venerdì 27 maggio 2016

GUEST POST: LE CONSEGUENZE INDESIDERATE DEI TASSI NEGATIVI

Vi segnalo un interessante articolo, tratto dal sito Bond Vigilantes, che analizza gli  effetti indesiderati dei tassi negativi.

Nel frattempo, è utile segnalare anche che in Giappone, nonostante stampino come se non ci fosse un domani, l'inflazione, ad aprile, si è attestata a -0,3% su base annua, in calo rispetto a -0,1% del mese precedente. Gli analisti si aspettavano però un calo maggiore a -0,4%. Escluse le componenti più volatili, come cibo ed energia, l'inflazione core è rimasta stabile allo 0,7%, in linea con le aspettative del mercato.

Il grafico che segue illustra la dinamica dell'inflazione e del bilancio della Bank of Japan


Quello che segue, invece, è un grafico che rappresenta la curva dei rendimenti. Mentre la tabella successiva mostra i rendimenti dei titoli di stato alle rispettive scadenze.


Buona lettura.

venerdì 20 maggio 2016

TASSI USA, VERSO IL RIALZO A GIUGNO?

La lettura delle minute dell'ultima riunione del Fomc e alcuni dati che sono giunti negli ultimi giorni dal fronte macro (inflazione, consumi ecc), suggeriscono che la FED, nella prossima riunione di metà giugno, potrebbe aumentare i tassi di interesse.
Come segnalato in un precedente articolo, benché l'ambiente esterno potrebbe risultare poco favorevole (a giugno ci sarà il referendum sul Brexit e poi si voterà in Spagna), con il miglioramento di alcuni indicatori macro, le minute della Fed relative alla riunione di aprile indicano la possibilità di un rialzo dei tassi nella riunione di giugno
 I verbali dell'ultima riunione Fed datata 26-27 aprile ha visto diversi partecipanti giudicare appropriato di incrementare il tasso sui Fed Funds a giugno nel caso in cui dovessimo assistere a un rialzo della crescita economica nel secondo trimestre, a un nuovo rafforzamento del mercato del lavoro e a progressi del tasso di inflazione in direzione del target del 2%", si legge nei verbali. Dichiarazioni a favore di una stretta nel prossimo meeting, dati permettendo, erano arrivate negli ultimi giorni da Dennis Lockhart, presidente della Fed di Atlanta, e da John Williams, n.1 del distretto di San Francisco; entrambi hanno sottolineato che resta sul tavolo l'ipotesi di due o più rialzi entro la fine dell'anno.(fonte
 Con la pubblicazione delle minute della Fed, quindi, sono aumentate le probabilità di un aumento dei tassi.

La possibilità dell'aumento dei tassi, è stata immediatamente  incorporata anche nei rendimenti dei titoli di stato Usa

E dal dollaro, che si è rafforzato contro le principali valute.

Nel frattempo vale la pena osservare il differenziale di rendimento tra i titoli di stato Usa e quelli tedeschi
E' ovvio che i dati macro che usciranno nelle prossime settimane (e le condizioni finanziarie) saranno determinanti ai fini del possibile aumento dei tassi

mercoledì 18 maggio 2016

PRIMA CHE ARRIVI UNA CRISI BANCARIA (SERIA)

Il 2016 è iniziato con una forte pressione sulle banche e pur non avendo riguardato solo quelle italiane, queste, in borsa,  sono risultate più colpite rispetto a alle banche europee.

Alla base del sentiment negativo sulle banche italiane, ci sono fattori ben noti:
  • la risoluzione delle 4 banche dello scorso novembre ha generato un clima di sfiducia dei risparmiatori e degli operatori; 
  • l'entrata in vigore delle norme sul bail-in ha accentuato la sfiducia e la tensione su quelle banche percepite meno solide e, più in generale, su tutto il comparto bancario;
  • la scarsa redditività del sistema bancario, anche per via dei bassi tassi di  interesse; 
  • il fardello delle sofferenze bancarie che stenta a stabilizzarsi, anche a causa della ripresa stagnante dell'Italia che certamente non aiuta; 
  • il contesto globale di bassa crescita e le tensioni sui mercati finanziari;
  • il peso dei titoli di debito pubblico in pancia alle banche italiane, che le rende ancor più vulnerabili. 
Sotto questo ultimo fronte, aiuta molto le manovre espansive della Bce che schiaccia i rendimenti e quindi mantiene i prezzi elevati. Ma nelle settimane passate, su iniziativa tedesca, si è affacciata la possibilità di porre un limite all'acquisto dei titoli di stato da parte delle banche commerciali, e questo ha sicuramente contribuito al deterioramento del sentiment.

Fatto è che la fragilità del sistema bancario è ormai riconosciuta anche dagli stessi fondatori del fondo Atlante: il fondo nato per soccorrere le banche impegnate negli aumenti di capitale, con la funzione "accessoria" di favorire anche lo smobilizzo dei Npl dai bilanci delle banche. Il quale Atlante, come noto, ha avuto difficoltà nel raccogliere i capitali preventivati (4.5 miliardi raccolti, contro i 6 originariamente previsti) e che ha già impegnato 1.3 miliardi di euro per l'aumento di capitale della Popolare di Vicenza e potrebbe impegnarne ancora uno per l'aumento di Veneto Banca. Secondo autorevoli commentatori, l'intervento di Atlante nell'aumento di capitale della Popolare di Vicenza ha evitato il baratro, proprio perché ha evitato che il fallimento dell'aumento di capitale della banca veneta innescasse un effetto domino.
Tuttavia, se da un lato Atlante ha evitato il disastro, dall'altro, le modeste dimensioni del fondo inducono a qualche dubbio e a qualche preoccupazione. Cosa potrebbe accadere se una banca di dimensioni un po' più grandi dovesse avere qualche problema? E' evidente che Atlante, perlomeno nella connotazione attuale, non avrebbe i mezzi necessari per intervenire. I dubbi sono stati espressi anche da varie agenzie di rating, che hanno sottolineato  che esistono possibili impatti negativi sul merito di credito delle banche che parteciperanno al fondo attivamente.

In effetti, il mercato non sembra essere tanto convito che le iniziative intraprese (dalle Gacs al fondo Atlante) possano ritenersi sufficienti  per la stabilizzazione del sistema bancario italiano, o parte di esso. Infatti, se osserviamo l'indice Ftse Italia All Share Bank, questo è ritornato quasi ai livelli precedenti la nascita del fondo Atlante e ben al di sotto dei livelli registrati in occasione dell'ampliamento del piano di acquisto titoli da parte della Bce, proprio a testimoniare il clima di sfiducia che circonda il comparto bancario italiano.
Alle preoccupazioni sopra espresse, si aggiungono anche quelle derivanti da un eventuale rallentamento economico più marcato di quanto previsto o, ancora peggio, da una futura recessione, che sarebbe affrontata dalle banche italiane in condizioni di fragilità in un contesto, quello italiano, altrettanto debole a causa dei noti problemi che affliggono l'Italia.

Contrariamente a quanto accadde in occasione della crisi del debito del 2011 e 2012, nel caso dovesse verificarsi una crisi bancaria, la Bce potrebbe  fare assai poco per arginare gli effetti che potrebbero prodursi.
A quell'epoca, il "whatever it takes" lanciato da Draghi a luglio del 2012 (che poi portò alla nascita dell'Omt) cambiò le sorti della della crisi e, quindi, anche della moneta unica, altrimenti destinata a dissolversi.
Nel corso degli ultimi anni la Bce ha cambiato volto. Profondamente. Fino a un paio di anni fa, era impensabile che la banca centrale potesse acquistare debito dei paesi appartenenti all'unione monetaria. Da oltre un anno, la Bce sta comprando debito pubblico, favorendo la caduta dei tassi di interesse. A questi acquisti, di recente, al fine di generare inflazione (necessaria per diluire i debiti) si sono sommati anche gli acquisti di obbligazioni corporate.
Ma questa volta è diverso.
Alla Bce non è consentito soccorrere i sistemi bancari dei vari paesi, se non attraverso la liquidità di emergenza (Ela). Ma poiché quella che sta investendo i sistemi bancari di alcuni paesi (tra cui l'Italia) non é una crisi di liquidità, ma una crisi di capitali (erosi dall'esplosione delle sofferenze), ecco che la Bce potrebbe fare assai poco nel caso dovesse verificarsi una vera e propria crisi bancaria, magari in occasione di una prossima recessione.
Poiché la fiducia sul sistema bancario è fattore fondamentale per una economia, in caso di crisi, dovranno essere gli Stati ad andare in soccorso dei rispettivi sistemi bancari. D'altra parte, le stesse norme previste dalla BRRD (Bank Recovery and Resolution Directive) prevedono la disapplicazione (almeno parziale) delle norme sul bail-in in caso di rischi per la stabilità finanziaria. Inoltre, perfino gli esponenti di di Bankitalia auspicano la sospensione e la modifica delle norme sul bail-in, proprio a causa degli effetti destabilizzanti che potrebbero innescarsi in caso di applicazione.. Lo stesso articolo 107 del Trattato di Lisbona dispone che possono considerarsi compatibili con il mercato interno gli aiuti di stato destinati "a porre rimedio a un grave turbamento dell'economia di uno Stato membro." 

Ed è il caso che interesserebbe l'Italia qualora dovesse verificarsi una crisi bancaria.

Quindi, posto il fatto che esistono gli strumenti per fronteggiare una crisi delle banche su ampia scala, in questo caso, sarebbe lo Stato che dovrebbe intervenire nel capitale delle banche. Ma lo stato italiano non ha soldi per poterlo fare.
Tuttavia, è anche vero che, nonostante l'economia stagnante e il debito pubblico ormai vicino al 135% del Pil, l'Italia non ha problemi a rinnovare il debito in scadenza; anzi, riesce anche a collocare i titoli a tassi eccezionalmente bassi, proprio grazie alle manovre espansive della Bce. Quindi, in buona sostanza, lo Stato (almeno al momento) non ha difficoltà a finanziarsi sul mercato per poter intervenire (temporaneamente) nel capitale delle banche che dovessero trovarsi in difficoltà.
Ma le manovre espansive della Bce non saranno eterne e ancorché la stessa Bce preveda che i tassi di interesse rimarranno bassi per un periodo prolungato, tra meno di un anno dovrebbe terminare il quantitative easing.
Non solo, ma la presidenza di Draghi alla Bce scadrà nel 2019. E' opinione di chi scrive che Draghi sarà sostituito da un tedesco, probabilmente Jens Weidmann, il falco a capo della Bundesbank. Se questo scenario dovesse verificarsi, sarebbe assai illusorio (e pericoloso) pensare che Weidmann possa avere la stessa abilità (possibilità/volontà) di Draghi nell'implementare politiche monetarie che stanno consentendo a stati di finanziarsi a tassi praticamente a zero. Anzi, proprio di recentemente, in Germania, si è aperto un fronte molto critico nei confronti dell'operato della Bce, accusata di danneggiare i risparmiatori tedeschi per via dei tassi eccezionalmente bassi.
Considerato che soluzioni private risultano di difficile applicazione (lo abbiamo visto con la nascita di Atlante, che non è riuscito a raccogliere i capitali originariamente previsti), data la finestra di opportunità aperta dalle manovre espansive della Bce, ritengo che l'Italia non dovrebbe lasciarsi sfuggire l'occasione di irrobustire il sistema bancario, visto che, come detto, l'opportunità aperta dagli interventi di politica monetaria si traduce nella possibilità di finanziarsi a tassi eccezionalmente bassi, senza riscontrate problemi di domanda nel collocamento di titoli. 

E' chiaro che una soluzione del genere, oltre a comportare uno scontro con Bruxelless (e quindi? chi se ne frega), comporterebbe un'implicita ammissione di colpevolezza da parte della classe politica, responsabile, in tutti questi anni, di aver inopportunamente decantato la solidità (latente) del sistema bancario  (o parte di esso) e di aver sottovalutato le varie problematiche che affliggono il sistema bancario italiano.

Tuttavia andrebbe ricordato quanto siano risultate incaute, irresponsabili e negligenti le manovre di austerità imposte a decorrere dal 2011.  Se a un sistema già fragile, peraltro in un contesto di debolezza di altre economie,   si imprime una feroce stretta fiscale (come quella di Monti, appunto) il minimo che ci si possa aspettare è che questa produca degli effetti collaterali, peraltro ampiamente visibili nella distruzione economica prodotta.

E gli effetti collaterali li stiamo toccando con mano anche attraverso la fragilità di molte banche. Già da quell'epoca, sapendo che la distruzione dei redditi avrebbe prodotto l'esplosione delle sofferenze bancarie, il governo avrebbe dovuto agire per creare una barriera protettiva a favore delle banche, come è stato fatto in altri paesi della zona euro, in un contesto normativo più favorevole rispetto a quello attuale (le regole sul bail-in, a quell'epoca, non esistevano). 

Invece, si è preferito nascondere la polvere sotto al tappeto, salvo poi accorgersi che il sistema bancario non è così solido come si voleva far credere. Ma la responsabilità più rilevante sta nel fatto che, nel frattempo, pur conoscendo l'evoluzione affatto rassicurante delle sofferenze bancarie (che avrebbe portato all'erosione del capitale della banche) si sono recepite le norme sui salvataggi bancari a carico dei risparmiatori  e, fatto ancora più grave, si sono versati circa 60 miliardi di euro (garanzie incluse)  nei vari fondi di salvataggio, che sono serviti per salvare le banche di altri paesi (Francia e Germania), esposte nei confronti delle banche greche e spagnole. Insomma, una catena interminabile di responsabilità che rappresentano il trionfo dell'improvvisazione (nel migliore dei casi), oppure quello della malafede (nel peggiore dei casi).


Magari a molti di voi non piacerà la soluzione temporanea dello Stato nel capitale delle banche in difficoltà e potreste anche obiettare che i livelli del debito pubblico sono già troppo elevati. Sicuramente avete ragione, ma  vorrei porvi la domanda che segue: 
posto che soluzioni private sono di difficile applicazione date le dimensioni di capitali necessari (lo Abbiamo visto con la nascita di Atlante), preferite un debito elevato con un sistema bancario in difficoltà (solo per usare un eufemismo) pronto a scricchiolare in occasione di una prossima crisi, o un debito eventualmente un po' più alto ma con un sistema bancario sanificato, più solido e in grado di affrontare con maggior serenità un'eventuale prossima crisi? Se da un lato l'intervento pubblico potrebbe determinare l'aumento del debito, dall'altro l'intero sistema Italia ne riuscirebbe rafforzato: verrebbe ristabilita la fiducia nel sistema bancario che a qual punto potrebbe guardare con più favore il cotesto economico, e quindi aumentare il credito all'economia. Questo, unitamente alle riforme di cui l'Italia ha bisogno, contribuirebbe ad innescare un meccanismo virtuoso che avrebbe riflessi positivi sia sull'economia e sui conti pubblici.

Sotto questo punto di vista, qualora dovesse presentarsi un nuova recessione, l'alternativa all'inerzia sarebbe il disastro.

venerdì 13 maggio 2016

ISTAT, STIMA PRELIMINARE DEL PIL NEL PRIMO TRIMESTRE +0.3% (LA META' DELLA ZONA EURO)

Le prime stime preliminari sul Pil del primo trimestre dell'anno vedono il Pil italiano salire dello 0,3% su base trimestrale e dell'1% annuo. Il dato  si confronta con la debolissima variazione dell'ultimo trimestre del 2015 (+0,1%).

mercoledì 11 maggio 2016

GRAFICO DEL GIORNO: LE SOFFERENZE BANCARIE IN ALCUNI PAESI DEL MONDO

Il grafico che vedete esprime il rapporto tra le sofferenze lorde e gli impieghi totali dei sistemi bancari nei paesi considerati.
I dati sono della World Bank e si riferiscono a fine 2014. Poiché la World Bank riporta i dati di tutti i paesi (o quasi), per rendere il grafico più intuibile mi sono limitato a considerare tutti quei paesi che hanno un rapporto superiore al 7%. Sono perfettamente consapevole che  le modalità di contabilizzazione delle sofferenze potrebbero non essere uniformi nei paesi considerati, ma il grafico offre comunque uno spaccato abbastanza significativo.

Come vedete, in Italia il rapporto tra le sofferenze lorde e il totale degli impieghi si colloca al 17.25%, e nessuno dei paesi che contano riesce a fare peggio dell'Italia, nemmeno lontanamente.
Poi, dovreste anche considerare il fatto che l'Italia non è esattamente Cipro, la Grecia, lo Yemen o il Senegal....
Da aggiungere che tra i primi 11 paesi considerati (cioè quelli che hanno il rapporto sofferenze lorde/impieghi totali più alto), 3 adottano l'euro. Significativo!

martedì 10 maggio 2016

CONTINUA LA STAGNAZIONE DELLA PRODUZIONE INDUSTRIALE


Il grafico che vedete, rappresenta la dinamica dell'indice della produzione industriale nei paesi considerati, ponendo come base 100 gennaio 2008.

Come vedete, da quell'epoca, la produzione industriale italiana ha perso circa il 23%. Peggio dell'Italia ha fatto la Spagna, che ha subito una flessione di oltre il 30% (nel punto di minimo). Tuttavia, mentre in Italia, nonostante condizioni esterne molto favorevoli (petrolio, tassi e euro), la ripresa appare stagnante, in Spagna il ritmo di espansione è stato assai più marcato e vigoroso, nonostante negli ultimi mesi abbia mostrato segnali di debolezza

Anche l'area euro, nel suo complesso, rimane ben al di sotto dei livelli precedenti la crisi (-10%); mentre la Germania, dopo la caduta conseguente la recessione del 2008/2009, pur avendo recuperato abbastanza celermente i livelli precedenti la crisi,  nell'ultimo anno e mezzo l'indice della produzione industriale appare stagnante.
Per quanto riguarda l'Italia,a marzo 2016 l'indice destagionalizzato della produzione industriale segna una variazione nulla rispetto a febbraio. Nella media del trimestre gennaio -marzo 2016 la produzione è aumentata dello 0,7% rispetto al trimestre precedente.
Corretto per gli effetti di calendario, a marzo 2016 l'indice è aumentato in termini tendenziali dello 0,5% (i giorni lavorativi sono stati 22 come a marzo 2015). Nella media dei primi tre mesi dell'anno la produzione è aumentata dell'1,6% rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente.

giovedì 5 maggio 2016

MACCARONE: FONDO INTERBANCARIO DEPOSITI HA LE CASSE VUOTE

Signore e Signori, musica e parole di Salvatore Maccarone, il Presidente del Fondo Interbancario di Tutela dei Depositi, cioè l'organismo che dovrebbe garantire i depositanti sotto 100 mila euro.
Maccarone ha affermato ciò che avete potuto leggere molto tempo fa in questi pixel, ossia che il Fondo ha le casse vuote.

LEGGI: QUANTO SONO PROTETTI I DEPOSITI BANCARI?

Da Reuters:


Il Fondo interbancario depositi ha esaurito le proprie risorse, anche per il contributo al rimborso degli obbligazionisti delle quattro banche salvate.

martedì 3 maggio 2016

SI, MA IL DOLLARO?

Negli ultimi giorni mi sono state poste molte domande a proposito della debolezza del dollaro e sorprende che mi si rivolgano domande alle quali nemmeno un indovino potrebbe rispondere. Peraltro del tutto sganciate dalla logica e dalla razionalità che dovrebbero governare una buona diversificazione di portafoglio. L'apprezzamento del dollaro sarebbe stato coerente con uno scenario caratterizzato da dati macro Usa robusti, tali da giustificare un rialzo dei tassi, magari nella scorsa riunione della Fed  di due settimane fa. Nel primo trimestre i dati macro provenienti dagli Usa sono stati deboli.

LEGGI: FRENA BRUSCAMENTE LA CRESCITA USA  
             DOVE STA ANDANDO L'ECONOMIA USA)

Di conseguenza è svanita (almeno per ora) la possibilità di tassi più alti. Contrariamente, i dati sulla ripresa dell'eurozona mostrano segnali di maggiore "vivacità" economica.

Come già scritto, si consideri anche che la Fed difficilmente potrà aumentare i tassi nella riunione del 14 e 15 giugno, visto che dopo una settimana si voterà per il Brexit in Gran Bretagna e subito dopo in Spagna, che è ancora senza governo. Questa prospettiva (cioè tassi fermi) è compatibile con dati non esaltanti (o comunque deboli) sul fronte macro. E' ovvio che se dovessero irrobustirsi (come potrebbe essere plausibile), lo scenario potrebbe cambiare.

sabato 30 aprile 2016

NON E' UN PAESE PER GIOVANI

E' uno spaccato drammatico, sul fronte della disoccupazione giovanile.

Rappresenta il tasso di disoccupazione dei giovani in età attiva, dai 15 ai 24 anni. Fonte: Eurostat



Il grafico successivo rappresenta percentuale  dei giovani inattivi,  non occupati né in istruzione, rispetto alla stessa fascia di età (15-24 anni)

venerdì 29 aprile 2016

ORA LO CAPITE PERCHE' E' NATO ATLANTE?

Qualche giorno fa ho scritto il post:


Alla luce delle indiscrezioni che circolano sui numeri che riguardano l'aumento di capitale della Popolare di Vicenza, sembra proprio che gli azionisti non abbiano fatto a pugni per contendersi le azioni:

Arrivano i primi dati informali sull’aumento di capitale da 1,5 miliardi della Popolare di Vicenza. A qualche ora dalla chiusura dell’offerta (avvenuta alle 13, dopo una proroga di 24 ore), sembra che l’inoptato abbia superato il 90% confermando così le previsioni pessimistiche circolate nei giorni scorsi. Se la stima venisse confermata dal comunicato ufficiale atteso in tarda serata, l’impegno finanziario del fondo Atlante (che garantisce l’inoptato) dovrebbe essere di oltre 1,3 miliardi. La principale incognita a questo punto è costituita dalla quotazione della banca, visto che per l’ipo è necessario un 25% di flottante.
In astratto è possibile che lo sbarco sul listino avvenga anche al di sotto di tale soglia, ma sarà comunque necessario un quantitativo tale da garantire una "sufficiente diffusione" dei titoli. Il nodo dovrebbe essere sciolto all’inizio della prossima settimana quando si esprimerà Borsa Italiana. L’ammissione agli scambi era prevista per il 3 maggio, ma al momento appare molto a rischio. In ogni caso, anche in assenza di quotazione, lo scudo di Atlante non è in discussione. (Fonte)

Cosa sarebbe accaduto se non fosse nato Atlante?

Nel frattempo, giova segnalare Il grafico che segue che rappresenta la performance in borsa, da inizio anno, delle banche considerate.

La retta verticale che vedete rappresenta la nascita di Atlante, e potete osservare come da lì in poi sia cambiato il sentiment del mercato sulle banche italiane. E' ovvio che quelle banche che maggiormente erano state colpite dalle vendite nei mesi precedenti, recuperano più rapidamente delle altre.



Le aspettative su Atlante sono decisamente alte,  soprattutto in rapporto ai capitali di cui dispone, che verranno impegnati per il 70% per entrare nel capitale delle banche in difficoltà, mentre il restante 30% serviranno  per favorire lo smobilizzo delle sofferenze bancarie dai bilanci delle banche. Il fondo, entrando nel capitale della Popolare di Vicenza (un po' come se fosse un prestatore di ultima istanza), si propone anche l'obiettivo di spezzare il clima di  sfiducia verso il sistema bancario italiano.
Se riuscirà nell'intento lo scopriremo in avanti, ma resta un grande dubbio: considerato che i capitali di Atlante sono limitati, cosa potrebbe fare nel caso in cui qualche banca più grande dovesse trovarsi in difficoltà?

Da Milano Finanza

l fondo Atlante, nato per assicurare il successo degli aumenti di capitale delle banche italiane più fragili e acquistare sofferenze, promosso da Quaestio Capital Management Sgr, ha raccolto, alla data di chiusura del 28 aprile, 4,249 miliardi di euro. Gli investitori sono 67 tra istituzioni italiane ed estere che includono banche, compagnie di assicurazioni, fondazioni bancarie e Cassa depositi e prestiti. 

Nel corso della conferenza stampa di presentazione del fondo è emerso che la quota del singolo partecipante in nessun caso può essere superiore al 20% delle dimensioni del fondo. La durata del fondo è di 5 anni, più tre anni rinnovabili di anno in anno, ma potrebbe essere riaperto con la modifica del regolamento che richiede l'assenso del 66,6% delle quote degli investitori. Il periodo di investimento è di 18 mesi, estendibile per altri 6 mesi per concludere operazioni già in corso.

Il fondo investirà almeno il 30% della propria dotazione in non performing loan (sofferenze) di una pluralità di banche italiane. I Npl potranno anche essere garantiti da asset, tramite tranche junior, occasionalmente mezzanine, in cartolarizzazioni di Npl anche con forme di co-investimento; veicoli creati ad hoc/Spv, inclusi fondi di investimento aventi come sottostanti Npl; beni mobiliari, immobiliari o altri diritti (anche non posti a garanzia) per operazioni di valorizzazione di Npl.

Inoltre fino al 70% del fondo può essere investito in banche con ratio patrimoniali inferiori ai minimi stabiliti nell'ambito dello Srep e che quindi realizzino, su richiesta della Consob, interventi di rafforzamento patrimoniale mediante aumento di capitale. Dopo il 30 giugno 2017 tutta la quota del fondo non investita in banche potrà essere investita in non performing loan.

Mentre il fondo non potrà sottoscrivere più del 75% di una singola emissione a meno che non sia necessaria ai fini del buon esito dell'operazione. Sono comunque esclusi investimenti che comportino l'obbligo di opa. Per valorizzare la partecipazione e accelerarne la dismissione, il fondo può stipulare partnership e/o co-investimenti con altri investitori e/o istituzioni finanziarie, nonché promuovere operazioni straordinarie.

Sempre al fine di valorizzare la partecipazione, Atlante potrà investire sia in equity della banca che nella ristrutturazione dei Npl. Comunque la ristrutturazione/rilancio delle banche in cui il fondo investe e la velocità di uscita sono la chiave del successo del fondo. "Prima usciamo dagli investimenti meglio è", ha affermato Alessandro Penati, presidente di Quaestio Sgr, durante la presentazione del fondo.

Ma soprattutto questo scudo potrà investire con una leva massima del 110%. Quaestio avrà una commissione pari allo 0,07% annuo, mentre la banca depositaria, Rbc Investor, una commissione dello 0,0125% annuo. L'obiettivo finanziario è un rendimento di circa il 6% annuo. 

"Il principio fondamentale del fondo è l'indipendenza del management della Sgr da azionisti e investitori", ha spiegato l'amministratore delegato di Quaestio Capital Management Sgr, Paolo Petrignani, precisando che le decisioni di investimento prese dalla Sgr per il fondo sono soggette a parere preventivo non vincolante del comitato degli investitori, composto da nove membri ed eletto dall'assemblea degli investitori con il meccanismo del voto di lista. 

"Atlante è un fondo di mercato che va gestito in modo redditizio, altrimenti invece di innescare un circolo virtuoso inneschiamo un circolo vizioso", ha aggiunto Penati. Qualsiasi investimento, ha specificato, deve essere basato sul metodo, in quanto è un fondo di ristrutturazione con il fine di valorizzare la partecipazione e accelerarne la dismissione. 

"Questo è il mandato chiaro che mi è stato dato", ha rimarcato Penati, citando la Banca popolare di Vicenza come "un classico caso in cui c'era rischio bail-in e adesso non c'è più". Ora, infatti, tutta la struttura del debito della Banca popolare di Vicenza "è a zero rischio con la presenza del fondo Atlante", ha osservato, assicurando che "il fondo ha le risorse finanziarie" per sostenere l'operazione di ricapitalizzazione della popolare. 

In ogni caso l'obiettivo del fondo "non è risolvere tutti i problemi delle banche", ha chiarito Penati, infatti "non tutti gli aumenti di capitale si qualificano per un potenziale investimento del fondo, ma solo quelli che il mercato da solo, con o senza consorzio di garanzia, non riesce ad assicurare e che potenzialmente possono comportare un rischio di bail-in e quindi indurre un rischio di sistema". Mentre per quanto riguarda i Npl, l'obiettivo del fondo è dare uno "shock a questo mercato, farlo ripartire per facilitare la vendita e il risanamento delle sofferenze", ha sottolineato Petrignani.

LA PERFORMANCE DELLE PRINCIPALI VALUTE VS EURO


E' la performance delle principali valute rispetto all'euro dal 01/01/2016


Che tradotto significa questo




FRENA BRUSCAMENTE LA CRESCITA USA

Ieri  è stata comunicata la stima preliminare del Pil Usa nel primo trimestre (la seconda stima, con dati più completi, uscirà il 26 maggio prossimo), che è cresciuto dello 0.5% , deludendo le attese che erano dello 0.7%. 

Nei tre mesi precedenti, ossia nel quarto trimestre del 2015, la ripresa statunitense era riuscita a marciare a velocità quasi tripla , pari all'1,4 per cento. Rispetto al primo trimestre del 2015, l'attività economica è aumentata dell'1,95%. L'economia Usa, per ottenere la stessa performance  rispetto agli ultimi due anni (2.4%), dovrebbe crescere a un ritmo del 4% nel corso prossimi tre trimestri del 2016.



Leggi: Dove sta andando l'economia Usa?

Alla frenata dell'espansione ha contributo il rallentamento dell'export, causato dal rafforzamento del dollaro, e la spesa al consumo delle famiglie,  nonostante i miglioramenti del mercato del lavoro. I consumi, che rappresentano i due terzi del Pil, sono aumentati dell'1,9%, che è il peggior risultato dagli inizi del 2015. L'incertezza generale ha ridotto anche l'accumulo di scorte da parte delle aziende, che ha limato 0,33 punti percentuali dalla crescita;  mentre gli investimenti fissi hanno sottratto lo 0,27%. L'interscambio commerciale ha a sua volta ridimensionato di 0,34 punti il Pil, anche come conseguenza dell'apprezzamento del dollaro sulle principali valute estere avvenuto tra il giugno 2014 e il dicembre del 2015, nonostante una flessione del 2,6% invece quest'anno.

giovedì 28 aprile 2016

S&P 500 Vs GOLD

Sarà interessante scoprire come si chiuderà l'ultima mascella....


SI SCHIANTA LA BORSA DI TOKYO

Nei giorni scorsi gli operatori di mercato avevano dato credito alla possibilità di ulteriori interventi monetari da parte della Banca Centrale giapponese. In particolare, hanno ritenuto che fosse possibile un altro (l'ennesimo) allentamento monetario:

 La Banca del Giappone si sta orientando a pagare le banche perché si degnino di accettare i suoi prestiti. Lo ha anticipato l'agenzia Bloomberg, secondo cui l'istituto guidato dal governatore Haruhiko Kuroda applicherebbe tassi negativi a due strumenti di facilitazione del credito bancario offerti oggi a tasso zero: uno per incentivare le banche a erogare crediti a industrie ad alto potenziale di crescita e uno finalizzato a “premiare” gli istituti che più aumentano i prestiti in generale. (fonte)

Obiettivo della Boj, sarebbe quello di stimolare la ripresa economica e quindi l'inflazione, che tuttavia rimane ben lontana dal target del 2%.

mercoledì 27 aprile 2016

LA FEDERAL RESERVE LASCIA I TASSI INVARIATI

Si è da poco concluso il meeting del Fomc, che ha deciso di lasciare i tassi invariati.
Faccio osservare che la FED difficilmente potrà aumentare i tassi nella prossima riunione del 14 e 15 giugno, visto che dopo una settimana si voterà per il Brexit in Gran Bretagna  e subito dopo in Spagna, che è ancora senza governo. Questo scenario è compatibile con dati non esaltanti (o comunque deboli) sul fronte macro. E' ovvio che se dovessero irrobustirsi, lo scenario potrebbe cambiare.

Dopo giugno, la prima riunione utile per agire sui tassi è quella del 20 e 21 settembre, e quella successiva è a metà dicembre. In mezzo ci saranno le presidenziali USA... Quindi...


Molto rapidamente, di seguito vi propongo le parti più importanti del comunicato della FED.

LE POSIZIONI SPECULATIVE SULLE VARIE VALUTE

Da Saxo Bank, il  grafico aggiornato con le posizioni speculative sulle valute nell'ultima settimana. Le vendite di dollari sono continuate durante   la scorsa settimana e, per la prima volta dal maggio 2014, la posizione lorda contro i futures sulle valute monitorate nel presente rapporto   è diventata negativa.  
Speculative posizionamento valutario IMM




      













DOVE STA ANDANDO L'ECONOMIA USA?

Come sapete, l'economia Usa non gode di ottima saluta. Dopo la grande recessione del 2009, nonostante gli stimoli monetari senza precedenti, gli Usa hanno conosciuto la più lenta espansione negli ultimi settantanni, alla fine dei periodi di recessione. Di certo è una caratteristica comune a tutte le economie mature, ma fatto è che esistono una serie di dati che segnalano un marcato rallentamento dell'economia; mentre altri dati sembrano indurre ad un cauto ottimismo. Quindi, con questo contributo, apriremo una serie di post finalizzati a capire dove sta andando l'economia Usa, ovviamente senza la pretesa di prevedere alcunché, in quanto impossibile. Tuttavia, visto il contesto particolarmente articolato, credo sia utile aprire un osservatorio che consenta di riportare dei dati e delle analisi che possano contribuire ad orientare al meglio il risparmiatore.

Il grafico che segue, rappresenta la variazione della produzione industriale mensile rispetto allo stesso mese dell'anno precedente. 


Come potete osservare, ogni volta che la variazione è stata negativa, l'evento ha coinciso con una recessione. Il che non significa che gli Usa siano in recessione, date anche le peculiarità del ciclo economico,  assai differenti rispetto a quelli passati.

Altro grafico che vale la pena osservare, è quello relativo agli ordini di beni durevoli (esclusi quelli della difesa) che fornisce un chiaro segnale del rallentamento dell'economia a stelle e strisce. Infatti, negli ultimi 14 mesi, la dinamica è risultata negativa. E si tratta di un arco temporale abbastanza lungo che non ha precedenti fuori dai periodi recessivi.


Ieri è uscito il dato sulle vendite di nuove abitazioni, utile per capire la forza delle vendite nel settore immobiliare Usa. Il dato è risultato  lieve flessione  lieve flessione a 0,511 milioni di unità da quota 0,512 milioni del mese precedente. Il consensus era per un progresso a quota 0,52 milioni.
  


 L'indice S&P/Case-Shiller relativo l’andamento dei prezzi immobiliari nelle 20 principali città degli Stati Uniti, a febbraio ha registrato una crescita del 5,4% su base annua dal precedente +5,7%. Le attese erano per un progresso del 5,5% a/a.
Nelle prime tre settimane di aprile le vendite nelle grandi catene retail statunitensi misurate dal Redbook index hanno messo a segno un -3,1% mensile. Il dato annuo evidenzia un +0,8%. 
L’indice statunitense che misura la fiducia dei direttori degli acquisti (PMI, Purchasing Managers' Index, rilasciato da Markit) del settore servizi ad aprile è passato da 51,3 a 52,1 punti. Gli analisti avevano stimato 52,3 punti. Mentre l'indice Markit Pmi composito si è attestato a 51.7. 
Chris Williamson, capo economista di Markit, ha commentato che la ripresa del tasso di crescita dell'attività suggerisce un aumento del Pil nel secondo trimestre, ma la crescita è chiaramente molte fragile rispetto all'anno precedente. Ha proseguito dicendo che, considerata la debolezza del settore manifatturiero,  il sondaggio suggerisce che l'economia è cresciuta ad un tasso annualizzato di appena lo 0,8% all'inizio del secondo trimestre, solo marginalmente sopra il ritmo segnalato per il primo trimestre. Le risposte al sondaggio condotte da Markit indicano la persistente debolezza della domanda da parte dei clienti nazionali ed esteri, le difficoltà del settore energetico, e gli effetti della forza del dollaro.

Nel mese di aprile la fiducia dei consumatori statunitensi misurata dal Conference Board ha evidenziato un calo da 96,1 a 94,2 punti. Gli analisti avevano stimato una contrazione più contenuta a 95,8 punti. La Fiducia dei consumatori misura il livello di fiducia da parte dei consumatori nell'attività economica.  Si tratta di un indicatore chiave, in grado di anticipare la spesa dei consumatori, che rappresenta una quota fondamentale nell'attività economica totale.