venerdì 8 giugno 2012

ECCO PERCHE' LA BCE NON HA TAGLIATO I TASSI

di Paolo Cardenà - 
In guerra, la strategia è fondamentale per sorprendere l'avversario. Tanto più lo è in quella attuale, e questo Mario Draghi lo sa bene. Come conosce  altrettanto bene che le munizioni a disposizione del bazooka della BCE sono in via di esaurimento, soprattutto dopo le due operazioni LTRO che hanno consentito di inondare il mercato con i 1000 miliardi di euro a favore del sistema bancario.
Quindi, mentre ieri i mercati potevano attendersi un moderato taglio dei tassi, l'istituto di Francoforte ha optato per il nulla di fatto, nonostante le aspettative inflattive per il 2013 lo consentissero, così come l'agonizzante crescita economica dell'eurozona.
In realtà, a parer mio, tenuto conto che nelle ultime sedute i mercati sono apparsi più orientati all'ottimismo - anche grazie alle dichiarazioni delle autorità europee che tentano di premere l'acceleratore sui processi di convergenza politica, fiscale e bancaria  che comunque, a mio avviso,  presuppongono tempi non conciliabili con la gravità della crisi - la BCE ha ritenuto opportuno non procedere con il taglio dei tassi,  nonostante nei giorni scorsi si sia assistito al moltiplicarsi di inviti  in tal senso rivolti da più istituzioni,  FMI compreso.
A preoccupare la BCE permangono (o per meglio dire si amplificano) tutti i fattori noti e che costituiscono gli effetti (parziali) di questa crisi: l'incertezza sul voto  della Grecia del prossimo 17 giugno, il possibile precipitare della crisi  spagnola, la precarietà dell'Italia, oltre all'accelerazione della fuga di capitali dall'eurozona.
Quindi, con lo spettro di una catastrofe all'orizzonte, appare del tutto  comprensibile  che la BCE voglia custodire quanto più possibile le poche munizioni rimaste in canna, ed utilizzarle con effetto sorpresa nel caso che gli eventi dovessero precipitare. In quest'ultimo caso non è da escludersi affatto un taglio più incisivo dei tassi  di 50 punti,  forse concertandolo con le altre banche centrali  che potrebbero intervenire con misure di allentamento monetario amplificando così, su scala planetaria,  l'effetto sorpresa. Un po' come avvenne all'indomani degli attacchi dell'11 settembre e anche a seguito del fallimento della Lehman Brothers. Ma con una grande differenza rispetto ad all'ora: i margini di manovra si sono drammaticamente ridotti e l'Europa e conseguente il mondo intero, ballano sull'orlo del precipizio una musica che appare sempre più stonata.

1 commento:

  1. è saggio, dopo quanto esposto, aspettare all'ultimo momento? Nella mia totale ignoranza ho l'impressione che la Mekel risulti troppo obiqua e titubante. Tanti anni fa quano a Roma c'era ancora la Borsa Valori ed io ero una studentessa che masticava poco e male ( anche allora) di economia, fui aiutata per dei chiarimeti da un caro amico di mio padre, assistetti ad una seduta di borsa e in un secondo momento potei parlare con un paio di agenti di cambio dei più quotati mi dissero. Ero frastornata dal clima di nervosismo ed il più anziono si trattenne con me un po' a spiegarmi la "psicologia" dell'ambiente, ricordo che tra le altre cose mi disse che chi opera sui mercati rifugge come la peste le situazioni incerte ed a tale proposito introdusse il fattore tempo. Posso ricordare male, ma non posso fare a meno di pensare che la Merkel appare inaffidabile, come covsse un retro pensiero. troppi se, ma, forse.. il rischio non è il loro massimo sogno, non in ogni occasione per lo meno, non se è troppo grosso e meno ancora se l'altalena la si è fatta andare troppo a lungo. Ma forse sono idee antiquate, il mondo è così cambiato..

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