martedì 2 luglio 2013

VERSO UN NUOVO DEFAULT DELLA GRECIA? QUESTIONE DI COMUNICAZIONE....

I burocrati europei, in questi anni, ci hanno abituati a proclami trionfalistici anche quando sono stati protagonisti delle disfatte più disastrose. Tant'è che, il fallimento della Grecia è stato spacciato per il salvataggio della Grecia. Il fallimento del sistema bancario cipriota è stato spacciato per il salvataggio di Cipro. E così via per tutti quei casi in cui sono intervenuti. Quindi, secondo la loro opinione, quello che nella comune narrativa economica ha un nome ben preciso, ossia BANCAROTTA, ora lo si può chiamare salvataggio. In questi giorni si sta leggendo che la TROIKA avrebbe chiesto alla Grecia di dimostrare alle istituzioni internazionali di poter rispettare le condizioni decise dai creditori in cambio degli aiuti.

In caso contrario non riceverà gli aiuti aiuti da 8,1 miliardi di euro. In pratica si sta preparando il terzo o forse il quarto default della Grecia in meno di due anni. Ma per loro è sempre e comunque un salvataggio.

Tuttavia, la questione di un eventuale secondo “haircut” è ora più politica che finanziaria. La scorsa settimana, il ministro tedesco delle Finanze, Wolfgang Schaeuble, aveva smentito una tale ipotesi, parlando di “fraintendimento”. In effetti, dopo l’abbattimento del 53,5% del valore nominale dei titoli di stato ellenici e il piano di riacquisto sul mercato per circa 11 miliardi di euro, la quasi totalità del debito greco è nelle mani di creditori pubblici, in particolare, della BCE. Ciò implica che dovrebbe essere Francoforte a subire le ulteriori perdite, come fosse un creditore privato. Ma la misura cozzerebbe col mandato dell’istituto, che gli vieta la monetizzazione del debito di uno stato membro. Il no della potente Bundesbank sarebbe scontato, anche trovando l’escamotage di una cessione dei titoli all’ESM, che si accollerebbe le perdite del taglio.


Nel frattempo i dati dell’economia reale ellenica continuano, intanto, ad essere drammatici. La disoccupazione è passata in meno di quattro anni dal 7,4% al 27%, mentre il 22% delle famiglie e il 24% dei bambini vivono oggi sotto la soglia di povertà. Sono senza lavoro 1.320.000 persone, mentre altri 485 mila non hanno più alcun sussidio di disoccupazione, avendone già usufruito per due anni. Il pil è già crollato del 26% dai livelli pre-crisi, vicino al -29% registratosi per la Grande Depressione del ’29.

BRUXELLES (Reuters) - La Grecia ha tre giorni di tempo per rassicurare i creditori internazionali sulla sua capacità di rispettare le condizioni previste dal piano di salvataggio internazionale e ricevere la prossima tranche di aiuti. Lo riferiscono quattro funzionari della zona euro. Atene e i creditori internazionali hanno ripreso ieri i negoziati per lo sblocco del pagamento di 8,1 miliardi di euro, dopo un'interruzione di due settimane, durante le quali l'esecutivo greco ha rischiato di cadere sulla questione dei licenziamenti dalla tv di Stato Ert.
"Tutti siamo d'accordo che la Grecia deve attuare le riforme prima dell'Eurogruppo di lunedì. Ecco perchè devono presentarsi ancora venerdì", ha detto una fonte a Reuters.
Solitamente gli economisti parlavano di una uscita della Grecia prevista entro pochi mesi, durante il periodo peggiore della crisi, il 2012, per intenderci. Adesso, invece, i tempi sono particolarmente stretti, al limite del cappio al collo: 3 giorni per l’esattezza. E non si tratta di un film di spionaggio, ma della cruda realtà cui Atene dovrà sottostare per non perdere gli aiuti. Ma come mai si è arrivati a una situazione del genere? Evidentemente le privatizzazioni saltate (persa quella di Depa rifiutata da Gazprom perchè insicura, in forse quella di Opap, le cui condizioni contrattuali vorrebbero essere riviste dall’acquirente) hanno portato i rappresentanti della Troika a dover cancellare tutte le previsioni che proprio su queste vendite principali, che insieme avrebbero dovuto portare il 50% della copertura sugli aiuti internazionali, avevano basato i loro calcoli. Tutto da rifare dunque e dal momento che gli investitori stranieri non si fidano dell'economia greca, e la stessa Unione, insieme al Fmi potrebbe staccare la spina del moribondo paese che da oltre 5 anni sta combattendo contro una recessione senza precedenti allora si dovrà trovare il capitale da qualche altra parte. Quale? Industrie non ce ne sono più, il turismo è già collassato, il popolo allo stremo. Quindi una situazione da soluzione finale: tagliare 4mila posti di lavoro nel settore pubblico entro 3 giorni e altri 25mila 500 per fine 2013, diminuire gli stipendi minimi a 350 euro e chiudere gli ospedali visto che lo stato non è più in grado di fornire nemmeno le medicine (cosa che, per inciso, succede anche da noi, dove i malati sono costretti a portare le medicine da casa e nei pronto soccorso non vengono somministrate ma prescritte a chi è in grado di procurarsele...). In cambio, sempre che la Troika consideri positivi progressi fatti (se questi sono giudicabili come progressi...) allora arriveranno gli 8,1 miliardi.
Purtroppo è proprio il settore pubblico a restare il punto dolente delle riforme perchè Atene, nel recente passato, ha pensato di allargare a dismisura le assunzioni statali, pagandone adesso le conseguenze. Conseguenze che dovranno essere scontate prima di lunedì 8 luglio e cioè prima della riunione dei ministri dell’Eurozona. Intanto si parla di una seconda lista dopo quella Lagarde che illustrava nei suoi minimi particolari, i maggiori evasori fiscali (e le conseguenze della quale avrebbero potuto essere esplosive se non si fosse messo tutto a tacere). Stavolta si tratta di una lista Juncker. Perchè? Semplice: sulla lista sono presenti tutti quelli che hanno conti in Lussemburgo, paradiso fiscale nel cuore dell’Unione Europe.


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