lunedì 30 luglio 2012

UN DRAGHI NON FA PRIMAVERA

                                                                                    di Paolo Cardenà - 
Mentre dalle varie cancellerie europee (soprattutto da parte tedesca) si rincorrono conferme e smentite di sostegno agli annunci fatti da Mario Draghi la scorsa settimana, secondo i quali la BCE agirà con tutti gli strumenti a sua disposizione per salvare l'Euro, e in attesa di capire meglio cosa  possa mettere in campo la banca centrale per scongiurare (forse) la catastrofe,  si aggrava sempre più il quadro congiunturale in Europa: Spagna e Italia in testa, ovviamente.
Per quanto riguarda la Spagna, secondo quanto riportato oggi da Il Sole 24 Ore:
"La recessione si inasprisce ancora in Spagna con il Pil che, nel secondo trimestre, è sceso dello 0,4% dopo il doppio -0,3% registrato nei due trimestri precedenti. Lo comunica l'istituto nazionale di statistica, Ine. Il dato è, comunque, in linea con le attese degli analisti. Su base annua il Pil iberico ha registrato una contrazione dell'1%.La flessione del Pil - spiega l'istituto nazionale di statistica - é causato dall'ulteriore frenata della domanda interna compensata solo parzialmente dall'export. Per la Spagna si tratta del terzo trimestre consecutivo di recessione dopo le flessioni dello 0,3% registrate sia nel primo trimestre 2012 che nel quarto trimestre 2011. Su base annua la contrazione dell'1% registrata nel periodo aprile-giugno arriva dopo il -0,4% dell'intervallo gennaio-marzo."
Quindi, la Spagna con un sistema bancario prossimo al collasso che potrà rianimarsi solo parzialmente e  per un breve periodo grazie alla boccata d'ossigeno derivante dal  timido "piano di salvataggio" varato di recente dalla UE e con la sua disoccupazione ormai  prossima al 25%, le dinamiche che si susseguono non possono lasciare spazio a sentimenti di ottimismo benché la Spagna potrà,  eventualmente, godere di un minor costo di finanziamento per il debito pubblico in scadenza, per effetto delle misure che la BCE (forse) metterà in campo. Inoltre, negli ultimi giorni sono iniziate a circolare indiscrezioni sulle cifre di un possibile salvataggio del debito sovrano spagnolo, stimate, in maniera del tutto irreale, in appena 300miliardi di euro.
In Italia, proprio oggi, il Centro Studi di Confindustria ha pubblicato i dati sulla produzione industriale e secondo quanto rilanciato sempre da Il Sole 24 Ore:
"Prosegue a luglio il calo della produzione industriale. Secondo l'indagine rapida del Centro studi di Confindustria, la produzione industriale é scesa dello 0,4% su giugno, quando é stato stimato un calo dell'1,4% su maggio. La produzione media giornaliera é diminuita dell'8,0% annuo, contro l'8,3% di giugno."Per il terzo trimestre la variazione acquisita è, in luglio, -1,1%, dovuta per tre quarti all'eredità ricevuta dal secondo. Gli ordini in volume sono in decremento: -0,7% su giugno e -2,9% sui dodici mesi. Il mese scorso erano diminuiti dello 0,6% su maggio e del 2,4% annuo. Secondo gli economisti del Centro studi di viale dell'Astronomia, il peggioramento degli indicatori qualitativi preannuncia ulteriori riduzioni di attività: secondo l'indagine Istat sulle imprese manifatturiere, il saldo dei giudizi sugli ordini é sceso in luglio a -42 (da -40 di giugno), tornando sui valori di febbraio 2009, per effetto di un maggiore arretramento della domanda estera. Dopo il modesto recupero di giugno, sono tornate a diminuire anche le attese di produzione (saldo a -7 da -5) e di ordini (saldo a -4 da -2). Infine, la risalita dei livelli delle scorte (saldo dei giudizi a 2 da 1), più marcata nel settore dei beni intermedi, riduce le probabilità che nei prossimi mesi si possa avere un contributo alla domanda positivo dalla loro ricostituzione."
Il quadro delineato per l'Italia rappresenta solo una parte del problema. Esistono una grande quantità di altri dati macroeconomici che raccontano di un'Italia che si sta avvitando su se stessa, si sta deindustrializzando e si sta perdendo.
In sintesi, in Italia, con una pressione fiscale  ai limiti dell'esproprio, e una burocrazia degna del  peggior modello di Unione Sovietica, è impossibile fare impresa, portando benessere e sviluppo economico e sociale.
Giorno dopo giorno, sono numerosissime le imprese che cadono sotto i colpi di uno Stato burocrate che è il vero distruttore di ricchezza. Le imprese muoiono, si delocalizzano in aree dove trovano condizioni più favorevoli ed altre decidono di rinunciare alla loro esistenza.
Ciò determina un abbattimento della base produttiva del Paese: tanto per intenderci, quella che fino a questo momento ci ha consentito di godere di elevati standard di benessere economico e sociale. E non occorre essere eminenti economisti per comprendere che il processo di deindustrializzazione in atto produrrà ulteriori disoccupati e quindi nuove  sacche di povertà, per le quali occorreranno molti anni per poter essere riassorbite creando nuova occupazione. Se è vero che l'Italia, per potersi salvare, dovrà esprimere multipli di crescita ben più elevati rispetto a quelli conosciuti in passato, occorre un vero e proprio esercizio di ottimismo per pensare che l'Italia, nell'immediato futuro, possa crescere in maniera vigorosa ed in sintonia con le necessità imposte dall'ampiezza del debito pubblico. Ciò, anche in considerazione del fatto che, nel decennio appena trascorso, l'economia italiana è cresciuta molto meno rispetto alle principali economie europee,  nonostante un ciclo economico mondiale estremamente favorevole e con condizioni di credito su vasta scala irripetibili ed inimmaginabili nel prossimo futuro. Per contro, nello stesso periodo, la dinamica del debito pubblico ha conosciuto ritmi di crescita impressionanti fino ad attestarsi ad oltre il 120% del PIL.
Certamente Draghi può fare molto, ma non può sostituirsi al ruolo della politica che, almeno nel contesto italiano, appare del tutto priva di qualsiasi visione  strategica della nazione.

                                                        Il più condiviso su Liquida

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