venerdì 23 dicembre 2011

LE BANCHE FANNO BINGO MENTRE IL CREDIT CRUNCH DIVORA FAMIGLIE E IMPRESE

Proprio mentre imprese e famiglie sono sotto la morsa di una stretta creditizia senza precedenti nella storia economia recente e che, con ogni probabilità, avrà come effetto quello di mettere all'angolo numerose aziende che si vedono ridurre le proprie linee di credito o,  nella migliore delle ipotesi, inasprire la remunerazione dovuta al sistema bancario per operazioni di smobilizzo di crediti commerciali e anticipazioni e più in generale per tutte le operazioni di finanziamento, le banche italiane fanno bingo

Infatti proprio l'altro giorno hanno ottenuto dalla Banca centrale europea 116 miliardi  euro di finanziamenti triennali al tasso agevolatissimo dell'1%. Operazione questa di grande favore per il sistema bancario italiano sia in termini di tassi di interesse (decisamente a sconto) che in termini di durata dell'operazione di finanziamento. 

La cosa che lascia più perplessi è che,  in un contesto normale, la liquidità che la Bce ha messo a disposizione del sistema bancario, dovrebbe avere la missione di stemperare le tensioni derivanti  della stretta creditizia in atto ormai da qualche mese e combattere l'inasprimento delle condizioni di scarsa liquidità aprendo, di fatto, i cordoni della borsa ad aziende ed imprese a tassi "agevolati" e comunque a livelli inferiori rispetto agli attuali; siamo sicuri che così non sarà e che i benefici di tale operazione andranno solo marginalmente o addirittura in modo molto trascurabile  a favorire le imprese e le famiglie. Vediamo perché!

Come già scritto da autorevoli esperti sembra poco probabile che una buona fetta di questa massa di liquidità possa andare a finanziare il sistema produttivo e ad incentivare fenomeni di sviluppo economico in quanto, gran parte di queste risorse verranno utilizzate dagli istituti bancari per rimborsare le obbligazioni in scadenza il prossimo anno (stimate per le prime 5 banche del Paese in 88 miliardi di euro) ; tenendo quindi indenni i propri azionisti dal mettere mani al portafogli, o addirittura nei casi più spregiudicati, per ricomprare le proprie emissioni obbligazionarie a prezzi scontati ( dal 20 al 30%) in virtù del calo dei corsi obbligazionari che si sono verificati negli ultimi mesi, realizzando quindi enormi plusvalenza da iscrivere  in bilancio.

Nelle speranze della Bce, alberga anche l'idea che un'altra parte di queste  risorse possano essere destinate ad acquistare titoli di stato con un duplice vantaggio sia per le banche stesse che per lo stato italiano: per le banche in quanto otterrebbero un eccellente margine di profitto determinato dal fatto che, finanziandosi al tasso dell'1%, possono reinvestire le risorse ricevute acquistando debito sovrano a tassi  superiori al 6,5%; e per lo stato in quanto avrà un pool di investitori con grande liquidità da investire a  favore delle prossime emissioni di titoli di stato che, come noto, dovranno ri-finanziare lo stock del debito in scadenza il prossimo anno per circa 440 miliardi di euro.

Stando alle considerazioni proposte, se da un lato il sistema bancario, almeno apparentemente, potrà compiacersi della boccata di ossigeno ricevuta da Draghi che ha già annunciato un ulteriore operazione di rifinanziamento per il prossimo gennaio, dall'altro dovrà comunque fare i conti con i fenomeni recessivi che saranno destinati ad amplificasi nel corso dell'ultimo trimestre di questo anno e quantomeno per il primo trimestre dell'anno prossimo determinando in maniera evidente anche un deterioramento  dei crediti.

E per le imprese italiane cosa rimarrà? Ben poco, molto poco, troppo poco! Quasi di sicuro, almeno per il momento,  non potranno contare su linee di credito straordinarie e saranno costrette a corrispondere al sistema bancario lauti compensi per gli anticipi e lo smobilizzo di crediti commerciali. Gli interessi alti verranno giustificati dalle banche adducendo motivazioni note alla narrativa bancaria che trae spunto dalla difficoltà nel reperire risorse finanziarie dal mercato che comunque pretende saggi di interesse elevati per remunerare il capitale dato in prestito. Rimane comunque il fatto che si sono finanziate all'1%.

Intanto, secondo qaunto roportato dal sito finanziario www.wallstreetitalia.it, è proprio di oggi la notizia secondo la quale:

"gli istituti di credito dell'eurozona hanno mantenuto nella notte 347 miliardi di euro nella Banca centrale europea. Si tratta del record di depositi 'overnight' del 2011, che superano la quota di 346,4 miliardi raggiunta all'inizio di dicembre.
Le banche preferiscono l'Eurotower agli altri istituti perché non si fidano della loro capacità di restituire quanto prestato. La propensione a parcheggiare la liquidità bancaria nel porto sicuro della Bce, piuttosto che scambiarla sul mercato interbancario per farla defluire verso l'economia reale, segnala un aumento dell'avversione al rischio".  
 Sembrerebbe proprio che il calvario delle imprese italiane sia solo agli inizi. Merry crisis and a happy new fear





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