giovedì 3 maggio 2012

TASSATI PER ARRICCHIRE I BANCHIERI


di Paolo Cardenà - 
In questi giorni, nel silenzio più assordante di tutti i media, si sta consumando l'ennesima rapina perpetrata a danno  dei contribuenti e a favore, ancora una volta, del sistema bancario e nello specifico, a favore del Monte dei Paschi di Siena. Proprio mentre l'intera nazione è chiamata a duri sacrifici per tentare di raddrizzare le sorti di questo Paese, stremato dai soprusi perpetrati da una classe dirigente, inetta, incompetente e cialtrona, lo Stato regala 200 milioni di euro alla banca senese. 


La vicenda è questa.
Vi  ricordate i  Tremonti Bond molto sponsorizzati  nel 2009, nel pieno della tempesta finanziaria di allora, e fiore all'occhiello della politica economica del Ministro Tremonti? Nel pieno della crisi finanziari del 2009, a seguito della crisi dei mutui subprime che portarono al fallimento della banca Lehman Brothers e di molte altre, l'allora Ministro del Tesoro Giulio Tremonti ebbe la geniale idea (si fa per dire)  di inventarsi il Tremonti Bond, con il duplice intento di aiutare, da un lato, la patrimonializzazione dei gruppi bancari, e   dall'altro stemperare la stretta creditizia all'epoca in atto, permettendo così alle banche di finanziarsi per poi finanziare, a loro volta, cittadini, famiglie e imprese.

Il Tremonti Bond altro non è che un finanziamento concesso dallo Stato alle banche per favorire la distensione e l'allargamento del credito, a tassi che, in taluni casi, possono anche arrivare al 10%, in applicazione ai parametri di indicizzazione del prestito connessi al  rendimento dei titoli di stato.  In altre parole, le banche, dietro pagamento di saggio di interesse indicizzato al rendimento dei BTP, hanno attinto ad un prestito statale con l'obbligo di utilizzare quei fondi per finanziare famiglie imprese e cittadini.
In realtà i Tremonti Bond non hanno riscosso particolare successo poiché ritenuti, dalle banche stesse, troppo costosi e forse troppo vincolanti, posto il fatto che, dovevano essere comunque utilizzati per finanziare la collettività. In vero, poche banche fecero ricorso a questo istituto e tra le big anche la banca Monte dei Paschi di Siena per quasi 2 miliardi di euro che, allo stato attuale, non sono stati ancora rimborsati. 

Nei meandri  dell'accordo sottoscritto dalle banche con il Governo si legge espressamente che:

"Gli Interessi sono corrisposti dalla banca solo in presenza di utili distribuibili"

Questo ha un solo significato: se la banca non produce utili distribuibili, nessuna somma a titolo di interessi è dovuta allo stato. Anzi, volendo attribuire un significato più realistico alla clausola, possiamo agevolmente concludere che, questa, costituisce un incentivo a non generare utili.

Ebbene, è proprio quello che si sta consumando in questi giorni in cui la banca senese, definendo il bilancio del 2011, ha riportato un perdita di oltre 4,6 miliardi di euro riconducibile sostanzialmente alla svalutazione degli avviamenti e dei crediti di dubbia esigibilità. Quindi, niente utile da distribuire, niente interessi da pagare allo Stato. No money, no party!

Stando ai meccanismi di calcolo degli interessi, indicizzati al rendimento dei titoli di stato e considerato il progressivo aumento dei rendimenti nel corso nell'anno 2011, Mps avrebbe potuto versare nelle monotone casse dello Stato quasi 200 milioni di euro di interessi per l'anno 2011. Ma così non è stato.

La vicenda, letta in questo modo, potrebbe sembrare del tutto rituale. Ma non lo è affatto, se solo si considerassero  i sacrifici a cui sono chiamati gli italiani per tentare di risollevare le sorti del Paese. In realtà, a parer mio, esiste anche una complicità del Governo in carica, posto il fatto che, trattandosi di una circostanza  lesiva dell'interesse generale (ovvero della popolazione),  il Governo avrebbe dovuto perseguire soluzioni volte ad ottenere il rimborso immediato del prestito concesso. Tale soluzione, sarebbe dovuta ancor più essere perseguita anche in considerazione dei compensi milionari percepiti dal management della banca. In tal modo, lo stato avrebbe avuto tra  le proprie disponibilità oltre 2 miliardi di euro. Somma che avrebbe potuto  determinare un minor ricorso al mercato con le rituali emissioni di titoli del tesoro che, nel caso dei BTP, arrivano a costare al contribuente circa il 6% annuo. La soluzione del rimborso immediato dei Tremonti Bond, sarebbe ancor più che ovvia, se solo si considerasse che le banche italiane, MPS compresa,  hanno ottenuto dalla BCE una pioggia di miliardi di euro per tre anni al tasso agevolatissimo dell'1%. Insomma, l'agonizzante  contribuente italiano tartassato di tasse e balzelli fiscali, deve sapere che,  grazie all' ex ministro Tremonti - che riesce a far più danni da morto che da vivo-  e alla complicità del Governo in carica, parte dei suoi sudori, andranno ad arricchire i banchieri del Monte Paschi che continuano a percepire compensi milionari, nonostante il dissesto a cui hanno condotto la banca più antica del mondo.

2 commenti:

  1. Chi rappresenta L’ Italia al Parlamento Europeo
    Non ha fatto il suo dovere verso il Popolo Italiano
    permettendo il prestito della BCE alle banche private
    hanno aggravato la gran parte dei sacrifici
    fatti dal Popolo.
    i debiti delle banche private
    e dei mal governi a favore delle lobby
    non si risanano se le piccole e medie industrie non vengono aiutate
    permettendo alle banche di speculare.
    i prestiti della BCE li doveva gestire la BANCA D’ITALIA
    per riattivare il lavoro nelle piccole e medie Imprese
    unica speranza per L’ITALIA.
    non per aiutare le banche private che con speculazioni sbaglia
    hanno contribuito insieme hai mal Governi degli ultimi 60 anni
    alla crisi attuale. VITTORIO

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  2. si vuole finanziare e pagare tutto con le tasse dei contribuenti che al momento opprtuno non usufruiscono di alcunché,i contribuenti con la diminuzione delle tasse si possono finanziare da se stessi senza chiedere soldi a tassi impossibili.Lo stato-banca finanziatore serve solo nelle realtà in cui non esista o sia in fieri uno sviluppo in una realtà povera(tipo terzo mondo),ma in una realtà già strutturata gli interventi dei prrivati non hanno bisogno di tanti passaggi,anche i soldi devono essre a km. 0 e non continue partite di giro che servono a far lievitare i costi sino ad essere improponibili.tan taeg

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