martedì 10 aprile 2012

PROFESSIONE: DISOCCUPATI


di Paolo Cardenà -
Proprio venerdì scorso, l'Inps ha comunicato i dati relativi alle domande di cassa integrazione del mese di marzo e di mobilità del mese di febbraio. Queste ultime,  sono state pari a 80.693,  con un balzo dell'8.7% rispetto al mese precedente, mentre le ore di cassa integrazione autorizzate sono state 99.7 milioni con un incremento del 21.6% rispetto a febbraio. Tuttavia, l'Inps non ha dimenticato  di segnalare che la CIG, nel mese di marzo,  ha comunque registrato un calo rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente dell1.8%.
Il decremento, in realtà,  è da addebitarsi  al fatto che una moltitudine considerevole di cassa integrati, dal periodo marzo 2011 a marzo 2012, verosimilmente, sono passati a miglior vita (si fa per dire) poiché divenuti disoccupati. Questo è facilmente intuibile anche dal dato sulla disoccupazione balzato al 9.3%, il quale, giova ricordare, non contempla in alcun modo i soggetti cassa integrati, benché in stato di "inattività" o comunque  di non lavoro.
 I dati, in entrambi  i casi, ci segnalano una forte contrazione della domanda di lavoro indicandoci che, nei prossimi mesi, verosimilmente,  il  livello di disoccupazione tenderà a consolidarsi verso livelli record poiché, è del tutto  possibile  che parte dei lavoratori in cassa integrazione diventeranno disoccupati in pianta stabile,  visto che non è del tutto remota la possibilità che questi   risultino in forza ad aziende che non avranno, in alcun modo, la capacità di rialzarsi da questa crisi e che pertanto cesseranno di esistere determinando fenomeni di disoccupazione di massa.
E' questa la lettura che può essere data ai dati segnalati dall'Inps anche in considerazione delle dinamiche che stanno confermando il forte deterioramento del quadro economico in Italia, dove è in corso un processo di deindustrializzazione  e di delocalizzazione a favore di aree geografiche  nelle quali risulta più profittevole fare impresa.
Nel frattempo, apprendiamo che il Governo Monti, con diabolica perseveranza, intende finanziarie la riforma del (non)lavoro, attraverso l'ennesima stretta fiscale che, questa volta, colpirà anche la già ridotta deducibilità delle autovetture aziendali. In particolare, risulterebbe che nelle intenzioni del Governo risieda la deprecabile  idea di ridurre ulteriormente  la percentuale di deducibilità delle autovetture in uso ad aziende e professionisti, portandola al 27,5% dall'attuale 40%. Questo,oltre a determinare un carico fiscale sensibilmente superiore per le imprese, contribuirà a comprimere ulteriormente la già limitata domanda di tali beni poiché fiscalmente meno incentivanti, con ovvie ricadute in termini occupazionali su tutto l'indotto del settore auto che già viaggia ad un passo dal trapasso.
Pur dando per scontato che l'Italia, nel prossimo futuro, dovrà necessariamente ristrutturare il proprio debito ( default), la cosa sorprendente è la sollecitudine con cui il governo  intende arrivare a tale evento,  ponendo in essere pratiche e provvedimenti volti ad abbattere, completamente e in tempi rapidi, la  struttura produttiva ed industriale del paese che, almeno potenzialmente, avrebbe potuto sopportare tempi più lunghi. Dei veri tecnici, direi.

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