martedì 27 novembre 2012

LA FORNERO E LA SUA EQUITA'


Guest post Salvatore Perri-
Una riforma, che possa essere definita tale, di uno qualsiasi dei presidi sociali fondamentali dello stato, ha il compito di rimuovere le distorsioni attuali e garantire la stabilità del contesto socio-economico a lungo termine.

Questa definizione, evidentemente troppo complessa, sfuggiva alla comprensione della Gelmini in tema di scuola almeno quanto sfugge oggi a Michel Martone in tema di pensioni, dato che ieri si è prodotto nell’ennesimo spot televisivo volto a screditare ulteriormente (se ce ne fosse bisogno), sia il valore dei ministri e sottosegretari “tecnici”, sia quello del mondo accademico in generale.


Il tema è l’equità della riforma Fornero delle pensioni. Secondo Michel Martone è equa perché ristabilisce un corretto legame tra le generazioni che posso facilmente riassumere nella frase “ognuno per se e Dio per tutti”. Infatti bisogna essere fortemente credenti nell’esistenza di un paradiso fantastico per credere che i provvedimenti in tema di pensioni assicurano la “stabilità sociale” nel lungo periodo.
Secondo Fornero-Martone, la distorsione era rappresentata dal fatto che il sistema retributivo assegnava ai pensionati di oggi più risorse di quelle che avranno in futuro i giovani.

Bisogna subito tranquillizzarli, il problema della pensione della “generazione X” a cui io appartengo, non si pone, in quanto in nessun caso, un lavoratore precario che ha cominciato a lavorare ad esempio nel 2002, potrà aspirare ad una pensione superiore a quella sociale. Sono calcoli semplici, Martone può farli come compito a casa.
I contributi versati dai precari, pochi e super tassati con aliquota paranormale, sono stati utilizzati per pagare le pensioni anche ai Vescovi (come ha dimostrato uno studio del Sole 24 ore), in quanto la cassa dei contributi a tempo determinato era in avanzo, essendoci oggi moltissimi precari al lavoro e quasi nessun precario pensionato.
Fra 30 anni ci sarà una massa di precari che busseranno all’Inps e casse vuote, compito 2: trovare l’equità. 

Per essere equi fino in fondo, i tecnici hanno spedito a casa senza lavoro ne pensione gli ormai famosi “esodati”, l’equità si trova facilmente, mica possono soffrire solo i precari, quindi un’equità nella sofferenza. La logica è che l’età pensionabile deve aumentare, così si pagano meno pensioni, la gente prima o poi è destinata a morire. Questo permette di abbassare drasticamente il monte pensioni complessivo per oggi ed anche per domani, dato che il precario che andrà in pensione potrà aspirare ad un massimo di 500 euro mensili, pur avendo svolto nella vita lo stesso lavoro di un lavoratore a tempo indeterminato, possiamo chiamarla equità nelle mansioni?

Per completare il concetto di equità che hanno in testa i tecnici, c’è da ricordare che non si è impostato un tetto massimo ai pensionati del settore pubblico, che non si è revocata la possibilità di cumulo per 2 o più pensioni del settore pubblico e che si è ben lontani da porre un tetto “decente” agli stipendi ed alle buonuscite dei managers e dirigenti del settore pubblico.
In questo caso l’ostacolo è il “diritto acquisito”, chi ha pagato contributi enormi perché intascava stipendi enormi, pagati dai contribuenti, ha diritto a ricevere pensioni enormi. Tale ostacolo si aggira facilmente per gli “esodati” e non si può applicare ai precari ed ai disoccupati perché uno stipendio vero non lo vedranno mai.

L’equità in salsa Fornero-Martone è equità “contabile” non “economica”, aggiusta i conti per oggi, non garantisce la stabilità a lungo termine, perché eventuali rivolte sociali sono un fattore “economico” di cui si deve tenere conto.

C’è un altro problema, senza necessariamente essere prosaici, la riduzione delle erogazioni pensionistiche presenti e future garantisce, come tutte le misure recessive, una caduta dei consumi e quindi del PIL tanto più accentuata quanto colpisce gli individui a basso reddito. 

Martone non lo sa e tutti i giorni dà la colpa al debito pubblico, qualcuno gli spieghi per favore che riducendo il PIL è impossibile ridurre il peso del debito, che è infatti aumentato nel periodo delle riforme recessive della coppia Fornero-Monti, come avevo ampliamente previsto molti mesi fa in alcuni articoli tra cui questo 

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