lunedì 26 dicembre 2011

UN POSTO IN PRIMA CLASSE VERSO LA GRECIA

E' di pochi giorni fa la notizia secondo la quale la crescita del paese nel 3° trimestre del 2011 ha subito una contrazione dello 0,2%  rispetto al trimestre precedente. Sebbene il dato risulti negativo, secondo una censurabile ed incauta narrativa economica, non possiamo parlare ancora di recessione in quanto, tecnicamente, per avere una recessione dobbiamo avere due trimestri di crescita negativa. Tuttavia, stando a molteplici indicatori economici,  il quadro macroeconomico nel corso dell'ultimo trimestre si è seriamente deteriorato al punto che non resta difficile ipotizzare, per il trimestre in corso, una seria contrazione della crescita economica, che verosimilmente si protrarrà  quantomeno anche per la prima parte del prossimo anno. 

In un contesto di questo tipo c'è da dire che oltre al danno, stiamo subendo anche la beffa. Invero la ricerca spasmodica di ottenere, costi quel che costi, il pareggio di bilancio nel 2013 - elemento ispiratore delle manovre varate nel 2011 dell'asse Tremonti Monti-  rischia di determinare  una pericolosissima spirale recessiva offrendoci un biglietto di prima classe verso la Grecia. Infatti, come ci insegna il caso Grecia ma non solo, il varo di aspre strette  fiscali alimentano recessione che a sua volta causa una riduzione della ricchezza e quindi delle entrate tributarie tali da poter pareggiare le spese, determinando così la necessità di promuovere nuove strette fiscali per ottenere il pareggio di bilancio. Insomma, un circolo vizioso non sostenibile soprattutto nei prossimi anni in cui avranno effetto le molteplici strette fiscali varate nel corso del 2011 che, in assenza di crescita, avranno come immediato effetto una significativa riduzione del reddito spendibile delle famiglie italiane costrette, in qualche modo  e per somme non del tutto insignificanti, a contribuire alle ragioni incomprensibili di un pareggio di bilancio che, in un contesto recessivo, avrebbe  potuto attendere tempi migliori.

La situazione è resa ancor più complessa dal fatto che i rendimenti dei titoli di stato sembrano essersi posizionati stabilmente in un'area troppo elevata per essere potuta sostenere dalla fragili finanze statali. In effetti,considerando che l'anno prossimo il governo sarà chiamato  a collocare sul mercato circa un quinto dello stock totale di debito pubblico in circolazione, non resta difficile immaginare che l'emissione di debito pubblico con elevati tassi di interesse da corrispondere ai sottoscrittori, assorbirà buona parte delle risorse derivanti dalle strette  fiscali previste dalle manovre varate, allontanando il pareggio di bilancio e richiedendo ulteriori manovre correttive.

In un contesto così complesso e preoccupante sorprende che, con toni solamente propagandistici, si possa parlare di "messa in sicurezza dei conti pubblici", posto il fatto che, allo stato attuale, questo dipenderà dalla crescita economica del prossimo anno e dell'anno successivo o, per meglio dire e per essere più realistici, dipenderà da quanto sarà sostenibile la contrazione economica nel prossimo futuro. In tal senso, a mio parere, in assenza di forti misure di stimolo economico da adottare nel più breve tempo possibile o di provvedimenti finalizzati ad una significativa riduzione della spesa statale improduttiva, saremo destinati ad un bel viaggio in prima classe verso la Grecia.

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