sabato 17 novembre 2012

L'INCUBO DEL DEFAULT MASCHERATO DA PATRIMONIALE

                                                        di Paolo Cardenà-
L'ultima volta che ho visto la pubblicità del BTPItalia era notte fonda, ed ero in procinto di andarmene a dormire. Spero che non capiti solo a me di addormentarmi e ripensare, sognando, le ultime pagine di un libro che si è letto poco prima, o le ultime immagini di un film che si è visto, o la melodia di una canzone ascolta poco prima. Ebbene, quella notte ho sognato proprio la pubblicità del BTPItalia.
Lo ricordo benissimo. Sognavo e mi giravo e rigiravo nel letto, quasi come fosse un incubo. Ero inquieto e pensavo: che bello sarebbe  se il debito pubblico fosse tutto in mani italiane. E sognavo che queste parole fossero state  pronunciate  dal politico di turno. Penso fosse Tremonti, se non ricordo male. Addirittura, ricordo che citava ad esempio il Giappone,  e sosteneva che il paese nipponico poteva sostenere l'enormità del debito pubblico proprio grazie al fatto era detenuto quasi completamente in mani domestiche, oltre che per il sostegno della BOJ (Banca Centrale del Giappone). Mi dicevo nel sogno: certo che noi siamo proprio sfigati nell'avere in mani nostre solo il 50% del debito pubblico complessivo! Questo ci pone sempre sotto il ricatto della speculazione internazionale, pronta ad avventarsi su di noi al primo starnuto  di qualcuno. Bisognerebbe fare qualcosa che possa indurre gli italiani ad una azione di patriottismo e rimpatriare quanto più possibile il debito pubblico in mani estere, mi dicevo sognando. Ma cosa fare? D'altronde siamo un Paese ricco e possiamo permetterci di ricomprare tutto il debito ,continuavo a ripetermi. Niente più speculazione, niente più spread e niente più tasse su tasse per ripagare gli intessi passivi. E mentre continuavo a girarmi e rigirarmi sul letto per trovare una soluzione,  ad un certo punto, come il sole all'improvviso, ecco apparire il cavaliere bianco:  il banchiere centrale più audace della storia umana che, con una pioggia di miliardi, si mette a foraggiare le banche italiane. Caspita! Siamo alla svolta, esclamo nel sogno. Infatti, le banche iniziano subito a  comprare titoli di stato italiani e il debito prima posseduto dai banchieri esteri, come per magia, in gran parte, viene riportato  entro i confini nazionali. Ma nonostante la diminuzione dello spread, e il debito pubblico ora al 70% o forse più in mani nazionali, le cose continuano ad andare male. Tanto male che si inizia a parlare di imposta patrimoniale straordinaria. E lo fa lo stesso Presidente del Consiglio, forse suggerito da Bersani  la cui imposta patrimoniale è come un sogno erotico. Mica come quelli che faccio io che sono rivolti ai BTP, mi dicevo nel sonno. Subito il sogno si trasforma in un incubo e inizio a riflettere e riflettere su cosa si potrebbe colpire con l'imposta patrimoniale. Ma non trovo nulla che possa essere tassato oltre quanto già lo sia. Ma ad un certo punto, ecco un lume celeste scendere dal cielo che mi illumina e mi dice: "E se tassassero proprio i titoli di stato?" No no, non ci posso credere. Non possono mica fare una patrimoniale feroce sui titoli di stato in mano agli italiani! Non possono infliggere un colpo a tradimento al popolo italiano che si è reso disponibile a comprare tutti quei titoli di stato. Ma questo pensiero continuava a tormentarmi e ragionavo: certo che se si è rimpatriato buona parte del debito pubblico italiano in mani estere, è aumentata la base imponibile da colpire.... Così tengono indenni le banche estere e salvano i rapporti commerciali e le relazioni internazionali con i vari Paesi.....mi dicevo.  I mercati apprezzerebbero una bella patrimoniale di 200/300 miliardi di euro  che colpisca solo gli italiani residenti...... Anzi, continuerebbero anche a finanziare l'Italia reputandolo uno Stato sovrano d'onore, che ha preferito colpire il popolo, anziché colpire gli interessi delle banche d'oltre confine. Ma no no, non è possibile che possano fare una patrimoniale di questo genere: mica sono matti! E poi c'è il debito pubblico anche in mano alle banche italiane, e quindi mica son così scemi da colpire le banche che li hanno portati al governo!! Se così fosse, le banche dovrebbero registrare delle minusvalenze su titoli, e comprimerebbero ancor di più il patrimonio che non potrebbe essere ricapitalizzato. Ma a quel punto potrebbero essere anche nazionalizzate, mi dicevo. No, no..... Matematicamente impossibile, mi rassicuravo nel sogno.  Però, è pur vero che le banche hanno la possibilità di liberarsi dal rischio vendendo  i titoli di stato ai risparmiatori italiani, ricominciavo a riflettere. Addirittura posso farlo anche scaricandoli sulle società di gestione di fondi comuni che loro controllano, e poi far sottoscrivere le quote dei  fondi sempre ai risparmiatori. D'altronde, in questo sono esperte: lo hanno già fatto con le obbligazioni Parmalat, Cirio, quelle argentine ecc ecc....Perché non farlo anche con i titoli di stato italiani? E poi, vuoi che il governo non trovi il modo per salvare gli interessi delle banche? Potrebbe mettere una patrimoniale solo sulla ricchezza delle persone fisiche e il gioco è fatto. No no, non è possibile. E se un risparmiatore ha solo titoli di stato e non ha la liquidità per pagare l'imposta patrimoniale? Che si fa? Si vendono i BTP per pagare l'imposta? No no! Impossibile del tutto. Accidenti a Bersani e la sua patrimoniale del piffero, esclamavo nel sogno!Voglio non pensarci più e dormire in pace! Però, a pensarci bene.....Se dovessero mettere la patrimoniale sui titoli di stato a tutti gli italiani, in caso non si abbiano soldi per  pagare l'imposta, lo Stato potrebbe sempre decurtare il titolo rimborsando un importo minore, quando sarà il momento, riflettevo. Caspita, non ci avevo pensato! Devo essere proprio rincoglionito , a non pensarci prima! Ma questa non sarebbe più una IMPOSTA PATRIMONIALE, ma  un DEFAULT TRAVESTITO DA PATRIMONIALE, pensavo inquieto rigirandomi nel letto. Per fortuna suona la sveglia e l'incubo finisce. E' ora di andare a lavoro.....E anche  di mangiare meno peperoni, la sera.




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