lunedì 4 febbraio 2013

LA PROPOSTA SCIOCCA DI BERLUSCONI


di Paolo Cardenà-
Mentre ci accingiamo a vivere le ultime settimane della campagna elettorale per le elezioni più inutili della storia repubblicana, ci piove in testa la proposta sciocca di Berlusconi, secondo la quale, in caso di vittoria del centro destra, verrà eliminata l'IMU sulla prima casa e, ancor più scioccante, verranno rimborsati gli importi dell'imposta,  sempre sulla prima casa,  pagati nell'anno 2012.

Perché si tratta di una proposta sciocca?
Punto primo: uno Stato in bancarotta, i soldi non te li dà, ma te li prende. A meno che non si faccia il gioco delle tre carte e ti rimettano nella tasca sinistra, ad esempio, 100 euro, salvo poi prendertene 150 dalla destra.
Punto secondo: la crisi economica che si sta esprimendo in tutta la sua drammaticità, colpendo in maniera sistematica famiglie e imprese, ha subito un notevole salto di qualità. Contrazione del PIL, disoccupazione dilagante, sterminio di piccole e medie imprese, contrazione del reddito disponibile, impossibilità di onorare il pagamento delle rate di mutui e finanziamenti,  debiti tributaria in costante ascesa, sono solo alcuni aspetti che dovrebbero indurre la politica a comprendere che la crisi economica sta sfociando verso una vera e drammatica depressione dilungo periodo, che sta spazzando via il ceto medio e condannando alla morte decine di migliaia di imprese, un tempo motore di sviluppo di questo Paese.

Ciò significa che, ricevere qualche centinaio di euro (nella migliore delle ipotesi) per l'IMU pagata nel 2012,  ammesso che sia possibile in termini di sostenibilità dei conti pubblici, il che è da escludersi, non cambierà affatto le sorti di un Paese che si sta avvitando su se stesso e che ben presto potrebbe conoscere, in maniera ben più drammatica, gli esiti nefasti di oltre 30 anni di malgoverno, trascorsi  nella più totale asimmetria cognitiva rispetto alle reali esigenze del Paese.
Il nodo politico non è più l'IMU sulla prima casa che, per quanto odiosa, rimane una tassa di basso impatto soprattutto  sulle residenze di tipo economico, ossia su quelle appartenenti a categorie di contribuenti a basso reddito e che magari sono stati esentati dal pagamento dell'imposta per via delle detrazioni sulla prima casa o che, nella peggiore delle ipotesi, hanno pagato appena qualche decina di euro o poco più. Quindi, in questi casi,  il sollievo sarà pressoché nullo, soprattutto nelle tasche dei contribuenti più disagiati.

Il nodo politico sul quale, trasversalmente, gli esponenti dei maggiori partiti sembrano non interrogarsi minimamente, è anche quello di chiedersi che cosa fare con milioni di famiglie che non arrivano più alla fine del mese. Oppure, ancora,  quale intervento politico possa essere possibile per evitare la chiusura di centinaia di migliaia di imprese che stanno morendo sotto i colpi di una pressione tributaria insostenibile, braccate da Equitalia che tenta di recuperare, con metodi degni della peggiore dittatura tributaria, debiti fiscali in costante ascesa, spesso pignorando anche i fattori produttivi dell'imprese. Le quali imprese, subendo il pignoramento dei conti correnti o di altri elementi indispensabili all'esercizio di impresa (ad esempio: macchinari, automezzi ecc ecc), a quel punto, non potendo più contare su elementi aziendali indispensabili al normale svolgimento dell'attività, vengono letteralmente   strozzate dalla macchina infernale dell'agente di riscossione e condannate a morte.

Si badi a ben comprendere che, nella maggior parte dei casi, questi non sono affatto degli evasori fiscali, ma semplicemente delle famiglie o delle imprese che non riescono a pagare l'esproprio tributario perpetrato da uno Stato che ha fatto dell'oppressione fiscale elemento di coercizione dei diritti fondamentali di esseri umani ed agenti economici,  poiché avvezzo a nutrirsi con dosi crescenti di ricchezza sottratta a chi la produce,ossia le imprese,  fino a condannarle alla povertà. Queste imprese, dovendo scegliere tra subire l'esproprio tributario  o dar da sopravvivere ai propri collaboratori e alle proprie famiglie, semplicemente, hanno scelto la seconda via. Ma la politica sembra non  volersi occupare di questo flagello. Fino a quando il ramo non si sarà spezzato definitivamente, condannandoci alla caduta rovinosa.
"Segavano i rami sui quali erano seduti e si scambiavano a gran voce la loro esperienza di come segare più in fretta, e precipitarono con uno schianto, e quelli che li videro scossero la testa segando e continuarono a segare" Bertolt  Brecht

Nessun commento:

Posta un commento