domenica 19 marzo 2017

GRAFICO AGGIORNATO: LO SPREAD TRA ITALIA E SPAGNA

Aggiornamento del post del 5 marzo scorso.
Il grafico in alto rappresenta l'andamento del rendimento dei titoli a 10 anni di Italia e Spagna.
Il grafico più in basso misura il differenziale di rendimento (spread) esistente tra i due titoli, da qualche mese a vantaggio della Spagna



PERCHE' SI FA SEMPRE PIU' CONCRETO (E IMMINENTE) IL RISCHIO CHE VENGANO AUMENTATE LE IMPOSTE DI SUCCESSIONE E DONAZIONE?

Come sapete e come ho spiegato diverse volte in questi pixel, dei cinque rischi capitali che potrebbero colpire i risparmiatori e di cui parlo da anni (codificando anche un protocollo di azione a difesa dei risparmi) ,  quello più concreto (dopo il bail-in delle banche) è dato dall'inasprimento delle imposte di successione e donazione. 
A questo proposito, il blog ospita già molti articoli e molte analisi rivolte proprio a chi vuole farsi un'idea dello scenario che potrebbe delinearsi a seguito di un'eventuale riforma dell'imposizione successoria.
Questi ne sono alcuni:

L'Italia, da questa tipologia di tassazione incassa poco più di 600 milioni di euro all'anno. Un'inerzia a confronto di altri paesi europei.
Andando nel sito dell'Ocse è possibile fare un confronto, del gettito derivante da questa tipologia di imposizione, nei vari paesi europei.
I dati al 31 dicembre 2015, dicono questo:
Come vedete, l'Italia dall'imposizione delle successioni e donazioni ottiene un gettito quasi trascurabile, rispetto agli altri paesi europei.
Dato quanto sopra, fare una previsione su quanto l'Italia potrebbe estrarre da un'eventuale (e probabile) riforma della tassazione è un esercizio assai arduo. Tuttavia si dovrebbe tener conto che il privilegio riconosciuto all'Italia mal concilia con:

venerdì 17 marzo 2017

GRAFICO: RENDIMENTO US 2Y GOV. BOND AL TOP DA NOVE ANNI (E CURVA APPIATTITA)

Il rendimento del titolo di stato Usa a due anni è sui livelli massimi di 9 anni.


Non è altrettanto per il decennale Usa, a dimostrazione che si sta assistendo ad un appiattimento della curva dei rendimenti Usa. Infatti, se al grafico precedente aggiungiamo il rendimento del decennale, otteniamo questo


Il rendimento del decennale è sui livelli del 2014, mentre, come abbiamo detto, il rendimento del titolo a due anni è sui livelli del 2008. Infatti, il grafico più in basso segnala la riduzione del differenziale di rendimento tra i due titoli, a testimoniare, appunto, l'appiattimento della curva

QUALCHE CONSIDERAZIONE SUL FUTURO DEL CAMBIO EUR/USD

Qualche giorno fa, in un post precedente, avevo spiegato  la relazione esistente tra il differenziale di rendimento tra i titoli di stato Usa e Germania e il cambio euro Usd.

Il post è questo:

LA DIVERGENZA DEI TASSI DI RENDIMENTO TRA USA E GERMANIA: RIFLESSI SUL CAMBIO E POSSIBILI SCENARI

Dopo la riunione della Bce della settimana scorsa e, soprattutto, della Federal Reserve di mercoledì scorso (dove si è deciso di aumentare i tassi dello 0.25%) si è assistito a un significativo rafforzamento dell'euro sul dollaro, con il cambio che è passato da 1.054 (dell'8 marzo 2017 a 1.0786 (mentre sto scrivendo).

Che è accaduto in questo breve peridio?

lunedì 13 marzo 2017

ITALIA, PRODUZIONE INDUSTRIALE ANCORA NELL'ABISSO

Prima di andare a vedere cosa ha comunicato oggi l'Istat, a proposito della produzione industriale industriale nel mese di gennaio, vale la pena dare un'occhiata a questi due grafici che ho aggiornato fino a tutto il 2016.

E' un grafico che confronta l'andamento della produzione industriale in Germania, area euro (a 19 paesi) e Italia, ponendo come base 100 il primo trimestre del 2000.
A proposito dell'Italia, più che il tracollo connesso alla crisi del 2009 e 2012, ciò che salta all'occhio è la dinamica della produzione,  in perfetta sintonia con uno scenario di desertificazione del tessuto industriale italiano.
La Germania ha recuperato i livelli precedenti la crisi, anche se la tendenza rimane stagnante.
L'area euro, che aggrega le dinamiche dei diversi paesi appartenenti alla moneta unica, ha anch'essa una dinamica stagnante ed è ben ldistante dai livelli precedenti alla crisi.

Il grafico successivo confronta la variazioni trimestrali della produzione industriale in Italia (linea blu scala destra) con la variazione del Pil rispetto all'anno precedente (colonne rosse scala destra)

domenica 12 marzo 2017

QUANDO ARRIVERA' LA PROSSIMA CRISI?

Non lo sappiamo, ma il grafico sembra suggerire che la prossima crisi si avrà in occasione della fine del ciclo di rialzo dei tassi da parte della Fed. Almeno così è accaduto in quasi tutti i cicli precedenti.
La tabella in seguito riportata, invece, offre uno spaccato delle performance delle asset class considerate, in occasione dei precedenti cicli di rialzo dei tassi Usa. Il fatto che sia andata come vedete non implica necessariamente che andrà così anche questa volta. Tuttavia è possibile fare delle considerazioni anche in relazione al mutato contesto socio economico globale, rispetto al passato (e' evidente: l'ambiente economico degli anni '70,  '80 o '90 non è paragonabile a quello attuale). Le faremo in un prossimo post.

sabato 11 marzo 2017

COME PROTEGGERE UN PORTAFOGLIO OBBLIGAZIONARIO DAL RIALZO DEI TASSI (PARTE 2)

In un post precedente abbiamo visto in che modo il rialzo dei tassi può incidere su un portafoglio obbligazionario, determinando delle perdite.
Cerchiamo di capire come dovrebbero essere gestiti i portafogli obbligazionari in un ambiente di tassi in rialzo, come quello che si sta manifestando da qualche mese.
Faccio una breve premessa: il miglior modo per gestire il rialzo dei tassi è sempre quello della diversificazione, considerando nei portafogli anche asset reali e azioni. Questo perché se è vero che l'aumento dei tassi dipende dal miglioramento dell'inflazione, è altrettanto vero che l'inflazione dipende dal miglioramento dell'attività economica. Di conseguenza, il rafforzamento della crescita economica incide sugli utili delle imprese e quindi anche sui prezzi delle azioni. Ciò che è avvenuto sui mercati negli ultimi mesi ne costituisce l'evidenza.  Fatta questa doverosa e scontata precisazione, cerchiamo ora di comprendere in che modo i portafogli obbligazionari possono affrontare un ambiente di tassi in salita (o per lo meno attesi in questa direzione). A tal riguardo si suggerisce di leggere la prima parte dell'analisi che trovate QUI

La prima cosa da fare è ridurre la duration del portafoglio. Come abbiamo detto nel post precedente, i titoli a tasso fisso con scadenze lunghe sono molto più sensibili alla variazione dei tassi, rispetto alle scadenze brevi.
Esemplificando in maniera brutale, ecco cosa è avvenuto a due titoli di stato negli ultimi mesi: uno ha scadenza 2018 e l'altro 2026.

I RENDIMENTI A 10 ANNI, IN ALCUNI PAESI EUROPEI, NELL'ULTIMA SETTIMANA (10/03/2017)

Il grafico che vedete rappresenta la dinamica (ascendente) dei rendimenti a 10 anni nei principali paesi dell'Eurozona (Italia, Germania, Francia e Spagna), nella settimana conclusa il 10 marzo

Il grafico successivo, invece, essendo con base 100 all'inizio della settimana, osserva il fenomeno da un'altra prospettiva. In particolare viene evidenziato l'incremento percentuale che ha avuto il rendimento da inizio settimana



giovedì 9 marzo 2017

IL COMUNICATO STAMPA DELLA BCE DEL 09/03/2017

Di seguito il comunicato stampa della Bce, a seguito della riunione del Consiglio Direttivo che ha lasciato i tassi invariati e confermato il QE (come da attese)

"Nella riunione odierna il Consiglio direttivo della BCE ha deciso che i tassi di interesse sulle operazioni di rifinanziamento principali, sulle operazioni di rifinanziamento marginale e sui depositi presso la banca centrale rimarranno invariati rispettivamente allo 0,00%, allo 0,25% e al -0,40%. Il Consiglio direttivo continua ad attendersi che i tassi di interesse di riferimento della BCE si mantengano su livelli pari o inferiori a quelli attuali per un prolungato periodo di tempo e ben oltre l’orizzonte degli acquisti netti di attività.
Quanto alle misure non convenzionali di politica monetaria, il Consiglio direttivo conferma che continuerà a condurre gli acquisti nell’ambito del programma di acquisto di attività (PAA) all’attuale ritmo mensile di 80 miliardi di euro sino alla fine di questo mese e che da aprile intende proseguire gli acquisti netti a un ritmo mensile di 60 miliardi di euro sino alla fine di dicembre 2017 o anche oltre se necessario, e in ogni caso finché non riscontrerà un aggiustamento durevole dell’evoluzione dei prezzi, coerente con il proprio obiettivo di inflazione. Contestualmente agli acquisti netti sarà reinvestito il capitale rimborsato sui titoli giunti a scadenza acquistati nel quadro del PAA. Se le prospettive diverranno meno favorevoli o se le condizioni finanziarie risulteranno incoerenti con ulteriori progressi verso un aggiustamento durevole del profilo dell’inflazione, il Consiglio direttivo è pronto a incrementare il programma in termini di entità e/o durata."
Per quanto riguarda l'inflazione, la BCE ha rilevato un’accelerazione e ma ha anche sottolineato come al netto delle volatili componenti di energia e alimentare l’aumento dei prezzi al consumo resta contenuto. «Non vediamo - ha detto - un trend convincente di rialzo dell’inflazione sottostante». Lo staff della Bce ha rivisto fortemente al rialzo le stime di inflazione per il 2017 da 1,3 a 1,7% e di poco (da 1,5 a 1,6%) quelle per il 2018, mentre ha lasciato invariata all’1,7% la stima per il 2019.

mercoledì 8 marzo 2017

GRAFICO: IL RENDIMENTO DEL BUND E L'INFLAZIONE

Un grafico che aiuta a capire (semmai ce ne fosse ancora bisogno) la distorsione esistente tra i rendimenti dei titoli di stato e l'inflazione.
Nel caso in esame, ho messo sul grafico (anche se non troppo affinato, ma comunque ampiamente utile a comprendere) l'inflazione della zona euro e il rendimento del titolo di stato tedesco a 5 anni.
Si osserva la stretta correlazione esistente tra il rendimento del titolo (linea rossa) e il tasso di inflazione (anno su anno), perlomeno fino ad aprile del 2016. Successivamente l'inflazione migliora, ma il rendimento del titolo resta confinato nello spazio siderale dei rendimenti negativi.
Ora, i più sapientoni potrebbero sostenere che il bund, essendo considerato un safe asset, possa incorporare il rischio di rottura dell'eurozona, o che le attese di inflazione a 5 anni siano  assai più modeste rispetto ai livelli attuali, ma a parer mio non esiste una spiegazione logica, univoca e razionale che possa giustificare (nel contesto attuale, per quanto complesso) la distorsione evidenziata nel grafico.



Aggiornamento

martedì 7 marzo 2017

COME PROTEGGERE UN PORTAFOGLIO OBBLIGAZIONARIO DAL RIALZO DEI TASSI (PARTE 1)

Come noto e come è stato anticipato (da almeno sei mesi) in questo blog, un po' in tutto il mondo si sta assistendo ad un miglioramento delle metriche economiche e dell'inflazione.
Al clima costruttivo contribuiscono diversi fattori:
  • Dati macro che confermano il buon momento e lo slancio per l'economia globale;
  • I prezzi delle materie prime e del petrolio, risaliti notevolmente dai minimi di febbraio dello scorso anno, che incidono sull'inflazione;
  • Le attese per  misure di espansione economica e fiscale della nuova amministrazione Usa che, verosimilmente, avranno impatto in un cotesto (quello Usa) di bassa disoccupazione, e quindi potenzialmente in grado di incidere sulla dinamica dei salari e quindi sull'inflazione.
Al fine stabilire un quadro più esaustivo, di seguito sono riepilogati i dati sull'inflazione in Usa, Euozona, Giappone e Cina.



Come si osserva dai grafici, ad eccezione del Giappone, tutte le aree hanno raggiunto o superato il 2% di inflazione.
Il miglioramento delle metriche di inflazione, si traduce in un rialzo dei rendimenti delle obbligazioni e dei titoli di stato.

Nel grafico si sono considerati i titoli decennali di  Spagna, Italia, Germania, Usa e Francia. E' ben visibile il rialzo dei rendimenti a partire da agosto/settembre del 2016, quando sono iniziate a migliorare le attese di inflazione. Al rialzo dei rendimenti, ovviamente, non contribuisce solo l'inflazione, ma anche altri fattori come ad esempio il quadro politico nel paese, la percezione dei mercati sulla sua solvibilità, o le attese per politiche monetarie meno espansive ( nel caso della Bce) o più restrittive (nel caso della FED).

Il rialzo dei rendimenti ha riguardato anche le scadenze  brevi, ad eccezione  di parte dell'eurozona, dove il titolo tedesco a due anni, ad esempio,  continua ad offrire rendimenti ferocemente negativi -0.90%.
Fatto è che  il miglioramento dell'inflazione incide sui rendimenti dei titoli di stato e delle obbligazioni, che salgono.

Dato che esiste una relazione inversa tra i tassi di interesse e i prezzi delle obbligazioni, ne consegue che all'aumentare dei tassi diminuiscono i prezzi delle obbligazioni e viceversa.

GRAFICO: I RENDIMENTI A 10 ANNI IN ALCUNI PAESI DELL'EUROZONA

Il grafico rappresenta l'evoluzione dei rendimenti a 10 anni in alcuni paesi della zona euro (Germania, Francia, Spagna e Italia). Da notare che il rendimento del decennale Italiano, con la BCE (ancora)in piena espansione, è sui livelli di ottobre 2014, cioè prima dell'annuncio del quantitative easing da parte della banca centrale, avvenuto a fine gennaio 2015.

Il grafico sotto, invece, rappresenta la dinamica degli spread nei confronti del bund  10Y.
Italy is back....

lunedì 6 marzo 2017

IL "MOMENTO MAGICO" DELL'ITALIA STA PER TERMINARE

Frequentare il data base dell'Ocse è sempre piacevole, quanto si deve analizzare qualche dato, ed è anche molto pratico perché in un unico sito sono raccolte moltissime informazioni economiche di un gran numero di Paesi, senza impazzirsi a cercarle in ogni singolo stato.

Qualcuno, evidentemente perfetto analfabeta economico, in occasione dell'aggiornamento del  consueto grafico dell'andamento del PIL dei paesi del G7 (il grafico è quello che vedete alla fine dell'articolo), ha dubitato della metodologia di costruzione del grafico.
In particolare, ha osservato  che partire dal 2008 è fuorviante, in quanto, rispetto ad altri paesi considerati, l'Italia ha subito una doppia recessione (e quindi? mica è colpa mia). Questo, evidentemente, a suo parere, dal 2014 (anno in cui l'Italia è uscita dalla recessione), inficia il confronto con altri paesi considerati nel grafico. Insomma, il lettore, evidentemente poco abituato a vedere le cose come stanno, sembrerebbe affermare che la latente crescita dell'Italia sia un'illusione ottica, più o meno.

Allora, anche per aggiornare un grafico precedentemente proposto in questi pixel, sono andato alla scoperta di quello che si sapeva già  (lo so, direte che ho tempo da perdere, ma non è così) ed è uscito fuori il bel disegnino che vedete:
I paesi considerati sono quelli desumibili del database dell'Ocse, eccetto alcuni (Irlanda e Islanda, ad esempio) per i quali non sono stati ancora aggiornati i dati dell'ultimo trimestre 2016. Il grafico analizza la crescita del PIL dal 2014 (anno in cui l'Italia è uscita dalla recessione) a tutto il 2016, e si evince che la crescita del nostro paese è stata assai modesta. Nel periodo considerato solo Finlandia e Grecia hanno fatto peggio dell'Italia.

domenica 5 marzo 2017

GRAFICO: LO SPREAD TRA ITALIA E SPAGNA

IL grafico che vedete in seguito, rappresenta l'evoluzione del rendimento del titolo decennale di Italia (linea rossa) e Spagna (linea blu).
I rendimenti dei due titoli, negli ultimi anni, sono stati del tutto analoghi. Durante la crisi del 2011/2012, sebbene i rendimenti fossero decisamente più alti, il decennale italiano offriva rendimenti più contenuti, a dimostrazione del fatto che i mercati percepivano un minor rischio paese nell'Italia.

Negli ultimi mesi (a partire da luglio) le posizioni si sono invertite, e i rendimenti spagnoli sono più contenuti di quelli italiani, a conferma di una minor fiducia nei confronti del nostro paese.
Infatti, dal grafico sopra si può derivare questo secondo grafico, che misura lo spread, ossia il differenziale tra il rendimento dei titoli italiani e spagnoli, da luglio a netto vantaggio dei secondi
 
Come si può osservare dal grafico seguente, il vantaggio della Spagna sull'Italia riguarda stabilmente tutta la curva dei rendimenti.

sabato 4 marzo 2017

LA DIVERGENZA DEI TASSI DI RENDIMENTO TRA USA E GERMANIA: RIFLESSI SUL CAMBIO E POSSIBILI SCENARI

Cari amici,
parliamo del differenziale di rendimento tra i titoli di stato Usa e quelli tedeschi. Non scopriamo nulla di nuovo, ma vederne graficamente l'andamento potrebbe aiutarvi a svolgere qualche ulteriore considerazione sulla divergenza dei rendimenti e anche sul cambio Eur/Usd.

Partiamo da questo semplice grafico che rappresenta la dinamica dei rendimenti dei titoli di Stato Usa a  2 anni e quelli tedeschi, sempre a 2 anni (ovvio).


Il grafico parte dal 2007 (10 anni).
Come vedete, la cosa che salta immediatamente nell'occhio è la caduta dei rendimenti nel 2008, in concomitanza con la recessione. Ma questo aspetto ci dice poco ai fini del ragionamento.

martedì 14 febbraio 2017

USA VS EUROPA (GRAFICO)


La performance dell'indice S&P 500 total return e dello Stoxx Europe 50 total return



LA FOLGORANTE RIPRESA DELL'ITALIA (GRAFICO AGGIORNATO AL IV TRIMESTRE 2016)

Come di consueto ho provveduto ad aggiornare l'ormai celebre (e mitico) grafico sulla crescita del Pil dei paesi del G7 e Eurozona (a 19 Paesi). I dati riportati nel quarto trimestre del 2016, nella maggior parte dei casi, sono quelli relativi alla prima lettura del Pil. Pertanto il grafico verrà ulteriormente aggiornato nelle prossime settimane, con i dati definitivi. Per quanto riguarda il Canada, il dato sul Pil del quarto trimestre verrà comunicato nelle prossime settimane. Quindi, successivamente, procederò ad un aggiornamento complessivo.
Per gli ultimi arrivati, è utile ricordare che si tratta della performance del PIL dei paesi considerati, ponendo come base 100 il primo trimestre del 2008.


Tutti i paesi sono tornati sopra i livelli precedenti la crisi (perfino l'Area euro a 19 paesi). Tutti tranne l'Italia, che naviga ancora nell'abisso. 

venerdì 23 dicembre 2016

ANALISI DEL SALVATAGGIO DI MONTE PASCHI: LE QUESTIONI ANCORA APERTE (E DA CHIARIRE)

Relativamente al salvataggio di Mps, ad integrazione dei due post precedenti (QUESTO e QUESTO), vale la pena chiarire alcuni aspetti desumibili dal comunicato stampa emesso dal Governo dopo il Consiglio dei Ministri svoltosi nella notte.

Come detto il decreto prevede la garanzia statale per rafforzare la capacità della banca di approvvigionarsi di liquidità (l'intervento era già stato autorizzato dalle autorità europee lo scorso luglio):
 Il Tesoro potrà rilasciare alle banche che lo chiedono una garanzia su nuove obbligazioni da emettere, a fronte del pagamento di una commissione. Grazie alla garanzia pubblica, le obbligazioni emesse dalle banche presenteranno per il sottoscrittore il grado di rischio dello Stato e non quello della banca emittente. In questo modo le banche potranno avere accesso al mercato anche se sottoposte a tensioni e reperire le risorse finanziarie di cui avessero bisogno a condizioni analoghe a quelle dello Stato italiano. L’accesso alla liquidità potrà essere assicurato anche attraverso un altro tipo di garanzia statale, sui finanziamenti di emergenza che la Banca d’Italia erogasse per fare fronte alla crisi di liquidità di una banca (cosiddetta ELA – Emergency Liquidity Assistance). Le condizioni di rilascio delle garanzie sono state concordate preventivamente con la Commissione europea.
Il secondo perimetro di intervento del decreto riguarda il rafforzamento patrimoniale delle banche in difficoltà:

BREAKING NEWS: IL GOVERNO APPROVA IL DECRETO A SOSTEGNO DELLE BANCHE ( E DI MPS)

Preso atto del fallimento dell'aumento di capitale di Mps, il Governo ha appena approvato il decreto a sostegno delle banche in difficoltà e nello specifico di MPS.
I pochi dettagli che si conoscono sono stati comunicati durante la scarna conferenza stampa tenuta da Gentiloni e  Padoan (qui il video http://www.governo.it/media/conferenza-stampa-del-consiglio-dei-ministri-n-5/6409)
Posto il fatto che lo schema di salvataggio dovrà essere autorizzato dalle autorità europee, durante la conferenza stampa Padoan ha affermato che le obbligazioni subordinate saranno convertite in azioni (burden sharing) e per i risparmiatori retail (immagino quelli con profilo di rischio non adeguato) dovrebbe essere attivata  una procedura di ristoro gestita dalla banca, e quindi indennizzati attraverso l'assegnazione di obbligazioni ordinarie.
Nel frattempo la CONSOB, per la giornata del 23 dicembre, ha sospeso la negoziazione di tutti i titoli MPS.
Non appena saranno noti ulteriori dettagli aggiornerò il post.

martedì 20 dicembre 2016

MA LE BANCHE ITALIANE NON ERANO SOLIDISSIME?

Dopo mesi e mesi (anzi, anni e anni) di omertà sullo stato di salute delle banche italiane, ecco che il Governo appronta un piano di salvataggio di 20 miliardi (equiparabile a una robusta manovra finanziaria) per salvare le banche in difficoltà.
Come sapete, in questo blog si è scritto molto a proposito della salute delle banche in difficoltà: ad esempio, nell'ultimo anno, si legga QUI, QUI, QUI, QUI E QUI ma anche altrove.

Come chiarito ieri dal ministro Padoan durante la conferenza stampa, il pacchetto di 20 miliardi ha carattere precauzionale (si vabbè....ovvio che non possono dire che è assolutamente necessario) e più precisamente:

  • E' costituito da una linea di garanzia sulla liquidità a favore delle banche (intervento già autorizzato dalla Ue lo scorso luglio. Lo abbiamo detto QUI);
  • E' costituito da una linea di capitali che verranno utilizzati per la ricapitalizzazione delle banche in difficoltà, a partire da Mps, ma il perimetro di azione potrebbe essere esteso anche alle altre banche: Popolare di Vicenza, Veneto Banca, Banca Carige e le quattro banche risolte a novembre 2015(Carichieti, Cariferrara, Banca Marche, e Banca Etruria)
  • Il pacchetto potrebbe essere accompagnato da forme di indennizzo per i piccoli investitori  che hanno acquistato, a suo tempo, titoli senza il loro profilo di rischio fosse adeguato.
Quest'ultimo aspetto (ossia il ristoro per alcune categorie di obbligazionisti azzerati), unitamente alle parole utilizzate dal Ministro Padoan durante la conferenza stampa (il ministro ha detto che l'eventuale intervento dello Stata avverrà nel rispetto delle regole europee), lascia supporre che si dovrebbe procedere con il burden sharing (nel caso di banche solvibili) che prevede comunque il contributo di azionisti e obbligazionisti, prima dell'intervento dello Stato, senza che questo determini la violazione delle regole sugli aiuti pubblici. Se tutto filasse liscio, l'intervento dello Stato sarebbe limitato a 200 milioni di euro. Ma come sapete, le sorti di tutto il salvataggio di Monte Paschi ( e quindi anche l'intervento statale) ruota intorno ai 40.000 obbligazionisti che dovrebbero convertire, su base volontaria, i propri titoli. 

Come riferisce La Stampa, sembrerebbe che la soluzione privata non stia decollando e che il fondo del Qatar (originariamente interessato all'aumento) abbia rinunciato definitivamente all'operazione:

mercoledì 14 dicembre 2016

GRAFICO DEL GIORNO: IL RAPPORTO OCCUPATI/POPOLAZIONE NEI PAESI OCSE

Quello che segue è un grafico che esprime il livello di occupazione in rapporto alla popolazione, per ciascun paese considerato.
Si potrebbero fare infinite considerazioni, anche alla luce delle condizioni in cui versa l'Italia...Ma ogni ragionamento si scontra con la realtà dei fatti, che tende a demolire le speranze di ripresa di questo paese. Almeno nel contesto attuale e in questo ambiente.


sabato 10 dicembre 2016

CONTI PUBBLICI: LA PESANTISSIMA EREDITA' LASCIATA DAL GOVERNO RENZI

Non solo l'immobilismo sul fronte della crisi delle banche italiane (di cui ho detto QUI), ampiamente sottovalutata dal governo Renzi, e gli scarsissimi risultati sul fronte della crescita economica, nonostante condizioni esterne irripetibili; ma anche conti pubblici fortemente deteriorati in un ambiente connotato da scarse speranze sul fronte della crescita.
L'articolo che segue è tratto da L'Huffington post e fa il punto della situazione.
Cosa lascerà la befana del presidente Renzi? L'Iva al 25% nel 2018 e al 25,9% nel 2019. Le mance elettorali contenute nella manovra sono state inutili considerata la vittoria del No al referendum costituzionale. Eppure le mance rimangono. Nel contempo rimangono due cose: l'azzeramento del deficit strutturale di bilancio nel 2019 e il rinvio dell'aumento dell'Iva.
Che significa? Che il futuro presidente del Consiglio (Renzi stesso, Padoan, Grasso o Franceschini) dovrà trovare 19 miliardi nella prossima manovra per il 2018 e 23 miliardi nella manovra per il 2019. Altrimenti scatteranno le clausole di salvaguardia. Dove troverà quei soldi? Facendo tagli oppure mettendo nuove tasse: infatti non potremo più rinviare l'aumento dell'Iva emettendo altro debito perché dobbiamo ridurre fino ad azzerarlo nel 2019 il deficit strutturale di bilancio. Vediamo come si è arrivati a questa situazione attraverso tre spunti.
1) Legge di bilancio disattende impegno di maggio di Padoan con Moscovici e Dombrovskis: deficit 2017 sale da 1,8 a 2,3%.

giovedì 1 dicembre 2016

PROSEGUE IL RIALZO DEI TASSI DELLE OBBLIGAZIONI: QUALI PROSPETTIVE?

Nella riunione di  ieri a Vienna, l'Opec ha raggiunto l'accordo per tagliare la produzione di petrolio di 1.2 milioni di barili al giorno. Il prezzo del petrolio, nella giornata di ieri, è balzato di quasi il 9%.
Gli operatori sembrano concentrati nel comprendere se i paesi aderenti al cartello rispetteranno le quote assegnate. A tale proposito è stato istituito un comitato che dovrà vigilare affinché vengano rispettati gli accordI. La Russia ha  dichiarato che aderirà all'accordo, con un taglio graduale di 300 mila barili, entro la prima metà del 2017. Tuttavia,  il prossimo 9 dicembre, a Doha, si terrà un vertice tra paesi Opec e non Opec e solo a quel punto si potranno fare i conti sul reale impegno (600 mila barili al giorno, compresa la Russia) da parte di altri paesi non aderenti al cartello. I dubbi sulle aspettative che non venga rispettato l'accordo, sono supportati anche dalla ripresa delle estrazioni da parte della aziende Usa operanti negli scisti bituminosi. Infatti, con il petrolio a 50 dollari e con l'efficientamento avviato anni fa e proseguito anche con i prezzi bassi, molte imprese potrebbero trovare convenite riattivare le estrazioni sospese. Questo, potrebbe contribuire a far deragliare l'accordo.
Inoltre, la politica economica della nuova amministrazione Usa sembra orientata a non porre troppi limiti ambientali, rendendo più profittevole il business dei frackers

martedì 29 novembre 2016

JUNCKER: "SMETTETELA DI INDIRE REFERENDUM SULL'EUROPA, PERCHE' L'ELETTORATO VOTEREBBE PER USCIRE"

Signore e Signori, musica e parole di Jean Claude Juncker, Presidente della Commissione Europea.

Bono er vino....


Qui trovate l'articolo e il video originali

PERCHE' GLI ULTIMI GOVERNI SONO GRAVEMENTE RESPONSABILI DELLA CRISI DELLE BANCHE ITALIANE?

In un articolo pubblicato qualche giorno fa sul Financial Times, si è letto che "Alti funzionari e banchieri dichiarano che fino a otto banche italiane rischiano il fallimento se Renzi perde il referendum costituzionale".
Il messaggio che si vuole far passare, a pochi giorni dal referendum, è che l'eventuale affermazione del NO indurrebbe Renzi alle dimissioni, rallentando così i tentativi del governo finalizzati a stabilizzare le banche italiane in difficoltà. Perlomeno fino alla nascita di un nuovo esecutivo.

Al netto del fatto che le misure adottate dal governo (principalmente attraverso le soluzioni "private", con la nascita di Atlante 1 e Atlante 2) appaiono del tutto insufficienti per stabilizzare il sistema bancario, c'è da dire che queste rischiano addirittura di aggravare la situazione, proprio perché sono articolate coinvolgendo altre banche sane, che rischiano così di indebolirsi,  per soccorrerne altre gravemente malate.

La vicenda bancaria di questi anni verrà raccontata nei libri di storia come il trionfo della negligenza e dell'improvvisazione dei governati. Negligenza reiteratamente e colpevolmente manifestata andando in giro per il mondo urlando ai quattro venti la solidità delle banche italiane.
Gli esempi che seguono, sono solo alcuni dei tanti che si possono recuperare in rete.

lunedì 28 novembre 2016

LA PERFORMANCE A 10 ANNI DEGLI INDICI MSCI IN VARI PAESI

Il grafico che segue rappresenta la performance a 10 anni degli indici Msci nei vari paesi. Gli indici sono stati normalizzati a 100, con data novembre 2006. Come vedete l'Italia si becca un sobrio -41%



giovedì 24 novembre 2016

TASSI D'INTERESSE DELLE EMISSIONI GOVERNATIVE


Dati al 18/11/2016


TUTTO PRONTO PER L'AUMENTO DEI TASSI USA

Gli ultimi dati macro usciti negli USA confermano che la Fed, nella riunione di dicembre, dovrebbe aumentare i tassi. Le aspettative sono confermate anche dalla forza del dollaro che esercita pressioni sul prezzo dell'oro, che scende. I tassi sull'obbligazionario USA salgono, trascinando al rialzo anche quelli europei. Nel caso dell'Italia, il rialzo dei tassi riflette anche l'incertezza del referendum del prossimo 4 dicembre, oltre le deboli prospettive di crescita.
Il grafico di seguito riportato, rappresenta la stretta correlazione esistente tra il governativo USA a due anni e le aspettative sul rialzo dei tassi, ormai giunte al 100%. Sul tema, leggi anche qui http://www.vincitorievinti.com/2016/11/trump-la-fed-e-la-bce-quali-prospettive.html  
La tabella che vedete in seguito,invece, rappresenta le previsioni di Societè Generale sul rialzo dei tassi Usa e sul cambio Euro/Usd
La banca francese si attende tre rialzi di tassi, da parte della Fed, entro la fine del 2017. La parità tra Eur/Usd dovrebbe essere raggiunta nel primo trimestre 2017. Poi, sempre secondo SG, si assisterebbe a un progressivo rafforzamento dell'euro nei confronti del biglietto verde.
Il rafforzamento dell'euro, rifletterebbe la politica monetaria meno accomodante, da parte della Bce, nel corso del 2017(economia, mercati e inflazione permettendo).
Tutte cose che avete potuto leggere qui http://www.vincitorievinti.com/2016/10/ipotesi-tapering-da-parte-della-bce.html (con molto anticipo)


mercoledì 23 novembre 2016

BANCHE, REFERENDUM E ZONA EURO: LA MATTANZA CONTINUA

Per l'aumento di capitale di Unicredit si parla di 13/18 miliardi di euro, e prendono sempre più consistenza le voci secondo le quali si starebbe studiando la conversione volontaria (?) di obbligazioni subordinate. Per salvare Mps, di miliardi, ne occorrono 5. E saliamo a 23 mld. Io ne avevo ipotizzati circa una cinquantina per mettere in sicurezza le banche italiane. Se prendete carta e penna, vedrete che i conti tornano. E sono multipli che il mercato difficilmente riuscirebbe ad assorbire. Anzi, non ce la farebbe proprio. Non allo stato attuale. Diciamo che è una potenza di fuoco che solo uno Stato (sufficiente robusto) potrebbe permettersi. Sul tema leggi Prima che arrivi una crisi bancari seria.
Ma i malanni, come si dice, non vengono mai soli.
Come segnala Investire Oggi Anche i bond senior delle banche potrebbero essere inclusi in un eventuale bail in bancario. Fino a ieri si pensava che questa categoria di titoli emessi dalle banche fossero immuni da eventuali operazioni di salvataggio delle banche, ma dal prossimo anno qualcosa potrebbe cambiare.