martedì 3 gennaio 2012

CRESCERE PER NON ESSERE DISSANGUATI

In Europa la situazione è particolarmente preoccupante. Il mercato sembra essere sempre meno in grado di generare crescita economica, gli attacchi speculativi contro i paesi alle prese con le difficoltà finanziarie più gravi non fanno altro che provocare politiche di rigore e strette fiscali che rafforzano le tendenze recessive. 

Tuttavia, qualsiasi tentativo di risoluzione della crisi del debito e di lotta contro il contagio ad altri Stati membri sta risultando  vano in quanto, in tale contesto,  si segnala solamente l'assenza  di scelte politiche definitavamente risolutorie  e di contestuali importanti provvedimenti volti a favorire la crescita nel breve termine.


Senza crescita economica, il riassorbimento del deficit e del debito pubblico si rivelerà impossibile. Al riguardo, in Europa e tanto più in Italia, le  esportazioni sono  del tutto insufficienti per compensare gli effetti negativi esercitati  dalle politiche di rigore che si stanno sviluppando più o meno in tutti  i paesi e che, comprimendo il reddito spendibile del sistema, contraggono i consumi e quindi la domanda interna alimentando gli effetti recessivi. In tale contesto, appare del tutto incomprensibile  la scelta di arrivare, costi quel che costi, al pareggio di bilancio nel 2013, posto il fatto che le continue strette fiscali avranno come unico fine l'allontanamento degli obiettivi programmatici di pareggio  determinando un "perpetuo" riprodurssi di strette fiscali, come  peraltro lci ha insegnato la recente storia delle manovre varate nel 2011.
La situazione è resa ancor più grave dalla fragilità delle banche europee che ,essendo particolarmente esposte al rischio del deteriorameno della qualità del credito, potrebbero spingere famiglie e imprese a rimborsare, a loro volta, i rispettivi debiti.


In un quadro di questo genere, poiché l’apparato politico europeo si sta rilevando del tutto inadeguato a  a fornire soluzioni  credibili e rapide ai problemi dei paesi periferici, spetta alla Banca centrale prendere l’iniziativa, orchestrando simultaneamente sia una forte flessione dell’euro che del costo di rifinanziamento degli Stati indeboliti. Ciò richiede tassi di riferimento prossimi a zero ed acquisti di debito pubblico dei paesi in pericolo non compensati da nuove emissioni (interventi non sterilizzati). 

Il conseguente indebolimento dell’euro produrrebbe un eccesso di crescita attraverso la maggiore competitività delle esportazioni, mentre la liquidità immessa in dosi massicce permetterebbe di contrastare le pressioni deflazionistiche o anzi di generare un po’ di inflazione, il che ridurrebbe proporzionalmente l’onere del debito. Questa iniziativa della BCE è inevitabile ma viene respinta dalla Germania, pur avendo visto crollare le proprie prospettive di crescita per il 2012.

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