Oggi si è tenuta l'asta dei titoli di stato tedeschi (Bubill)
equivalenti al nostro Bot semestrale. L'asta si è conclusa con un rendimento
dei titoli assegnati lievemente negativo.
Ciò sta a significare che gli investitori internazionali sono
disposti a perdere qualche centesimo di punto percentuale sul proprio
investimento pur di avere in portafoglio i titoli di stato tedeschi
notoriamente sicuri.
Dando una lettura un pò più audace (ma non troppo) alla vicenda e
osservando che tale fenomeno si verifica solo sulle scadenze brevi e non sulle
scadenze lunghe (Bund a 10 anni), che comunque continuano ad
offrire ugualmente rendimenti estremamente bassi, tutto lascia pensare che gli investitori sono
particolarmente scettici sull'immediato futuro o ancora peggio, ritengono che
nel breve termine possa esserci un collasso dell'Euro e prestano
quindi il proprio denaro ad un paese estremamente sicuro come la Germania,
anche in cambio di un rendimento negativo.
Benchè questa sia solo una supposizione, il dato certo è che
la Germania ormai da tempo sta godendo di una flusso di liquidità impressionante
traendo non pochi vantaggi da questo fenomeno. Al contempo, drenando
liquidità da economie più deboli dell'area dell'Euro, accentua e
accelera in maniera drammatica la discesa delle economie già in
difficoltà che rischiano la capitolazione completa schiacciate dalla
potenza (e prepotenza) tedesca.
In realtà la debolezza delle economie periferiche dell'area
dell'euro, i loro problemi strutturali e il debito eccessivo, che
evidentemente si riflette anche sulle dinamiche del cambio euro/dollaro
deprezzando la moneta unica, consente all'economia tedesca di mantenere un
livello sostenuto di competività migliorando le esportazioni e la performance
economica e accentuando ancora di più il divario esistente tra le diverse
nazioni dell'eurozona.
Il contesto sopra descritto, a parer mio già realisticamente
complesso, è aggravato ancor di più dalle aspre strette fiscali che si stanno
producendo in tutti gli stati "spendaccioni" al fine di offrire al
mercato la "sensazione" di un ritrovato rigore nella gestione dei
conti pubblici. In realtà le poderose strette fiscali stanno contribuendo solo alla
compressione del reddito spendibile delle famiglie e quindi, ad una contrazione dei consumi provocando
una accelerazione della crisi economica in atto.
In un quadro di questo genere, poiché l’apparato politico europeo
si sta rilevando del tutto inadeguato a fornire soluzioni credibili e rapide ai
problemi dei paesi periferici, spetterebbe alla Banca centrale
prendere l’iniziativa, orchestrando simultaneamente sia una forte flessione
dell’euro che del costo di rifinanziamento degli Stati indeboliti. Ciò richiede
tassi di riferimento prossimi a zero ed acquisti di debito pubblico dei paesi
in pericolo non compensati da nuove emissioni (interventi non
sterilizzati).
Questa iniziativa della BCE è inevitabile ma continua ad
essere respinta con fermezza dalla Germania, pur avendo visto
crollare le proprie aspettative di crescita per il 2012.
Di certo la classe politica europea, ed in primis la Merkel, sta
inanellando una serie impressionante di
errori e spero che questa volta i tedeschi si siano fatti davvero bene i
conti. Altrimenti, sui libri di storia, si leggerà che sono stati capaci di
distruggere, in tempo di pace, una economia di mezzo miliardo di persone.
Sarebbe la seconda volta in poco più di mezzo secolo. Niente male

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