martedì 20 marzo 2012

A CHE ORA E' LA FINE DEL GIORNO


di Paolo Cardenà-
Mentre si discute sulla riforma del mercato del lavoro, ormai in dirittura di arrivo (forse), temo che i notabili osservatori - che ogni giorno riempiono le colonne dei giornali spendendo fiumi di inchiostro - ripongano troppa fiducia nella riforma, elevandola, impropriamente, ad elemento propedeutico ed essenziale per l'uscita da questa crisi.
 A mio parere, ritengo che il problema di fondo del tema lavoro , in questo preciso momento, non risieda tanto nella mancanza di flessibilità che disincentiva l'occupazione e quindi la ripresa, ma proprio nell'effettiva carenza  di offerta di lavoro dovuta alla contrazione economica in atto. In altre parole, potremmo dire che si sta riempiendo la fontana per far bere un cavallo che non ha sete. Questo dovrebbe essere facilmente intuibile  leggendo anche  il recente dato che ci segnala il boom delle ore di cassa integrazione utilizzate.  
Ma se ciò non dovesse bastare, sarebbe sufficiente  uscire fuori di casa per avere riscontro dell'effettiva situazione economica che racconta, senza mezzi termini, di un accelerazione della crisi e addirittura di un progressivo deterioramento delle condizioni di esistenza di moltissime imprese, soprattutto  di piccole e medie dimensioni; artigiani e piccoli commercianti compresi. 
Al di la dei dati provenienti dai vari istituti di ricerca e statistica, che con rituale puntualità ci confermano, almeno in parte e forse con troppo ottimismo, quanto appena detto, stando alle dinamiche attuali,  non è  affatto difficile ipotizzare ciò che potrebbe accadere nei prossimi mesi perdurando simili condizioni. In realtà, non è affatto remota la possibilità  che moltissime imprese saranno costrette a rinunciare alla loro esistenza, poiché  asfissiate dai costi di uno Stato parassita, strette da una significativa contrazione dei consumi, da un notevole grado di indebitamento, dall'accumularsi di debiti tributari che aumentano di mese in mese  e da un fisco che a breve busserà alle casse senza alcuna indulgenza.  L'impossibilità di poter rifinanziare, e/o ristrutturare il debito a causa della dimostrate criticità che affliggono tuttora il sistema bancario e dell'inasprimento del criteri di valutazione e di affidamento, ne accelererà la scomparsa. 
Questi eventi, oltre a far crescere il numero di disoccupati con tutto ciò che ne conseguirà, genereranno anche una caduta del Pil e  delle entrate tributarie.  Accentueranno, ancor più marcatamente, le difficoltà da parte dello stato di  tutelare e riscuotere i propri crediti tributari. Tutto ciò contribuirà a formare dei nuovi buchi di bilancio che allontaneranno  l'Italia dagli obbiettivi programmati  e dagli accordi presi in sede europea. Questi verranno colmati con nuova imposizione fiscale. In tal senso, non deve stupire affatto l'annunciato aumento dell'iva dal prossimo ottobre. 
Orfani di politiche di crescita capaci di produrre effetti significativi nell'immediato e in assenza di una crescita indotta dall'esterno che, comunque , non appare all'orizzonte, l'Italia sarà destinata a cadere. Quando? Quando avremmo terminato di consumare noi stessi. Ma non rimane ancora molto tempo.

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