lunedì 9 gennaio 2012

MY NAME IS BUND, JAMES BUND


Oggi si è tenuta l'asta dei titoli di stato tedeschi (Bubill) equivalenti al nostro Bot semestrale. L'asta si è conclusa con un rendimento dei titoli assegnati lievemente negativo.
Ciò sta a significare che gli investitori internazionali sono disposti a perdere qualche centesimo di punto percentuale sul proprio investimento pur di avere in portafoglio i titoli di stato tedeschi notoriamente sicuri.

 Dando una lettura un pò più audace (ma non troppo) alla vicenda e osservando che tale fenomeno si verifica solo sulle scadenze brevi e non sulle scadenze lunghe (Bund a 10 anni),  che comunque  continuano ad offrire ugualmente  rendimenti estremamente bassi, tutto  lascia pensare che gli investitori sono particolarmente scettici sull'immediato futuro o ancora peggio, ritengono che nel breve termine possa esserci un collasso dell'Euro  e  prestano quindi il proprio denaro ad un paese estremamente sicuro come la Germania, anche in cambio di un rendimento negativo.

Benchè questa sia solo una supposizione, il dato certo è che  la Germania ormai da tempo sta godendo di una flusso di liquidità impressionante traendo  non pochi vantaggi da questo fenomeno. Al contempo, drenando liquidità da economie più deboli dell'area dell'Euro,   accentua e accelera  in maniera drammatica la discesa delle economie  già in difficoltà che rischiano la capitolazione completa  schiacciate dalla potenza  (e prepotenza) tedesca.

In realtà la debolezza delle economie periferiche dell'area dell'euro, i loro problemi strutturali e il debito eccessivo, che evidentemente  si riflette anche sulle dinamiche del cambio euro/dollaro deprezzando la moneta unica, consente all'economia tedesca di mantenere un livello sostenuto di competività migliorando le esportazioni e la performance economica e accentuando ancora di più il divario esistente tra le diverse nazioni dell'eurozona.

Il contesto sopra descritto, a parer mio già realisticamente complesso, è  aggravato ancor di più dalle aspre strette fiscali che si stanno producendo in tutti gli stati "spendaccioni" al fine di offrire al mercato la "sensazione" di un ritrovato rigore nella gestione dei conti pubblici. In realtà le poderose strette fiscali stanno contribuendo solo alla compressione del reddito spendibile delle famiglie e quindi,  ad una contrazione dei consumi provocando una  accelerazione della crisi economica in atto.

In un quadro di questo genere, poiché l’apparato politico europeo si sta rilevando del tutto inadeguato a   fornire soluzioni  credibili e rapide ai problemi dei paesi periferici, spetterebbe  alla Banca centrale prendere l’iniziativa, orchestrando simultaneamente sia una forte flessione dell’euro che del costo di rifinanziamento degli Stati indeboliti. Ciò richiede tassi di riferimento prossimi a zero ed acquisti di debito pubblico dei paesi in pericolo non compensati da nuove emissioni (interventi non sterilizzati). 

Questa iniziativa della BCE è inevitabile ma continua ad essere  respinta con fermezza  dalla Germania, pur avendo visto crollare le proprie aspettative di crescita per il 2012. 
Di certo la classe politica europea, ed in primis la Merkel, sta inanellando una serie impressionante  di errori  e spero che questa volta i tedeschi si siano fatti davvero bene i conti. Altrimenti, sui libri di storia, si leggerà che sono stati capaci di distruggere, in tempo di pace, una economia di mezzo miliardo di persone. Sarebbe la seconda volta in poco più di mezzo secolo. Niente male


Nessun commento:

Posta un commento