicare. Infatti, ai fini del calcolo dell'imposta dovuta  sulla prima casa (ma non solo), sarebbe sufficiente considerare il valore complessivo del patrimonio immobiliare identificato come prima casa, magari calcolato facendo riferimento al valore di mercato,  e integrare questo valore con i redditi dichiarati ai fini ISEE, e il gioco sarebbe fatto.
In buona sostanza, essendo l'Imu un'imposta patrimoniale che colpisce beni immobili, ne deriva che il patrimonio immobiliare, ancorché possa considerasi cospicuo, non è affatto detto che sia un assets che generi reddito, e che quindi offra la possibilità in termini reddituali di adempiere al pagamento dell'imposizione tributaria.  Senza poi considerare che, proprio perché patrimonio immobiliare, per definizione, non è liquido. 

A parer di chi scrive, l'ìdea dell'applicazione di una struttura impositiva che consideri sia il valore dell'immobile sia le capacità reddituali del contribuente (soprattutto per colpire la prima casa) è mossa dal fatto che, se un soggetto vive su una casa, magari ereditata,  con 10 stanze e quindi con una rendita catastale abbastanza significativa, non è detto che abbia un reddito tale che gli consenta di pagare un'imposizione tutt'altro che leggera su quel tipo di immobile. Tanto più in una crisi epocale come quella che ci sta colpendo. E per pagare l'Imposta, non può di certo vendersi una stanza. Ma è anche vero il contrario. Cioè se un soggetto vive su una casa con 3 stanze, ma ha una capacitá contributiva decisamente più alta, allora sarebbe opportuno che pagasse qualcosa in più, ferme restando tutte possibili detrazioni del caso (figli, anziani ecc). 
Anche perchè, il reddito ai fini ISEE considera tutti i redditi riconducibili all'intero nucleo familiare: quindi idoneo a rappresentare anche la capacità contributiva complessiva del soggetto titolare dell'immobile e del suo nucleo famigliare, che dovrebbe comunque godere di detrazioni di imposta in relazione allo status della propria famiglia e al reddito ISEE. Nel senso che, tanto più alto sarà il reddito,tanto più basse dovrebbero essere le detrazioni.

Così facendo si eviterebbero ad origine  quei fenomeni di disparità di trattamento che, oltre a creare un forte risentimento tra i contribuenti proprio per la disparità di trattamento subita, esulano del tutto  dai principi sanciti dall'Art. 53 della Costituzione, secondo il quale "Tutti sono tenuti a concorrere alle spese pubbliche in ragione della loro capacità contributiva. Il sistema tributario è informato a criteri di progressività".
Una simile struttura impositiva permetterebbe di ridurre quanto più possibile o addirittura eliminare, l'imposta a carico di percettori di redditi più bassi, eliminando gli effetti recessivi prodotti dall'imposta per tali tipologie reddituali. Al tempo stesso garantirebbe un maggior gettito rispetto a quello ottenuto con la completa eliminazione dell'Imu sulla prima casa, e garantirebbe maggiore aderenza al dettato costituzionale e maggiore equità impositiva. 

Giova appena ricordare che, lo scorso ottobre, l'aliquota Iva ordinaria è stata aumentata al 22% proprio per l'ottusità dei partiti che hanno voluto l'eliminazione dell'Imu sulla prima casa e soprattutto per l'incapacità del governo di formulare una proposta alternativa che avesse ottenuto la convergenza politica dei partiti che sostengono il governo, chiamandoli al buon senso e alle proprie responsabilità.
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8 commenti:

  1. Sacrosanto, o semplicemente...logico! Il fatto è che facendo come Lei suggerisce, la riscossione diventerebbe più complessa e meno calcolabile (in anticipo) per quel che riguarda il gettito. Questo ai politici non piace perché sanno che l'Imu (o come vogliano chiamarla) è un gettito sicuro e quantificabile per casi di emergenza. Lo stesso Pdl che da un lato vuole abolirla, tiene sempre da parte l'asso nella manica del tipo "la situazione è così grave che nostro malgrado dobbiamo reintrodurre l'Imu sulla prima casa, noi che l'avevamo abolita".

    A completamento del Suo articolo, mi permetta di osservare come per "fascia debole" si intende chi paga un'Imu...bassa! Cioè un corrispettivo di 80-120 euro! E non chi ne paga 500-800! Senza considerare che potrebbe benissimo trattarsi di una famiglia che da bireddito è diventata monoreddito o di un single che si ritrova disoccupato.

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    1. Si, condivido sul fatto che il gettito perderebbe dell'elemento della certezza, ma credo trovo che sia una vergogna che non si lasci pagare chi vive in ville e villini, nonostante abbiano un elevata capacità reddituale.

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    2. Appunto...da qui la fondatezza di un'Imu legata al reddito. Siamo assolutamente d'accordo. Postilla: considerando anche il fatto che in uno dei succitati villini potrebbe abitare la famiglia di un piccolo imprenditore ad un passo dal fallimento che fa fatica a mettere insieme il pranzo con la cena.

      Comunque...che ne direbbe, in linea di massima, di: sotto i 50.000 euro di reddito netto (nucleo familiare) l'Imu non si paga? Quale fazione politica di destra o di sinistra potrebbe opporsi ad una proposta del genere.

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    3. Credo che nessuna forza politica potrebbe sostenere tale livello di esenzione (cioè sotto i 50000 euro per nucleo). E comunque forse i 50000 sono un po' tanti, e sicuramente produrrebbe un problema di gettito poiché la platea interessata a tale cifre è abbastanza ampia, e forse numericamente la maggiore.

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    4. Anche questo è vero...facciamo 25.000 (netti)?

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  2. L'imu stà danneggiando moltissimo anche i ristoranti,bar,alberghi, piccoli e medi imprenditori, non solo i proprietari della prima casa. Anche chi ha la seconda è danneggiato alla grande. Ci viene impedito di risparmiare, come invece è scritto nella Costituzione. La Repubblica Italiana TUTELA il risparmio....TUTELA.... con l'Imu ci stanno rapinando alla grande. Al risparmio hanno DIRITTO tutti, anche i proprietari elle seconde case comprate con soldi risparmiati dello stipendio già tassato.Su questo bisogna discutere, non prima casa esente o meno.

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    1. Sì, è vero. La seconda casa non può essere considerata territorio di conquista (fiscale) senza limiti. Anche qui si dovrebbero considerare i diversi casi. Ad esempio, la famiglia di autonomi con sì e no 1.200 euro al mese (in due, non a testa) che arrotonda con una seconda casa in periferia. Valore 150.000 euro circa, reddito netto 400 euro al mese (forse).

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  3. Caro Paolo,
    la nostra Costituzione è nata nel 1948 ed i padri costituendi avevano difronte un Paese diverso da quello che è diventato. L'articolo 53 (come numerosi altri) potrebbe essere discusso perché, nel momento in cui il rapporto tra cittadino ed Istituzione non è più un rapporto "inter pares" ma diviene un rapporto tra suddito e Stato Moloch, tutto quello che si configura come tassa, gabella, introito preteso dallo Stato diviene una rapina legalizzata e opporvisi diviene quasi un dovere morale.
    Ma veniamo alla tassa sugli immobili (ancora da capire la denominazione): quella sugli immobili abitativi, a mio parere, è un problema se non falso, quanto meno secondario. Il problema primario è il cumulo di tasse che le Aziende non sono più in grado di sostenere e la tassa sugli immobili produttivi è una di queste. Cito da Libero:
    "Secondo una stima della Cgia, l’imposta che richiedera’ lo “sforzo” finanziario piu’ importante e’ l’Iva: le imprese dovranno versare all’Erario 26,5 miliardi di euro. L’acconto Ires, vale a dire l’imposta sul reddito delle societa’ di capitali, garantira’ alle casse dello Stato 16,9 miliardi di euro, mentre il pagamento dell’acconto Irap (Imposta regionale sulle attivita’ produttive) portera’ altri 11,6 miliardi di euro di gettito. Le altre scadenze che gli imprenditori dovranno onorare sono le ritenute Irpef dei lavoratori dipendenti del settore privato e quelle riferite ai lavoratori autonomi (pari a 12 miliardi di euro) , gli acconti Irpef (4,8 miliardi) e il pagamento della seconda rata dell’Imu (4,4 miliardi). Dal gettito complessivo, pari a poco piu’ di 76 miliardi di euro, non sono state incluse le cifre riguardanti i versamenti relativi all’ultima rata della Tares (la nuova tassa sui rifiuti) e i contributi Inps a carico delle imprese e dei dipendenti. L’ammontare della spesa, per una Srl con 12 addetti, superera’ i 54.500 euro. L’incremento dell’aliquota ordinaria dal 21% al 22% e’ scattato il 1° ottobre scorso."
    Il vero problema è questo: se le Aziende sono sfiancate dall'oppressione fiscale non hanno risorse da investire...non possono sostenere i propri redditi e quelli dei dipendenti...E quindi non si possono sostenere i consumi...e quindi bassi livelli produttivi, aziende che chiudono, disoccupazione...e il cerchio ricomincia...
    Quindi tutta questa discussione sull'IMU prima casa è la solita arma di distrazione di massa...
    Saluti da un imprenditore...

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