giovedì 15 novembre 2012

GOVERNO DI INCOMPETENTI TECNICI


                                                          di Paolo Cardenà
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Questo si che è un gran capolavoro del Governo tecnico! E pensare che sono stati chiamati per risolvere i problemi ma, a quanto è dato vedere, stanno complicando, e di molto, la vita di moltissime imprese le cui  sorti sono  già di suo appese ad un filo.


Questa volta, nel rituale silenzio dei media,  l'intervento del governo  riguarda proprio le imprese operanti nel settore agroalimentare. Le quali imprese, per legge entrata in vigore già lo scorso 24/10/2012, dovranno regolarizzare il pagamento delle rispettive forniture entro 30 o 60 giorni, a seconda se trattasi di cessione di beni deteriorabili o meno. Al di la del fatto che la normativa è censurabile sotto diversi profili, ciò che preme evidenziare in questa sede è che, la normativa introdotta:
1) Pone ulteriori adempimenti burocratici a carico delle imprese, già ai limiti dell'insostenibilità;
2) Accorcia di molto il ciclo finanziario delle imprese già in sofferenza;

Per quanto riguarda la prima fattispecie, la normativa dispone che le cessioni di prodotti agro alimentari dovranno essere effettuate in forma scritta, attenendosi a un dettato ben preciso,   pena la nullità del contratto.  E questo non costituisce un problema di particolare rilievo nell'ambito di forniture tra aziende di medio/grandi dimensioni che si scambiano grandi quantitativi di  merci,  poiché queste, in via di principio, già avvengono sulla base di accordi scritti. Ma il bello è che tale adempimento andrà a colpire anche le piccole imprese e le piccole attività, ovvero quelle che sono l'ultimo anello della catena di distribuzione e, in taluni casi, i più deboli. Ciò si traduce in ulteriori adempimenti e ad un aumento di costi connessi che, per forza di cose, andranno a gravare sul consumatore finale.  Così, solo per citare un esempio, tale normativa colpisce anche il panettiere che vende prodotti da forno al piccolo negozio di alimentari  limitrofo, ponendo a carico del fornitore  (in questo caso il panettiere), l'obbligo di contrattualizzare la cessione di beni a favore del piccolo negoziante. Ciò comporta un ulteriore adempimento a carico delle imprese e un ulteriore aggravio di costi, anche in termini di tempo sottratto all'attività produttiva.

Per quanto riguarda la seconda fattispecie, il governo, intervenendo in questa materia, di fatto, accorcia il ciclo finanziario delle imprese operanti nel settore alimentare, creando così un fabbisogno di cassa che va ad aggravare eventuali criticità finanziarie dovute alla caduta dei consumi che, di fatto, sta determinando minori flussi di cassa  per le aziende operanti nel settore. Invero, se i precedenti accordi commerciali tra due imprese prevedevano il pagamento delle forniture a 90 o 120 giorni, ora questi, per legge e pena l'applicazioni di sanzioni che vanno da  500 a 5000 euro, dovranno accorciarsi a 30 o 60 giorni, determinando così un improvviso fabbisogno finanziario dovuto l'accorciamento dei tempi di pagamento delle rispettive forniture.

Lo spirito della normativa introdotta, immagino, sia quello di tutelare i produttori del settore agroalimentare dal potere contrattuale dei grandi gruppi di acquisto che impongo tempi di pagamento sicuramente insostenibili. L'intervento normativo, se da una parte, tutela la parte debole a monte del processo di distribuzione, dall'altra penalizza fortemente, a valle, un'altra parte debole della catena distributiva, che non potrà sopperire al deficit finanziario normativamente creato e non sanabile neanche attraverso il ricorso al credito, stando il credit crunch che sta ancora colpendo il settore bancario.
Benché il fenomeno del pagamento troppo  dilazionato delle forniture sia un fenomeno tutto italiano e non solo nel settore agroalimentare, è evidente che porre dei limiti proprio in un momento di grande crisi, pone gli ultimi anelli del processo distributivo e i più deboli, in condizioni di seria difficoltà, favorendo  lo sviluppo di pratiche occultate agli occhi del fisco  e quindi evasione fiscale.

Concludendo, non c'è affatto da meravigliarsi se il risultato di questa azione di governo, sono migliaia di imprese che ogni giorno delocalizzano o chiudono  battenti,  poiché asfissiate da tasse, burocrazia  e adempimenti tributari dettati da uno Stato che è ossessivamente presente sull'economia, fino al punto di rendere la vita impossibile a persone ed imprese.  Non bisogna essere dei fenomeni in  economia per comprendere le problematiche  che si determineranno con questa normativa, e  vi sembrerà anche una barzelletta, ma tutto questo è stato previsto nell'ambito del decreto liberalizzazioni. 

1 commento:

  1. PER MANTENERE TUTTI I POLITICI, DIRIGENTI,IMPIEGATI AL PUPPLICO IMPIEGO ,PENSIONATI CON PENSIONI D'ORO,PENSINATI FASULLI, CHE IN TUTTO SONO PIU' DI 10MILIONI SERVONO 100 MILIONI DI LAVORATORI CHE PRODUCONO ...IN ITALIA SIAMO SI E NO' 20 MILIONI!!.."COME PUO' FUNZIONAREUN SISTEMA POLITICO SIMILE??"

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