martedì 5 marzo 2013

L'ITALIA E' IN BANCAROTTA


di Paolo Cardenà-
L’anno scorso hanno chiuso i battenti quasi 380.000 mila imprese, oltre mille al giorno. Secondo quanto riportato di recente dalla CGIA di  Mestre, almeno un'impresa su due, delle piccole e medie imprese rimaste, pagano a rate i propri collaboratori, o si indebitano per poterlo fare. Stanno  anche accumulando debiti tributari crescenti, o ricorrono al credito esterno per poter sostenere il carico fiscale. La pressione fiscale,  per le imprese, è del 75% o forse più. Mentre il livello in rapporto al Pil ha superato la soglia del 44%.

Dall’inizio della crisi, i titoli di credito (assegni bancari o postali, cambiali, tratte ecc. ecc.) che alla scadenza non hanno trovato copertura sono cresciuti quasi del 13%.

Sempre secondo quanto ci riferisce l'Associazione di Mestre, le sofferenze bancarie in capo alle aziende hanno subito un incremento del 165%.


A proposito di banche, abbiamo la banca più antica del mondo, il Monte Paschi, che è in bancarotta e negli ultimi quattro anni sono stati necessari ben due interventi statali  per rianimarla e prolungarne l’agonia: il primo con i Tremonti Bond, il secondo con Monti Bond. Costo complessivo dell'operazione, oltre 4 miliardi di euro, pari all'intero gettito IMU sulla prima casa.  Sarebbe curioso indagare approfonditamente anche sugli altri gruppi bancari, al fine di capire l’esatto stato di solvibilità e l’utilizzo che è stato fatto della montagna di derivati che hanno in pancia.  Che siano stati utilizzati anche  per abbellire i conti? Non lo sappiamo, ma se è vero che pensare male si commette peccato, è anche vero che talvolta ci si azzecca.


Pochi giorni fa, è emerso che nei bilanci dell'Inps  c’è un buco di oltre 10 miliardi di euro, e sempre lo stesso ente, in base ai dati del 2011, fa sapere che in Italia le prestazioni pensionistiche inferiori ai 1000 euro, sono  il 77% del totale, e oltre  2,4 milioni di pensionati, invece, ricevono un assegno inferiore a 500 euro mensili. Somme che, vista l'esiguità e il crescente costo della vita, condannano  i percettori   a vivere in condizioni di crescente  indigenza e ovvia difficoltà, soprattutto in età avanzata. 

I disoccupati sfiorano i 3 milioni.  Il tasso disoccupazione   è intorno al 12%, mentre quella giovanile è prossima al 40%, con picchi vicini al 50% al sud. Fuori del perimetro dei dati appena enunciati, c’e un numero considerevole di cassaintegrati in forza ad aziende che non avranno mai la possibilità di riprendersi da questa crisi, e presto diverranno disoccupati in pianta stabile proiettando il tasso di disoccupazione ben oltre il 15%. 
A dimostrazione di quanto appena affermato a proposito  del crescente stato di povertà, proprio pochi giorni fa, il sito Zerohedge, ha diffuso un'analisi secondo la quale il tasso di rischio di povertà italiano ha superato quello della Spagna. Non solo, ma in un'altra analisi diffusa dallo stesso sito, emerge che il tasso di disoccupazione giovanile ha superato quello del Portogallo attestandosi oltre il 38%, un livello analogo a quello della Grecia di  appena 2 anni fa.


Nell’ultimo anno, nonostante la spremitura di tasse operata dal Governo Monti con il sostegno congiunto  del Pd e del Pdl, il debito pubblico è aumentato di oltre 80 miliardi di euro superando la barriera dei 2000 miliardi, attestandosi a quasi il 128% del PIL.  Ormai si viaggia speditamente verso i parametri greci.

Nello stesso periodo il PIL è crollato del 2,4%, e se dovessimo allungare l’orizzonte ai 5 anni precedenti, osserveremmo che la crescita nazionale si è contratta di oltre il 7% dall’inizio della crisi.

La  produzione industriale è crollata a livelli che non si vedevano da decenni, così come sono crollati consumi precipitati sotto i livelli del 2001. Un numero considerevole di famiglie confermano che possono arrivare a fine mese solo intaccando i risparmi accumulati in una vita, o dalle generazioni passate.


Un numero sempre più significativo di comuni e regioni, sono in difficoltà finanziarie e sempre più prossimi alla bancarotta. 

Le pubbliche amministrazioni  statali devono alle imprese circa 70 miliardi di euro, che si sommano agli ulteriori  70 miliardi che devono pagare le autonomi locali, arrivando all'iperbolica cifra di 140 miliardi. Queste somme non rientrano nel perimetro del debito pubblico e, se così’ fosse, il rapporto debito/Pil schizzerebbe oltre il 140%; ammesso che ci siano investitori disponibili a comprare il debito pubblico per pagare i debiti delle Pa.


Le imprese italiane, negli ultimi sei anni, ossia dall'inizio della crisi, hanno perso oltre 500 miliardi di euro di fatturato. La cancelliera Angela Merkel, non più tardi di qualche settimana fa, ha affermato che con ogni probabilità, l'attuale crisi, si protrarrà per almenoaltro 5 anni. E arriviamo così  a undici anni di crisi. Ci dicono che dobbiamo lavorare oltre 40 anni, e ci può anche stare. Ma in queste condizioni significa trascorrere oltre un quarto della vita lavorativa e professionale in profonda crisi. E non è affatto escluso che quelle che verranno in seguito non siano ancor più frequenti o meno profonde di quella attuale.
Il rischio è quello di convivere con recessioni economiche per buona parte della carriera professionale. Questo, è semplicemente impossibile.

Paghiamo una novantina di miliardi all'anno per interessi sul debito pubblico, che si autoalimenta e cresce per inerzia. Questo, nella sua connotazione attuale, e in un simile ambiente, è semplicemente impagabile.


Siamo all'ingovernabilità totale e, con ogni probabilità, passeranno ancora lunghi mesi prima di poter avere un esecutivo capace di governare.  Per quanto qualificato possa essere, che un nuovo governo   possa invertire questa tendenza, è solo un pia illusione che può albergare nelle menti che pericolosamente rifuggono dalla realtà dei fatti. Il processo è inarrestabile, e tenderà ad accelerare con il trascorrere dei mesi. Se tutto ciò non fosse sufficiente, si potrebbe andare avanti ancora per ore. Ma non cambierebbe affatto il risultato.
Ormai il punto di non ritorno è stato superato, da un pezzo. L’Italia è fallita, fatevene una ragione. Se per crederci attendete  la conferma da parte del mondo politico, state pur certi che verrà annunciata solo dopo che vi avranno tolto tutto, anche la speranza.

Si sta cercando di mantenere l’apparente solvibilità dello  Stato e del sistema bancario, rendendo insolventi unnumero mostruosamente crescente di imprese e famiglie. Questo è solo un massacro alla devastazione che rischia di abbattere del tutto quel che rimane del sistema produttivo nazionale, compromettendo o rendendo più ardua  ogni possibilità di risalita. 
E' indispensabile  avere un piano B per garantirci, eventualmente, una via di fuga e uscire dai vincoli imposti da questa camera a gas chiamata eurozona. Occorre dichiarare il default e annunciare la ristrutturazione del debito tagliandone il capitale, gli interessi e riprogrammando le scadenze verso un sentiero più sostenibile. 

Questo evento, per quanto traumatico possa essere, nel comune interesse di tutti, se concertato anche con istituzioni sovranazionali e creditori,  limiterà gli effetti devastanti di un default incontrollato che non tarderà ad arrivare. Eviterà l'annientamento dell'apparato produttivo e del tessuto imprenditoriale, altrimenti perennemente al servizio del debito e di un apparato burocratico/amministrativo degno della peggiore Unione Sovietica, fino alla scomparsa.  L'alternativa a questo saranno scontri sociali, rivolte, scomparsa di buona parte del tessuto produttivo, svendita di interi settori industriali, perdita dei diritti acquisiti, compressione dello stato sociale, povertà diffusa e bancarotta. Quella vera intendo, quella imposta dalle regole del mercato selvaggio.

18 commenti:

  1. Vedo che manca la Sardegna...siamo già affondati nel Mediterraneo...

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    1. Chiedo scusa, ma ho trovato questa immagine particolarmente attinente al tema dell'articolo, purtroppo senza la tua splendida regione che ammiro e apprezzo.

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    2. e' colpa della crisi che manca la sardegna...e' lo spending review!!! :(

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    3. Grande sardegna.... è parte dei miei sogni.
      Se manca la Sardegna è un ottimo presagio per la Sardegna stessa... libera e salva !!!

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    4. Giuliana Granon6 marzo 2013 17:06

      E' vero,manca la Sardegna...Perche' é già affondata...Sono sarda ma vivo in Francia (per mia fortuna),e la situazione che ho potuto toccare con mano nei 10 giorni trascorsi là,a Febbraio,è Veramente Tragica...!!! mi piange il cuore a vedere quell'incantevole terra morire a poco a poco ...

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  2. Molto interessante e ben scritto. Sfortunatamente pero' non riesco a vedere come il default possa essere la soluzione, visto:

    :: chi possiede titoli di stato, ie nazionali vs internazionali
    :: la perdita di fiducia e investimenti a livello internazionale
    :: il recente caso della Grecia
    :: gli spread che ne risulterebbero


    per citare solo qualche punto.

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    1. Il punto è che l'Italia è già in bancarotta, anche se ci si sforza a nasconderlo e ad occultarlo. A mio avviso, una ristrutturazione del debito sarà indispensabile, per il semplice motivo che si sta facendo nuovo debito per pagare (almeno in parte) gli interessi sul debito. Ergo, il debito si autoalimenta da se. Cio' dovrà avvenire e dovrà essere affrontato. Quindi tanto meglio che debitori e creditori si siedano attorno ad un tavolo negoziale e, nel reciproco interesse, trovino una soluzione sostenibile per entrambi. Grazie per il commento

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    2. Concordo assolutamente e mi fa piacere che almeno uno dei pochi siti italiani sia in grado di vedere e scriverlo. Il fatto che citi zerohedge lo conferma!

      La ristrutturazione del debito andrebbe evitata, si dovrebbe pensare invece a fare in modo che ci sia un aumento controllato dell'inflazione, mentre si deleverage il sistema. E ovviamente mi riferisco ad un'inflazione dovuta alla liquidita' e non all'aumento del prezzo delle commodities.

      A mio parere, al momento non si sta assistendo ne' a una crisi finanziaria, ne' a una economica, ma a una crisi politica. Quello che sembra una crisi economica e' soltanto un "massive hangover" dopo una sbornia durata 20-30 anni. Gli indicatori si stanno soltanto riadattando ad una economia globale e con dinamiche completamente diverse.

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    3. Grazie per il commento e per il tuo apprezzamento

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  3. Per uscire da questa situazione bisogna adottare: EkaBank, finanziamenti sulla fiducia, senza garanzie, senza interessi e senza spese (www.ekabank.org); Recapital, finanziamenti alle imprese e/o ai loro soci (www.recapital.org); Italimp, 19.070 nuove imprese per creare nuovi posti di lavoro (www.italimp.org). Se davvero si vuole, insieme si può.

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  4. Molto interessante, però mi sembra anche impraticabile allo stato attuale, in quanto una ristrutturazione del debito per non diventare un massacro sociale necessita di una forte leadership politica che a noi manca completamente. Qui non c'è nessuno che guida la macchina, per cui la macchina non può far altro che finire contro un muro.

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  5. E' una chiara analisi, ma come molte altre evidenzia solo i debitori... qualcuno sarà pur creditore di questa montagna di debiti, e se questi creditori sono gli stessi debitori si tratta allora di una semplice questione contabile, ma se come più probabile i creditori sono poche entità allora la questione è politica. Esorto chi scrive questi articoli ad indicare anche chi sono i creditori e chi negli ultimi 10 anni di crisi ha invece aumentato a dismisura la sua ricchezza o ha speso di più del periodo precedente. Senza questa parte del problema è impossibile comprendere.

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  6. Lei afferma: "Occorre dichiarare il default e annunciare la ristrutturazione del debito tagliandone il capitale, gli interessi e riprogrammando le scadenze verso un sentiero più sostenibile." Ma in Islanda, dove a quanto pare si sono rifiutati di riconoscere il debito nazionale e hanno deciso di uscire dall'Euro? Io credo che dobbiamo semplicemente tornare all'economia reale, rifiutarci di pagare il debito creato da giochi d'azzardo in borsa, dal signoraggio, ecc. ecc. Una domanda ma l'Italia con chi è maggiormente indebitata?

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  7. Realisticamente mi limito ad aggiungere monte paschi ha contribuito direttamente a finanziare solo le aziende tedesche tramite banca nomura e Deutsche Bank

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  8. Preciso e conciso..grazie Paolo, mi ha fatto piacere leggerti , anche se stiamo raschiando il fondo del barile.
    Mi iscrivo in questo interessante blog, vorresti ricambiare ?
    Mi farebbe piacere..
    Buon week-end!
    http://rockmusicspace.blogspot.it/

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    1. Grazie, onorato! Non mancherò di iscrivermi al tuo blog. Buana serata, a presto!

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  9. senza il ritorno alla sovranità monetaria, in primis...non c'è nessuna soluzione possibile...!

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  10. Più che ristrutturare si può monetizzare il debito, almeno parzialmente, come han fatto USA, GB e altri
    http://www.oneeuro.it/2013/09/05/monetizzazione-del-debito-lunica-via-praticabile-per-litalia/

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