mercoledì 20 febbraio 2013

LE ELEZIONI PIU’ INSIGNIFICANTI DELLA STORIA. O FORSE LE PIU' IMPORTANTI




di Paolo Cardenà-
In un Paese normale, le elezioni sono il cuore della democrazia, poiché rendono effettivo l’esercizio della sovranità popolare costituzionalmente garantita. Eleggendo i propri rappresentanti, sulla base dei programmi politici proposti, si disegna il presente ed il futuro di una nazione e delle sue generazioni a venire.

L’esercizio del diritto di voto è quindi la manifestazione più alta della vita democratica di un Paese poiché, ciascuno di noi, ha la possibilità di far valere, attraverso l’espressione di voto, la sua opinione riguardo ai programmi politici che i vari partiti presentano al giudizio degli elettori. In altre parole, il programma politico, con tutte le misure previste, disegna  l’azione di governo a cui l’organo esecutivo si deve (dovrebbe) attenere nello svolgimento del suo mandato. In altri termini, i programmi politici, sono la merce da vendere agli elettori che, attraverso il proprio voto, si esprimono sulla bontà o meno di talune iniziative politiche eleggendo o meno i vari candidati che sostengono un determinato programma politico. Bella questo favola, vero? Peccato che è una favola che non esiste, almeno nella dimensione spazio tempo in cui ci troviamo a vivere, ossia nell’anno di grazia 2013, in un'area che potremmo benissimo chiamare (n)eurozona, e più precisamente, in una Nazione chiamata Italia. 

Quindi, tornando con i piedi ben ancorati a terra, pur provando profondo rispetto  per chi ha votato alle primarie del PD,  non riesco a non nutrire un po' di tenerezza per coloro che hanno  espresso quel voto. Per di più, pagando anche qualche quattrino e arricchendo le casse del partito guidato da Bersani che, a dire il vero,  più che un partito, sembra essere una società immobiliare e finanziaria, visto il patrimonio di cui dispone e gli interessi che ha nel mondo finanziario ed economico.  Ciò per il semplice motivo che chi ha avuto la volontà di partecipare alle primarie del PD, stando ai sondaggi e alle possibili alleanze più volte paventate dai vari leader,   rischia di trovarsi con un Premier che non è detto che sia quello designato con il voto espresso in quella sede, nonostante, secondo gli ultimi sondaggi disponibili (i sondaggi noti risalgono alla prima settimana di febbraio, N.d.r.), esista comunque una manifesta (?) possibilità di vittoria della coalizione di centro sinistra alle prossime politiche, che va tuttavia diminuendo. Vittoria che rischia comunque di non essere sufficiente ad assegnare al Pd un numero di seggi tali da consentire la governabilità del Paese. 

In quest'ultima ipotesi, l'appoggio della coalizione guidata dall'ex Premier Monti sarebbe indispensabile (ma forse non sufficiente) per ottenere la maggioranza nei due rami del Parlamento. Lo spettro temuto dai mercati, dai tecnocrati e dai banchieri europei, è che il risultato elettorale non consegni  una maggioranza tale da garantire la governabilità del Paese. Più precisamente, il timore è anche quello che non venga ampiamente confermata  la devozione europeista della nazione, con la nascita di un esecutivo sostenuto da ali estreme alle coalizioni non del tutto filo-europeiste. Tale preoccupazione, a parer di chi scrive, si sta esprimendo anche sul livello dello  spread del BTP decennale rispetto al Bund tedesco che nelle ultime sedute, ha ripreso la sua risalita fino ad arrivare ad infrangere la soglia psicologica dei 300 punti base, per poi ripiegare timidamente.  

L'eventuale ingovernabilità, con i mercati che a quel punto potrebbero mettere nuovamente sotto pressione il debito italiano,  potrebbe spalancare nuovamente le porte alla formazione di un'ampia maggioranza tale da sostenere un nuovo governo tecnico, magari un Monti Bis o qualcosa del genere, purché apprezzato dai mercati. Ciò, in mancanza di un ulteriore tornata elettorale, che resta comunque un'opzione plausibile.
Insomma, in nome della salvezza della nazione ( anche se resta da capire da chi e da cosa bisognerebbe salvarsi, ma noi, questo, lo sappiamo benissimo), l'espressione democratica verrebbe nuovamente immolata sull'altare sacrificale di una camera a gas chiama Eurozona. Niente male come soluzione se considerassimo che il governo Monti, sempre con il sostegno dei partiti della "strana maggioranza" oggi in competizione,  ha prodotto una devastazione economica di tale ampiezza, per la quale, verosimilmente, occorreranno lustri per poter essere riassorbita e risanata. 
Devastazioni che, come abbiamo avuto modo di scrivere reiteratamente in questo sito, oltre ad infliggere un duro colpo alla struttura produttiva del Paese, ne  ha travolto il ceto medio e la classe operaia condannandola alla povertà e a condizioni crescente indigenza. 

Tuttavia, a parte questo inciso, rimane comunque il fatto che quelle del prossimo 24 e 25 febbraio, comunque vadano le cose,  potrebbero passare alla storia come le elezioni più insignificanti dell'era Repubblicana. Al netto dei toni propagandistici usati in questa pessima campagna elettorale, dove la tendenza di fondo sembra più che altro quella di diffondere promesse che non potranno essere mai mantenute, degne, peraltro, dei peggiori venditore di tappeti persiani fasulli, se analizzassimo i programmi politici dei partiti che si contendono la vittoria, subito ci accorgeremmo delle limitate differenze esistenti tra vari  schieramenti. Ciò in considerazione del fatto che da questi programmi dovranno essere escluse quelle politiche economiche (promesse propagandistiche) non conformi alle volontà delle istituzione europee e, ancora peggio, agli interessi delle banche del nord Europa (Germania in testa) che hanno investito nel debito sovrano italiano. Invero, in conseguenza delle progressiva cessione della Sovranità Nazionale,  in un contesto ove le decisioni di politica economica sono demandate ad autorità sovranazionali come sta accadendo, appunto, in quello dell’Europa meridionale, succede che le iniziative intraprese dall'esecutivo hanno limitati margini di tolleranza rispetto alle linee guida imposte dalla Ue, dalla Commissione Europea e dalla Banca Centrale.

 La crisi del debito che ha colpito l'eurozona, e nelle specifico l'Italia, come è noto, ha imposto politiche economiche mai contemplate precedentemente  in nessun programma politico. Anzi,  queste sono risultate del tutto contrarie a quelle logiche propagandate nella scorsa campagna elettorale dalla coalizione poi uscita vincitrice  dalle urne. Il tutto con buona pace della democrazia e del voto espresso dagli elettori,  immolato,  morto e sepolto. La retorica terroristica  dello spread, cavalcata in modo criminale dagli eurocrati, dai banchieri e dai politici, perfetti analfabeti economici, ha imposto il cambio di un governo democraticamente eletto, sconvolgendo in maniera profonda ogni logica di politica economica fino ad allora perseguita, a torto o a ragione. Sia ben chiaro, qui non si sta discutendo delle capacità o delle incapacità del governo precedente guidato da Berlusconi: questo è altro discorso e non è il tema di questo articolo. Qui, si intende solo rappresentare con quanta facilità è stata sovvertita la volontà popolare espressa con un voto libero e democratico. 

L'emergenza di una nazione data in bancarotta, con complotti più o meno veritieri (non entro affatto nel tema),  ha imposto non solo un drastico cambio di politica economia, ma anche un cambio del governo per mano  dei diktat imposti dal Bce, dal Fmi e dalla Ue. Se questo attacco alla democrazia  è un evento già accaduto nel recente passato, non si ha alcuna ragione per ritenere che questo non possa verificarsi nuovamente. Soprattutto in un contesto economico che risulta ben più deteriorato rispetto ad allora, e con un quadro di sostenibilità delle finanze pubbliche e quindi anche del debito pubblico, anch’esso fortemente deteriorato, se non compromesso. Insomma, un contesto nel quale urgono decisioni importanti e cambiamenti profondi che necessitano di ampie maggioranze e ampio consenso politico.  Consenso politico che nasce già distorto e viziato dalle esigenze europee e della Germania in primis, che, tramite la Ue la Bce, traccia le linee di politica economica di tutto il continente, Italia compresa.  

Da ciò se ne deduce che la politica economica dell'Italia, è formulata in base alle decisioni di queste entità, espressione di nessuna investitura democratica e spesso in contrasto con gli interessi generali della popolazione. Ciò che si vuole realizzare è la svendita progressiva della Sovranità Italiana e delle eccellenze industriali ed economiche del Paese a favore dei gruppi industriali ed economici stranieri, tedeschi in testa. L'Italia sta per diventare un enorme bacino di manodopera a basso costo, e le nostre aziende delle prede appetibili da poter acquistare spendendo quattro soldi. Ciò che si sta consumando in questi giorni sul caso Finmeccanica, ne costituisce un esempio eloquente e purtroppo non isolato. 

La bagarre politica che sta andando in onda a reti unificate in questa povera nazione, seppur in presenza di limitati caratteri distintivi, ci conferma che, sostanzialmente, esiste una convergenza dei vari programmi politici, soprattutto nei partiti più grandi, notoriamente filo europeisti.  Ne costituisce un esempio più che evidente i vari annunci dei vari leader politici che, almeno a giorni alterni, si esprimono confermando il loro consenso a favore delle politiche pro euro, ricalcando,  in buona sostanza, l'impronta segnata da Monti con la sua azione di governo che, come ben sappiamo, è stata ispirata  dalla linea tracciata dalla Troika e soprattutto dalla BCE nella lettera inviata all'allora Governo italiano nel corso dell'estate del 2011. I programmi dei maggiori partiti sono appiattiti (per non dire proni) alle politiche di austerità comandate dai tecnocrati europei. I rituali interventi di Bersani, che sembra non opporsi minimamente alle drastiche misure di austerità imposte dalla burocrazia europea, ne costituiscono un segno più che tangibile. Anzi, per essere più precisi, egli, dopo aver ottenuto l'investitura della Merkel, appare ancor più determinato a perseguire la linea del rigore che, come ben sappiamo, si è già tradotta in un crisi  economica e sociale epocale per la nostra Nazione.

A conferma di ciò, egli non nasconde affatto la volontà di non ridiscutere i termini del Fiscal Compact che lui stesso ha votato. Come non nasconde la volontà di inasprire ulteriormente le politiche vessatorie e di dominio nei confronti dei contribuenti, secondo la sua logica, sempre presunti evasori. Ne costituisce un esempio inquietante la volontà di eliminare il denaro contate. Circostanza, questa, che precipiterebbe l'intera popolazione nelle grinfie del sistema bancario che, a quel punto, controllerebbe la vita e le abitudini di intere masse di popolazione "vendendo" al Governo dati sensibili di ciascuno di noi, spalancando così le porte ad un vero e proprio nazismo tributario. Insomma la lotta all'evasione è diventato il mantra ideologico da cavalcare per occultare il fallimento di un'intera classe politica. E su questi temi, si potrebbe andare avanti per ore intere, ottenendo conferme inequivocabili circa  le linee programmatiche del prossimo Governo a marchio PD.

Ritornando al tema che ci occupa, possiamo affermare che elezioni  del prossimo 24 e 25 febbraio, al netto delle considerazioni che si potrebbero  esprimere sulla qualità dei candidati -e qui,  da dire, ce ne sarebbe davvero molto, al punto che si potrebbero scrivere enciclopedie-, con ogni probabilità, saranno le più insignificanti della storia repubblicana. O forse no.

Tra i maggiori, nessun partito che sia riuscito  a proporre un programma sostenibile, realmente asimmetrico ed alternativo  rispetto a quello adottato dall'avversario politico, se non in termini di promesse elettorali che, sappiamo benissimo, non potranno mai realizzarsi. La verità , cari signori, è che le politiche economiche di questo povero Paese, sono comandate dalla BCE e i partiti, qualunque essi siano tra i maggiori, con i leader che si ritrovano, non hanno altra alternativa che  asservirsi ad un sistema di compressione dei diritti umani e conformarsi ulteriormente (se mai ce ne fosse bisogno) ai diktat impartiti dai tecnocrati europei, dai trattati europei e dai mercati finanziari. Tanto per intenderci, gli stessi che hanno condannato il popolo greco alla fame e alla disperazione. Abbiamo una politica morta popolata da politici zombie, chiamati ad ossequiare gli interessi finanziari di mezzo mondo e gli interessi economici della Germania; ma non quelli degli italiani.

In un contesto di questo genere, dove tutto sembra essere appiatto e prono agli interessi europei,  l'unico movimento con un programma del tutto alternativo e con una base elettorale significativa, in progressiva ascesa, è il Movimento 5 Stelle di Grillo. L'unico, tra i partiti con ampio elettorato, a presentare al vaglio degli elettori, un programma del tutto asimmetrico rispetto a quello degli altri e che si prefigge di scardinare il sistema di malaffare e malgoverno imperante in Italia. Un programma in netta discontinuità e certamente di rottura rispetto alle logiche perseguite dalle altre coalizioni.
Un movimento che potrebbe costituire la  testa d'ariete idonea ad abbattere il sistema  di malaffare creato da  una politica avulsa ad ogni elemento di moralità ed onesta.
Un movimento nuovo e difforme dagli stereotipi dei politicanti che hanno condotto alla catastrofe la nazione, e che ora vorrebbero evocarsi l'onere di salvarla. Ma non si capisce come. Non sorprende dover constatare che l'azione di  contrasto all'avanzata del Movimento  5 Stelle, venga per lo più fondata asserendo, in maniera del tutto opinabile , che quello di Grillo sarebbe un movimento privo delle capacità di governo necessarie per governare una Nazione come l'Italia. Questo concetto, in realtà, si fonda sul nulla, oltre ad essere tutto da dimostrare. E qui, se pensiamo alla cialtroneria e al pressapochismo dei politici che abbiamo avuto fino a questo momento, possiamo agevolmente affermare che ci vorrà ben poco per fare meglio rispetto al loro disastro. Certamente non occorrono dei professori.
In realtà la loro bocciatura è già stata scritta dalla storia. E è una bocciatura senza appelli e senza mezzi termini. Mentre la storia del Movimento 5 Stelle è ancora tutta da scrivere.

2 commenti:

  1. Concordo pienamente, articolo molto esaustivo. Certi politici meriterebbero l'esilio dal nostro bel paese per come lo hanno ridotto alla fame e per averlo reso una colonia tedesca. Ma che Italiani sono? Non ci resta che sperare in una reazione del popolo

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  2. Caro Paolo cosa può fare una semplice persona oltre che commentare la verità...nulla,perché anche se togli un granello di sabbia dal deserto questo resterà sempre sterile...quando smetteremo d'essere individualisti e scopriremo cosa vuol dire altruismo allora la società prenderà la strada giusta...i colori sono solo forme di manipolazione utili per mettere i gioghi alle persone che dovrebbero costituire una nazione che progredisce per il bene di tutti e non per i privilegi di pochi..
    Fausto

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