martedì 14 febbraio 2012

MOODY'S BOCCIA L'ITALIA. QUALI PROSPETTIVE?

Perspective Eco_IT.inddNonostante la manovra del Governo Monti e le politiche di austerità fiscale introdotte, coniugate alla significativa riduzione dello spread che ha determinato una riduzione degli oneri sul debito, l'agenzia di rating Moody's declassa ulteriormente l'Italia portando il proprio giudizio da A2 ad A3 con outlook negativo.
A dire il vero, prendendo con le dovute precauzioni il giudizio espresso dall'agenzia di rating, vista la scarsa attendibilità di cui gode e della quale ho avuto modo di argomentare,  ciò che più preoccupa la sorella Moddy's è il deterioramento della situazione economica italiana, che aggrava le difficoltà nella gestione dei conti pubblici, tenuto conto dell'enormità di stock di debito che dovrà essere rinnovato nel corso del 2012. 
In realtà, come avevo già evidenziato in un post precedente, l'imposizione di continue strette fiscali, non accompagnate da incisive misure di stimolo alla congiuntura economica, hanno come unico fine l'allontanamento degli obiettivi programmatici di pareggio di bilancio, determinando un "perpetuo" riprodursi di strette fiscali, che finiscono con il determinare  un avvitamento dell'economia. 
In questo contesto, benchè possa apparire positiva la pioggia di denaro disposta da Draghi lo scorso dicembre con un finanziamento di quasi 500 miliardi  di euro alle banche commerciali europee, sostituendo, queste, alla BCE ed elevandole, di fatto, a prestatore di ultima istanza, ciò non appare per nulla sufficiente e risolutorio. Questo «quantitative easing» indiretto, attraverso il quale la BCE fornisce al sistema bancario tutta la liquidità di cui ha bisogno e che costituisce un modo per sostituirsi alla Banca Centrale come finanziatore di ultima istanza presso gli emittenti sovrani, allontana solo  momentaneamente il rischio sistemico.
 Esso offre inoltre la possibilità alle banche di risanarsi attraverso operazioni di carry trade vantaggiose, nell’ipotesi di una risoluzione definitiva della crisi europea. Questo dispositivo può aiutare ad affrontare il densissimo calendario delle emissioni sovrane di questo trimestre e contribuire ad un sentiment più costruttivo nei confronti dei mercati azionari europei a breve termine. 
Resta il fatto che la sopravvivenza dell’eurozona passa, a mio avviso, attraverso la combinazione di una politica monetaria più espansionistica e di una politica di bilancio che consenta il sostegno dell’attività. La prima fissando ad un livello molto basso i tassi di riferimento e dimostrando una capacità di acquisto illimitata dei titoli di Stato più indeboliti, per far abbassare notevolmente il costo di finanziamento del debito pubblico e la quotazione dell’euro. La seconda favorendo gli investimenti, potenziali strumenti di crescita e di creazione di nuovi posti di lavoro. 
Senza dimenticare poi, l'impellente urgenza di favorire politiche di finanziamento per le imprese in sintonia con livelli di tassi  sotenibili.



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