giovedì 1 dicembre 2016

PROSEGUE IL RIALZO DEI TASSI DELLE OBBLIGAZIONI: QUALI PROSPETTIVE?

Nella riunione di  ieri a Vienna, l'Opec ha raggiunto l'accordo per tagliare la produzione di petrolio di 1.2 milioni di barili al giorno. Il prezzo del petrolio, nella giornata di ieri, è balzato di quasi il 9%.
Gli operatori sembrano concentrati nel comprendere se i paesi aderenti al cartello rispetteranno le quote assegnate. A tale proposito è stato istituito un comitato che dovrà vigilare affinché vengano rispettati gli accordI. La Russia ha  dichiarato che aderirà all'accordo, con un taglio graduale di 300 mila barili, entro la prima metà del 2017. Tuttavia,  il prossimo 9 dicembre, a Doha, si terrà un vertice tra paesi Opec e non Opec e solo a quel punto si potranno fare i conti sul reale impegno (600 mila barili al giorno, compresa la Russia) da parte di altri paesi non aderenti al cartello. I dubbi sulle aspettative che non venga rispettato l'accordo, sono supportati anche dalla ripresa delle estrazioni da parte della aziende Usa operanti negli scisti bituminosi. Infatti, con il petrolio a 50 dollari e con l'efficientamento avviato anni fa e proseguito anche con i prezzi bassi, molte imprese potrebbero trovare convenite riattivare le estrazioni sospese. Questo, potrebbe contribuire a far deragliare l'accordo.
Inoltre, la politica economica della nuova amministrazione Usa sembra orientata a non porre troppi limiti ambientali, rendendo più profittevole il business dei frackers

martedì 29 novembre 2016

JUNCKER: "SMETTETELA DI INDIRE REFERENDUM SULL'EUROPA, PERCHE' L'ELETTORATO VOTEREBBE PER USCIRE"

Signore e Signori, musica e parole di Jean Claude Juncker, Presidente della Commissione Europea.

Bono er vino....


Qui trovate l'articolo e il video originali

COME SALVARE LA DEMOCRAZIA DAGLI SCIACALLI DEL TERRORE

C'è solo una possibile strada, da percorrere, idonea a salvare la democrazia dagli sciacalli del terrore e a salvare le banche italiane:
Renzi deve annunciare che, a prescindere dall'esito del referendum, in caso di necessità, lo Stato nazionalizzerà le banche in difficoltà, dato che in gioco c'è la stabilità finanziaria dell'Italia e della zona euro. Di conseguenza, le banche verrebbero ripulite e rimesse sul mercato. E i ladroni in prigione.
Nonostante la condizione di fragilità, l'italia ha ancora risorse e possibilità di farlo. Sono ragionevolmente certo che l'italia ne uscirebbe rafforzata, proprio perché la fiducia nel sistema bancario è condizione necessaria ed indispensabile per migliorare le prospettive economiche del paese e, di conseguenza, anche i conti pubblici. 
Che poi non è detto che all'annuncio seguirebbe necessariamente un intervento diretto del Tesoro. I mercati, essendo rassicurati dalla presenza dello Stato, potrebbero assumere un sentiment  più costruttivo nei confronti dell'Italia e quindi rassicurati ad investire nelle banche italiane in difficoltà.

Non vi piace la soluzione? Credo che sia l'unica possibile, dato che le altre che si stanno percorrendo (e si percorreranno) rischiano di indebolire seriamente la parte sana del sistema bancario e accentuare il clima di sfiducia nei confronti delle banche italiane.

Tradotto: Non vi piace la pace? E' perché non avete provato la guerra. Ma la proverete.

Pa: ovviamente Renzi non lo farà, quindi parliamo del nulla.

PERCHE' GLI ULTIMI GOVERNI SONO GRAVEMENTE RESPONSABILI DELLA CRISI DELLE BANCHE ITALIANE?

In un articolo pubblicato qualche giorno fa sul Financial Times, si è letto che "Alti funzionari e banchieri dichiarano che fino a otto banche italiane rischiano il fallimento se Renzi perde il referendum costituzionale".
Il messaggio che si vuole far passare, a pochi giorni dal referendum, è che l'eventuale affermazione del NO indurrebbe Renzi alle dimissioni, rallentando così i tentativi del governo finalizzati a stabilizzare le banche italiane in difficoltà. Perlomeno fino alla nascita di un nuovo esecutivo.

Al netto del fatto che le misure adottate dal governo (principalmente attraverso le soluzioni "private", con la nascita di Atlante 1 e Atlante 2) appaiono del tutto insufficienti per stabilizzare il sistema bancario, c'è da dire che queste rischiano addirittura di aggravare la situazione, proprio perché sono articolate coinvolgendo altre banche sane, che rischiano così di indebolirsi,  per soccorrerne altre gravemente malate.

La vicenda bancaria di questi anni verrà raccontata nei libri di storia come il trionfo della negligenza e dell'improvvisazione dei governati. Negligenza reiteratamente e colpevolmente manifestata andando in giro per il mondo urlando ai quattro venti la solidità delle banche italiane.
Gli esempi che seguono, sono solo alcuni dei tanti che si possono recuperare in rete.

lunedì 28 novembre 2016

LA PERFORMANCE A 10 ANNI DEGLI INDICI MSCI IN VARI PAESI

Il grafico che segue rappresenta la performance a 10 anni degli indici Msci nei vari paesi. Gli indici sono stati normalizzati a 100, con data novembre 2006. Come vedete l'Italia si becca un sobrio -41%



giovedì 24 novembre 2016

TASSI D'INTERESSE DELLE EMISSIONI GOVERNATIVE


Dati al 18/11/2016


TUTTO PRONTO PER L'AUMENTO DEI TASSI USA

Gli ultimi dati macro usciti negli USA confermano che la Fed, nella riunione di dicembre, dovrebbe aumentare i tassi. Le aspettative sono confermate anche dalla forza del dollaro che esercita pressioni sul prezzo dell'oro, che scende. I tassi sull'obbligazionario USA salgono, trascinando al rialzo anche quelli europei. Nel caso dell'Italia, il rialzo dei tassi riflette anche l'incertezza del referendum del prossimo 4 dicembre, oltre le deboli prospettive di crescita.
Il grafico di seguito riportato, rappresenta la stretta correlazione esistente tra il governativo USA a due anni e le aspettative sul rialzo dei tassi, ormai giunte al 100%. Sul tema, leggi anche qui http://www.vincitorievinti.com/2016/11/trump-la-fed-e-la-bce-quali-prospettive.html  
La tabella che vedete in seguito,invece, rappresenta le previsioni di Societè Generale sul rialzo dei tassi Usa e sul cambio Euro/Usd
La banca francese si attende tre rialzi di tassi, da parte della Fed, entro la fine del 2017. La parità tra Eur/Usd dovrebbe essere raggiunta nel primo trimestre 2017. Poi, sempre secondo SG, si assisterebbe a un progressivo rafforzamento dell'euro nei confronti del biglietto verde.
Il rafforzamento dell'euro, rifletterebbe la politica monetaria meno accomodante, da parte della Bce, nel corso del 2017(economia, mercati e inflazione permettendo).
Tutte cose che avete potuto leggere qui http://www.vincitorievinti.com/2016/10/ipotesi-tapering-da-parte-della-bce.html (con molto anticipo)


mercoledì 23 novembre 2016

BANCHE, REFERENDUM E ZONA EURO: LA MATTANZA CONTINUA

Per l'aumento di capitale di Unicredit si parla di 13/18 miliardi di euro, e prendono sempre più consistenza le voci secondo le quali si starebbe studiando la conversione volontaria (?) di obbligazioni subordinate. Per salvare Mps, di miliardi, ne occorrono 5. E saliamo a 23 mld. Io ne avevo ipotizzati circa una cinquantina per mettere in sicurezza le banche italiane. Se prendete carta e penna, vedrete che i conti tornano. E sono multipli che il mercato difficilmente riuscirebbe ad assorbire. Anzi, non ce la farebbe proprio. Non allo stato attuale. Diciamo che è una potenza di fuoco che solo uno Stato (sufficiente robusto) potrebbe permettersi. Sul tema leggi Prima che arrivi una crisi bancari seria.
Ma i malanni, come si dice, non vengono mai soli.
Come segnala Investire Oggi Anche i bond senior delle banche potrebbero essere inclusi in un eventuale bail in bancario. Fino a ieri si pensava che questa categoria di titoli emessi dalle banche fossero immuni da eventuali operazioni di salvataggio delle banche, ma dal prossimo anno qualcosa potrebbe cambiare.

martedì 15 novembre 2016

LA FOLGORANTE RIPRESA DELL'ITALIA (GRAFICO AGGIORNATO AL III TRIM. 2016)

Cari amici,
come di consueto ho provveduto ad aggiornare l'ormai celebre (e mitico) grafico sulla crescita del Pil dei paesi del G7 e Eurozona (a 19 Paesi). I dati riportati nel terzo trimestre del 2016, sono quelli relativi alla prima lettura del Pil. Pertanto il grafico verrà ulteriormente aggiornato nelle prossime settimane, con i dati definitivi. Per quanto riguarda il Canada, il dato sul Pil del terzo trimestre verrà comunicato il prossimo 30 novembre. Quindi, successivamente, procederò ad un aggiornamento complessivo.
Per gli ultimi arrivati, è utile ricordare che si tratta della performance del PIL dei paesi considerati, ponendo come base 100 il primo trimestre del 2008.

UE, VERSO LA MORATORIA DELL'AUSTERITA'?

Come rivela Repubblica, la Commissione Europea,  "su iniziativa politica di Juncker pubblicherà una comunicazione di diciotto pagine con la quale se non decreta la fine dell’austerity, quanto meno ne chiede una moratoria per il biennio 2017-2018 e attacca le scelte economiche del governo Merkel".

In altre parole, dati i bassi livelli di crescita dell'area e gli effetti politici prodotti dalla Brexit e dal recente risultato elettorale in Usa (cioè se la stanno facendo sotto), la Commissione sembra intenzionata a concedere maggiori spazi fiscali, al fine di stimolare la crescita economica dell'area e, proprio sulla scia del risultato del referendum in Gran Bretagna e della vittoria di Trump, cercare di arginare il malcontento popolare che sta salendo un po' in tutti i paesi, minacciando  lo status quo.

Nulla di inedito per chi segue questi pixel o il mio canale Facebook.


Ovviamente, se quanto riportato da Repubblica dovesse trovare conferme, è verosimile attendersi che  la maggiore flessibilità inciderebbe sul ragionamento che abbiamo fatto QUI riguardo alle attese di inflazione.

TRUMP, LA FED E LA BCE: QUALI PROSPETTIVE PER LE OBBLIGAZIONI? (E NON SOLO)

Nella giornata di ieri, diversi lettori mi hanno scritto chiedendomi quando si fermeranno le pesanti vendite che, negli ultimi giorni, hanno colpito un po' tutte le obbligazioni in giro per il mondo.
Ovviamente, non posso rispondere a questa domanda (perché non lo so), ma qualche considerazione potrebbe essere utile a comprendere meglio il fenomeno.
Andiamo con ordine.
Il movimento di risalita dei tassi (ossia la diminuzione dei prezzi delle obbligazioni),  deriva principalmente da diversi fattori che hanno inciso, appunto, congiuntamente, sul sell-off dei titoli obbligazionari:

  • Il livello dei prezzi , oserei dire estremo, almeno nel contesto dell'Eurozona (ma non solo);
  • Il miglioramento delle attese sul livello di inflazione negli Usa e, seppur in maniera più  attenuata (e lontano dai target Bce) anche in Eurozona;
  • La politica economica e fiscale che la nuova amministrazione Usa dovrebbe implementare, dato il programma elettorale di Trump che, come noto, ha promesso che taglierà le tasse a imprese e famiglie e, attraverso il ricorso a una maggiore spesa pubblica, finanzierà investimenti infrastrutturali.
  • Le attese per una Fed più aggressiva nell'aumentare i tassi, dato che, verosimilmente, la politica fiscale ed economica della nuova amministrazione Usa dovrebbe incidere sia sul fronte della crescita che dell'inflazione.
Sono questi gli elementi che, in linea di massima, hanno determinato l'ondata di vendite sulle obbligazioni.
Dicevamo che le attese di inflazione, a seguito della vittoria di Trump, sono in netto aumento negli Usa e in Eurozona, anche se in maniera molto meno marcata-

Mentre negli Usa le misure di espansione della spesa e di espansione fiscale, andranno ad incidere in un contesto economico già in crescita e con bassi livelli di disoccupazione (quindi è probabile attendersi livelli di inflazione più alti), in Eurozona le attese di miglioramento dell'inflazione appaiono più deboli e, in certo qual modo, le attese riflettono:
  • La minore crescita dell'Eurozona rispetto agli Usa;
  • Minori livelli di inflazione;
  • Livelli di disoccupazione in Eurozona più alti rispetto agli Usa;

  • La possibilità di trarre vantaggio dalle misure di sviluppo che l'amministrazione Usa varerà, nella misura in cui si attenueranno le prospettive di protezionismo evocate da Trump.
Sebbene i mercati tendano ad anticipare le dinamiche economiche future (incorporando nei prezzi le future evoluzioni dell'economia), va detto che, a proposito delle misure che l'amministrazione Usa varerà, ad oggi, non se ne conoscono entità (sia in termini quantitativi che qualitativi), effetti e nemmeno i tempi con cui tali misure incideranno sull'economia e quindi sull'inflazione. Dato che Trump sta lavorando alla squadra di governo, le prossime settimane e i prossimi mesi saranno decisivi per avere un quadro più esaustivo su ciò che potrebbe essere l'impatto sull'economia, sull'inflazione e, conseguentemente, sulle prossime mosse della Federal Reserve e quindi sul dollaro.

La valuta Usa, proprio per via delle attese  di un'economia più robusta e di una Fed più aggressiva sul fronte tassi, si è rafforzata contro le principali valute e, contro l'euro, è arrivata a 1.07.
Alla luce di quanto detto sopra, le probabilità che Federal Reserve aumenti i tassi nella prossima riunione di dicembre, sono salite al 92%.

Le valute dei paesi emergenti, sono quelle che maggiormente stanno soffrendo la nuova politica dell'amministrazione Usa. E ciò per diverse ragioni:
  • La forza del dollaro, che incide sull'onere  che i debitori devono sostenere per l'indebitamento in valuta Usd.
  • Il maggior protezionismo che l'amministrazione Usa vorrebbe adottare  che, se attuato, determinerebbe una riduzione delle ragioni di scambio tra le varie economie e quindi anche nei confronti dei paesi emergenti.
  • Per i paesi esportatori, la debolezza del petrolio nelle ultime settimane.


In Eurozona, lla diminuzione dei prezzi dei titoli di stato (soprattutto quelli a lunga scadenza) hanno colpito tutti i paesi e in particolar modo quelli dell'area mediterranea, con in testa l'italia che ha patito un significativo allargamento dello spread sia nei confronti della Germania che della Spagna.

Lo spread con i titoli tedeschi

Il differenziale di rendimento tra i titoli italiani e spagnoli.


Nel caso dell'Italia, sarebbe assai superficiale addebitare all'incertezza derivante dal referendum del prossimo 4 dicembre, la responsabilità delle vendite sui titoli di stato in misura più marcata rispetto che altrove. Che l'incertezza sul referendum apporti dosi aggiuntive di pessimismo sull'Italia, è elemento ragionevolmente attendibile. Tuttavia, a mio avviso, l'italia soffre maggiormente la sua incapacità, ormai cronica,  di agganciare ritmi di crescita più robusti rispetto ad altre economie (che tuttavia fanno deficit più elevati, per via del minore indebitamento. es Spagna e Germania)

Se da un lato i mercati danno quasi per certo che la Fed, a dicembre, aumenterà i tassi di interesse, non altrettanto chiara risulta essere l'evoluzione della politica monetaria in Eurozona.

Il quantitative easing della Bce, dovrebbe terminare il prossimo il prossimo 31 marzo, ma gli investitori sembrano attendersi il prolungamento degli acquisti, oltre la data di fine marzo. Al momento, non è dato sapere se la finestre temporale aggiuntiva potrà essere sfruttata  per estendere il Qe nella sua dimensione attuale (80 miliardi al mese), o attraverso la riduzione progressiva degli acquisti (tapering). A mio parere, molto dipenderà dai prossimi dati sull'inflazione in Eurozona ( e nei vari paesi) e dalle prospettive di crescita dell'area.
Nelle settimane scorse, molti commentatori si erano spinti ad ipotizzare che la Bce avrebbe rimodellato il quantitative easing, magari ammorbidendo i vincoli imposti dal capital key, in quanto molti titoli dei paesi core (es Germania) erano (parziaamente) esclusi dal fuoco della Bce per via dei tassi ferocemente negativi.
Il recente aumento dei rendimenti  sta offrendo maggiore spazio di intervento alla Bce, e quindi se questa tendenza dovesse proseguire anche nelle prossime settimane, le colombe della Bce, a dicembre, avrebbero più difficoltà a giustificare ai falchi del Board la necessità di rimodulare il Qe. 
Infatti, come si può osservare  dai grafici che seguono, si sta assistendo ad un significativo ridimensionamento del volume dei titoli che offrono rendimenti negativi

Un'ultima considerazione -dato che potrebbe incidere sulle prossime decisioni di politica monetaria- riguarda l'inflazione in eurozona e, più precisamente, il differenziale tra la Germania e l'Italia.

Come potete osservare dai due grafici appena proposti, la Germania sta inflazionando in maniera decisamente più significativa rispetto all'Italia, che si trova ancora in deflazione.
Se questa divergenza dovesse proseguire anche nei prossimi mesi o, peggio, dovesse addirittura accentuarsi, all'interno della Bce si farebbe più feroce lo scontro tra coloro che vorrebbero una banca centrale più prudente nell'espansione monetaria (Germania), e coloro che invece vorrebbero ulteriori misure di allentamento monetario. Tutto ciò a dimostrazione (qualora ce ne fosse ancora bisogno) che una moneta unica su aree economiche profondamente diverse (e divergenti) è una delle peggiori idee che la storia abbia consegnato all'umanità.

LETTURE SUGGERITE:

domenica 13 novembre 2016

LE ASPETTATIVE DI INFLAZIONE IN EUROZONA E IN USA, IN UN GRAFICO

Il grafico che vedete rapparenta le aspettative di inflazione in USA e in Eurozona. Negli USA, dopo la vittoria di Trump,  le attese di inflazione sono in netto miglioramento, trascinando al rialzo, almeno in parte, anche quelle della zona euro. A queste attese sono in larga parte dovute le pesanti vendite sulle obbligazioni globali, di cui ho detto http://www.vincitorievinti.com/2016/11/qualche-considerazione-sul-sell-off-sui.htmlqui

mercoledì 9 novembre 2016

BREVE SINTESI DI CIO' CHE E' ACCADUTO OGGI SUI MERCATI

Al netto dell'enorme cantonata presa dai sondaggisti (analoga a quella del Brexit, anzi peggiore), più o meno tutte le case di investimento e le società di asset management, nelle settimane precedenti alle elezioni Usa, hanno prodotto analisi nelle quali si affermava che, in caso di vittoria di Trump, le borse avrebbero subito una severa caduta.
Così non è stato (almeno per il momento). E comunque, pur riconoscendo l'utilità di alcune analisi prodotte da eccellenti analisti, penso che vadano  comunque prese con molta molta prudenza. Soprattutto quando chi le produce ha tutto l'interesse a veicolare il sentimet dell'opinione pubblica, degli elettori, dei risparmiatori ecc. ecc. Ma tralasciamo questo aspetto, per quanto censurabile sotto ogni punto di vista.

BREVE SINTESI DI CIO' CHE E' ACCADUTO OGGI SUI MERCATI

Al netto dell'enorme cantonata presa dai sondaggisti (analoga a quella del Brexit, anzi peggiore), più o meno tutte le case di investimento e le società di asset management, nelle settimane precedenti alle elezioni Usa, hanno prodotto analisi nelle quali si affermava che, in caso di vittoria di Trump, le borse avrebbero subito una severa caduta.
Così non è stato (almeno per il momento). E comunque, pur riconoscendo l'utilità di alcune analisi prodotte da eccellenti analisti, penso che vadano  comunque prese con molta molta prudenza. Soprattutto quando chi le produce ha tutto l'interesse a veicolare il sentimet dell'opinione pubblica, degli elettori, dei risparmiatori ecc. ecc. Ma tralasciamo questo aspetto, per quanto censurabile sotto ogni punto di vista.

ELEZIONI USA: TRUMP E' IL NUOVO PRESIDENTE

Vi propongo, di seguito, un bell'articolo di Guido Salerno Aletta, che su Milano Finanza analizza il risultato delle elezioni Usa. Al termine, trovate una bella analisi di Amundi sui possibili riflessi dell'esito elettorale. L'analisi è datata 26 ottobre e considera i diversi scenari alla luce delle successive elezioni Usa.

Buona Lettura.

- di Guido Salerno Aletta

E’ il voto di protesta della classe media americana, il driver dei risultati elettorali americani, che indicano un consenso nei confronti di Donald Trump molto più ampio di quanto era stato previsto dai sondaggi.
Si conferma invece un dato di fondo, tanto ben presente alla stessa Federal Reserve quanto trascurato da coloro che guardano solo all’andamento degli indici di Borsa: la polarizzazione del lavoro, un dato su cui la Governatrice Janet Yellen ha insistito più volte, è una tendenza assai più preoccupante dell’obiettivo tecnico, già raggiunto da tempo, di ridurre la disoccupazione americana al 5%.
Se all’inizio del suo primo mandato, nel gennaio del 2009, Barack Obama aveva dichiarato che la crisi di Wall Street rappresentava una grande occasione di cambiamento, si deve concludere che questo obiettivo non è stato raggiunto. L’America, all’improvviso, si scoprì povera. Anche oggi lo è.
Sin dalla metà degli anni novanta, la classe media americana aveva azzerato il tasso di risparmio, mentre la crescita dei consumi e del benessere veniva trainata esclusivamente dalle spese finanziate con le carte di credito e dai mutui, spesso sub-prime. Fu il progressivo rialzo dei tassi, deciso per frenare la bolla immobiliare, a mandare in fallimento milioni di famiglie.

venerdì 4 novembre 2016

ISTAT, NESSUNA PROSPETTIVA DI ACCELERAZIONE NEGLI ULTIMI MESI DELL'ANNO


Prosegue la fase di incertezza per l'economia italiana, con segnali di rallentamento dei consumi, accompagnati da un aumento significativo del potere d'acquisto delle famiglie e dal miglioramento tendenziale dell'occupazione". Lo rileva l'Istat nell'ultima nota mensile, sottolineando che "l'indicatore anticipatore non segnala prospettive di accelerazione dell'attività economica negli ultimi mesi dell'anno". In particolare, osserva l'Istituto di statistica, "negli ultimi mesi si osservano segnali di decelerazione nella dinamica della spesa per consumi". Quanto all'occupazione, invece, è "in linea" nel terzo trimestre con quanto registrato nel secondo.
    Quindi dopo il balzo dei primi sei mesi si posiziona su quei valori, con un andamento per luglio-settembre che l'Istat definisce come stazionario. Non mancano però dei record: i lavoratori dipendenti sono "tornati sui livelli del 2008", conferma l'Istat. (Ansa)

Il grafico sotto è l'indicatore anticipatore elaborato dall'Istat e qui potete leggere il rapporto completo.

Nel mentre i Btp continuano ad essere venduti, con il rendimento del decennale  che, mentre sto scrivendo, è all'1.72%.
Si amplia a quasi 160 punti lo spread con i titoli tedeschi.


Qui, potete leggere un'analisi abbastanza completa sulle ragioni del sell-off sul mercato obbligazionario.

martedì 1 novembre 2016

QUALCHE CONSIDERAZIONE SUL SELL-OFF SUI BTP ITALIANI E SUL MERCATO OBBLIGAZIONARIO IN GENERALE

Qualche settimana fa, in questo articolo (leggi QUI) avevo avvisato circa i valori estremi raggiunti dalle obbligazioni. I rendimenti minimi (quindi prezzi più alti) sono stati già toccati a inizio agosto e quindi sarebbero potuti solo aumentare, provocando una diminuzione dei prezzi. In realtà, data la valutazione estrema raggiunta dal mercato obbligazionario, la valutazione del trade-off rischio rendimento pendeva pende a favore dell'assunzione di un minor rischio, che tradotto significa cash, scadenze brevi e tassi variabili in portafoglio.
Nel mese di ottobre, sul mercato obbligazionario si è assistito ad un importanti vendite.
Osservando la curva dei rendimenti dei titoli Usa, Germania, Italia e Giappone, ne emerge una maggiore ripidità rispetto a un mese fa, con i tassi dei titoli a lunga scadenza che sono aumentati (il Giappone in maniera del tutto trascurabile).

Usa

giovedì 27 ottobre 2016

WIKI-BLOG, LA "GUIDA MICHELIN" DELL'INFORMAZIONE ECONOMICA

Cari lettori,
è con vero piacere che Vi segnalo l'uscita del manuale Wiki-Blog, una guida ragionata  per orientarsi nella selva dell'informazione economica e finanziaria indipendente (e di qualità).
L'autore è l'amico Stefano Bassi, de il Grande Bluff: un blog storico e tra i più apprezzati che, in questi anni, non le ha mandate certamente a dire. Il suo modo franco e schietto di porsi, unitamente all'elevata capacita di analisi dei fenomeni economici, pongono il suo blog tra i must read nel panorama dell'informazione economica. Con Stefano, purtroppo, non ci siamo mai incontrati fisicamente (però lo faremo presto), ma sono frequenti i nostri confronti telefonici per ragionare  insieme degli eventi economici che, di giorno in giorno, si manifestano e si esprimono.
Nell'epoca in cui le fonti di informazione, grazie (anche) alla rete, hanno subito una crescita esponenziale, non sempre accompagnata da altrettanto sviluppo degli standard qualitativi  dell'informazione stessa, ritengo che la selezione delle fonti più attendibili ed autorevoli, nell'ambito di ogni disciplina, sia fattore irrinunciabile, sia per il lettore, ma anche per gli autori delle varie analisi  che vengono proposte nei rispettivi siti di riferimento.
Il manuale, che potremmo definire una breve "Guida Michelin" dell'informazione economica indipendente, risponde proprio a questa logica: recensire i blog di analisi economica e orientare il lettore nella scelta delle fonti di informazione più aderenti alle sue aspettative e alle sue necessità.
Quindi, nel ringraziare Stefano per il grande lavoro svolto e per le parole di stima e apprezzamento spese per questo blog e per il sottoscritto, qualora siate interessati, non mi resta che rimandarvi  al  link http://www.ilgrandebluff.info/2016/10/il-manuale-wiki-blog-e-prontoooooo.html per ulteriori curiosità su Wiki-blog e per le modalità di acquisto.
Grazie per l'attenzione.

mercoledì 26 ottobre 2016

POLIZZE SULLA VITA E UNIT LINKED: IN ARRIVO LA MANO (PESANTE) DEL FISCO?

Qualche settimana fa, mi sono imbattuto con la risoluzione  dell’Agenzia delle Entrate n 76/E del 16/09/2016 , nella quale viene chiarita la modalità di tassazione dei capitali percepiti in caso di morte in dipendenza di contratti di assicurazione sulla vita. La circolare in esame, mi permette di parlare di un tema assai attuale che è quello del possibile inasprimento dell’imposta di successione, che altro non è che uno dei cinque rischicapitali (che nel frattempo sono diventati SEI) che ci sta accompagnando in questo percorso divulgativo,  e lo farò cercando di valutare alcuni possibili riflessi in capo alle polizze vita, comunemente utilizzate per il trasferimento di patrimoni in esenzione di imposta di successione.
Come noto, l’Italia gode di regime particolarmente agevolato nel trasferimento delle ricchezze a seguito di successione mortis causa, ma anche nell’ambito delle donazioni. Si tratta di un regime agevolato che non ha uguali nel contesto europeo e che identifica l’Italia come un vero e proprio “paradiso fiscale” per questi istituti (successione e donazione). Per verificare il privilegio di cui gode l’Italia, è possibile consultare la seguente tabella, dove vengono raffrontati i diversi regimi di tassazione esistenti in altri paesi europei.

TEMETE EQUITALIA? PRESTO VERRA' RIMPIANTA


Come si può  immaginare che uno Stato, con le pezze al culo, possa rinunciare al suo braccio operativo per riscuotere i tributi che deve incassare?
Impensabile. Come è impensabile che l'accorpamento di Equitalia con l'Agenzia delle Entrate non sia propedeutico a rendere più efficace  e a migliorare l'azione di riscossione dei tributi. Non sto qui a discutere dei metodi adottati dall'agente della riscossione, ma solo chi è totalmente scollegato dalla realtà può pensare che la fusione tra Equitalia e Agenzia delle Entrate, non sia finalizzata ad ottenere maggiori gettiti dalla riscossione della pretesa tributaria. E il rischio è che si sia di fronte ad una degenerazione dei metodi di riscossione da parte del fisco. Ma quello che è certo è che il potere di riscossione da parte dello Stato, a mio avviso, subirà un elevato salto di qualità. E' evidente che tutta la questione (compresa la sanatoria dei ruoli Esattoriali), anche in vista del referendum del prossimo 4 dicembre, pone in risalto aspetti propagandistici del tutto fasulli, adoperati per avvicinare consensi proprio in vista del referendum.

I motivi di quanto sopra affermato, potete trovarli scritti sull'articolo che segue,  tratto da La Legge Per Tutti

La manovra che doveva togliere di mezzo Equitalia e garantire così un rapporto di maggiore collaborazione con il contribuente rivela ora le sue carte nascoste: il nuovo organismo che sostituirà Equitalia, il cui nome è Agenzia delle Entrate-Riscossione, sarà molto più forte e incisivo rispetto a Equitalia stessa, con poteri superiori in materia di indagini e di riscossione. Possibile? Certo, perché si avvarrà dei penetranti poteri già a disposizione dell’Agenzia delle Entrate (come ad esempio l’accesso alle banche dati degli enti creditori) e che erano invece interdetti a Equitalia. Ma procediamo con ordine e vediamo, nelle pieghe del nuovo decreto fiscale, cosa il Governo ha riservato a chi non versa le somme previste nelle cartelle di pagamento.

martedì 25 ottobre 2016

LA CRESCITA ECONOMICA DELL'ITALIA NEGLI ULTIMI 6 DECENNI

Il grafico che vedete in seguito, rappresenta la crescita dell'economia italiani negli ultimi sei decenni.
E' stato elaborato considerando i dati Ocse (per la crescita del Pil dal 1960 fino al 2015) e i dati del Fmi (per rappresentare le previsioni fino al 2020), quindi si è posto come base 100 il Pil all'inizio di ogni decennio considerato, dal 1960 fino a quello iniziato nel 2010.
Ciò che dovrebbe saltare  all'occhio dell'osservatore non è tanto la crescita esponenziale dell'Italia  negli anni '60 e '70, e nemmeno la caduta del ritmo di crescita che si è verificata nel corso dei decenni. Quando un'economia è tutta da sviluppare (come quella dell'Italia alla fine degli anni '50) è del tutto naturale che i tassi di crescita siano molto elevati (accade anche oggi nei paesi emergenti). Ed è altrettanto naturale che, via via che l'economia matura, i tassi di sviluppo diminuiscano rispetto ai livelli degli anni precedenti. Questa dinamica, peraltro, è  comune a tutti i paesi le cui economie hanno raggiunto un elevato livello di sviluppo.
La cosa che impressiona, mortifica e induce a preoccupazione, è il livello di crescita dell'Italia negli ultimi due decenni. Nel decennio 2000-2010 l'Italia è cresciuta di un misero 3%; mentre per il decennio in corso, se le previsioni del Fondo Monetario Internazionale dovessero rivelarsi giuste (ho qualche dubbio) l'italia crescerà di appena un punto percentuale. 
Messa in questi termini e permanendo simili condizioni, l'Italia non ha alcuna possibilità di uscire dalla palude in cui si trova.

Leggi anche:
LA FOLGORANTE RIPRESA DELL'ITALIA
LE CRISI DEGLI ULTIMI 100 ANNI

OBBLIGAZIONARI PAESI EMERGENTI: FONDI O ETF?

Il grafico che vedete in seguito rappresenta la performance di due strumenti che investono nelle obbligazioni dei paesi emergenti. Più precisamente, si tratta dell' ETF IShares JP Morgan Emerging Markets Bond e del fondo JP Morgan Emerging Markets Debt.


Che differenza c'è tra i due strumenti? Nulla, se non fossero le commissioni di gestione che, nel caso del fondo, erodono la performance di oltre il 6% rispetto all'ETF, che sconta delle commissioni estremamente più basse rispetto al fondo.
Anche dal punto di vista del rapporto rischio rendimento, l'ETF vince la sfida nei confronti del fondo e il diagramma che segue ne dimostra l'evidenza.

mercoledì 5 ottobre 2016

IPOTESI TAPERING DA PARTE DELLA BCE?

Qualche settimana fa, sulla mia pagina Facebook, avevo ammonito circa le valutazioni estreme raggiunte dalle obbligazioni e dai titoli di stato, i cui rendimenti sono ormai nell'abisso siderale, sia sul versante governativo che corporate.
Proprio le valutazioni estreme delle obbligazioni, rendono assai difficile estrarre ulteriore rendimento dalla salita dei prezzi, per contro cresce in maniera esponenziale il rischio associato all'aumento dei rendimenti ( e quindi prezzi in discesa), di cui nelle scorse settimane (e anche ieri) abbiamo avuto solo un pallido segnale, imparagonabile con ciò che avvenne nell'estate del 2015.

Detto ciò, benché sia probabile che le banche centrali (Bce, Boj, Boe) continuino a rimanere espansive, la politica monetaria, per come l'abbiamo conosciuta fino a questo momento, è destinata a produrre effetti sempre più attenuati nella dinamica dei prezzi, per il semplice motivo che questi, nel caso delle obbligazioni, hanno già raggiunto valutazioni estreme.

La Federal Reserve, che nell'ultima riunione non ha alzato i tassi, dovrebbe continuare nel suo percorso (certamente accidentato e assai lento) di normalizzazione dei tassi. I titoli di stato Usa a 2 anni rendono circa lo 0.75%, mentre il decennale rende l'1.70%; per contro l'indice dei prezzi al consumo è al 2.3%. Allo stato attuale, giudico assai difficile che possa coesistere in maniera strutturale uno scenario di tassi in salita negli Usa e in diminuzione nell'Eurozona. Di conseguenza, o scendono quelli Usa o salgono quelli dell'eurozona. In ogni caso, a mio parere, dati i rischi di aumento dei tassi (seppur moderato e dilatato nel tempo) chi avrà la forza di posizionarsi sulla parte più breve della curva dei rendimenti e adottare un approccio conservativo, magari inserendo nel portafoglio scadenze brevi e a tasso variabile (e la liquidità continua ad essere fattore sempre importante nei portafogli), pur rinunciando oggi alla prospettiva di conseguire (forse, ma proprio forse) un po' di rendimento in più, si troverà in vantaggio domani quando i tassi saliranno. Insomma la valutazione del trade-off rischio rendimento, a mio avviso, pende dalla parte dell'assunzione di minori rischi, data la debole prospettiva di conseguire guadagni (comunque modesti), che implica la necessità di esporsi a rischi più elevati.

mercoledì 7 settembre 2016

L'IMPOSTA PATRIMONIALE (CHE IN MOLTI VORREBBERO): QUALI RISCHI E IMPLICAZIONI?

Come in ogni crisi che si rispetti (o che stia per arrivare), ecco giungere proposte finalizzate a tassare la ricchezza degli italiani attraverso l'introduzione (o l'inasprimento) di imposte patrimoniali.
Con la crescita economica che arranca, il bilancio statale in cronica difficoltà è necessario ottenere gettiti fiscali aggiuntivi. Quindi, cosa di meglio di una balla imposta patrimoniale? dicono. Dei cinque rischi capitali dei quali da anni si parla in questo blog, trovo che l'imposta patrimoniale sia quello che presenta maggiori maggiori difficoltà applicative, sia a causa degli aspetti tecnici, sia a causa della sostenibilità politica di un'imposta del genere, che tuttavia piace e viene evocata da molte parti politiche. 
Di seguito vi propongo un mio ultimo lavoro che riprende e aggiorna i precedenti contributi. Si tratta di un articolo pubblicato su Investors' mese di maggio.
Buona lettura.

Quando si parla di imposta patrimoniale, la mente tende a correre al lontano 1992, quando l’allora Presidente del Consiglio, Giuliano Amato, durante la notte, operò un prelievo una tantum del 6 per mille sulle giacenze dei conti correnti.
Benché in forme differenti rispetto al 1992, imposte patrimoniali sono  già presenti nel nostro ordinamento tributario e si chiamano principalmente IMU e Imposta sostitutiva sulle attività finanziarie; ma ne esistono anche altre minori. Al netto delle modalità censurabili con cui venne effettuato il prelievo dai conti,   a differenza della patrimoniale di Amato del 1992, quelle attuali sono addirittura più invasive poiché, essendo strutturali, colpiscono periodicamente le attività possedute in forma di patrimonio immobiliare e attività finanziarie (conti correnti, fondi comuni, dossier titoli ecc). Scopo di questo articolo è quello di cercare di capire in che modo si potrebbe essere colpiti da un’imposta patrimoniale e quali sono le attività più esposte a questo rischio.

lunedì 5 settembre 2016

SALVATAGGIO MPS: PRENDE FORMA L'IPOTESI DI RICORRERE AL FONDO SALVA STATI (E BANCHE) ESM

Come abbiamo già detto, il complesso piano di salvataggio di Mps elaborato prima della pausa estiva, incorpora una serie di fattori che lo rendono  di difficile realizzazione e non privo di rischi.
Secondo quando riportato da La Stampa, per il salvataggio di Mps (solo?) sembra che stia prendendo sempre più forma l'ipotesi di ricorrere al fondo salva stati (e banche) Esm: lo stesso già usato per le banche spagnole (leggi QUI) e per gli aiuti finanziari a Grecia, Irlanda, Cipro e Portogallo. L'utilizzo del fondo Esm per il salvataggio delle banche è sottoposto alla sottoscrizione di un memorandum of understanding tra il Governo che avanza la richiesta di aiuti e le autorità eruopee, dove vengono stabilite le condizioni (e le contropartite) per l'erogazione del prestito da parte del fondo. Anche se per il momento ci troviamo solo nel campo delle ipotesi, a parer di chi scrive, il ricorso al Fondo Esm sarebbe politicamente poco sostenibile in quanto, di fatto, si tratterebbe di un commissariamento dell'Italia da parte delle autorità europee. E questo aspetto, rischia di assume ancor più rilevanza in vista del referendum del prossimo autunno. 

lunedì 29 agosto 2016

EMERGENZA TERREMOTO: SOTTOSCRIZIONE A FAVORE DEI BAMBINI DI AMATRICE

Cari amici, 
a seguito degli eventi drammatici che hanno colpito il centro Italia, trovo doveroso mettere a disposizione questo piccolo spazio per sensibilizzare tutti coloro che seguono questi pixel.
Inutile raccontare il dramma di molte famiglie che con il terremoto hanno perso i propri cari (il bilancio provvisorio parla di quasi 300 morti) o hanno visto distrutte le proprie abitazioni.
Abitando a poche decine di chilometri dall'epicentro, posso assicurarvi che si tratta di una vera e propria catastrofe, i cui effetti si sono estesi anche a decine di comuni limitrofi, seppur con danni più lievi.

Nel mio piccolo, con lo spirito di poter contribuire in qualche modo ad alleviare il disagio di chi sta soffrendo, invito tutti coloro che si sentono di contribuire a questa causa ad effettuare una donazione in denaro a favore del Comune di Amatrice che ha predisposto un conto corrente dedicato.

Iban:   IT 13 W 08327 73470 000000005050 intestato al Comune di Amatrice ed intrattenuto presso la Banca di Credito Cooperativo di Roma.

Causale: "Vincitori e Vinti blog" per dei bambini di Amatrice.

Siamo una comunità abbastanza numerosa e tra i vari social (twitter, Facebook) e mailing list contiamo oltre 15 mila contatti. Con un piccolo sforzo potremmo raccogliere una somma di denaro di tutto rispetto che l'Amministrazione Comunale (che conosce le priorità) potrà mettere a disposizione dei bambini di Amatrice.

Ovviamente, ciascuno di voi deve sentirsi libero ma, se potete,  la vostra generosità, espressa con una piccola donazione a favore dei bambini di Amatrice, costituisce anche il modo migliore per ringraziare questo blog per l'attività divulgativa svolta.

Grazie davvero.

LA FOLGORANTE RIPRESA DELL'ITALIA (GRAFICO AGGIORNATO AL II TRIM. 2016)

Quello che segue è un grafico che conoscete già, aggiornato considerando le variazioni del PIL del secondo trimestre 2016 (Canada al primo trim. 2016), recentemente comunicate.
Per gli ultimi arrivati, è utile ricordare che si tratta della performance del PIL dei paesi considerati, ponendo come base 100 il primo trimestre del 2008.

Tutti i paesi sono tornati a sopra i livelli precedenti la crisi (perfino l'Area euro a 19 paesi). Tutti tranne l'Italia, che naviga ancora nell'abisso. 
Ora, come potete vedere,  la grande recessione è finita nel secondo trimestre del 2009, e quindi, gli altri paesi, sono almeno 7 anni che crescono. Un ciclo abbastanza maturo e anche stanco, stando ai dati (deboli) che giungono dalle altre economie.


L'Italia, secondo il governo (Renzi), sarebbe dovuta essere "la locomotiva dell'europa".


Per sfatare tutta la propaganda sulla ripresa (quale?) dell'Italia per merito del governo Renzi, è sufficiente un semplice grafico.

Tenuto conto che il governo in carica è nato nel corso del primo trimestre 2014, ho confrontato la variazione cumulata del Pil reale dell'Italia e di alcuni paesi dell'Eurozona. Lo spaccato che ne esce è rappresentato nel grafico che segue.

domenica 7 agosto 2016

MPS, I RISCHI E I COSTI (ALTI) DEL PIANO DI SALVATAGGIO

Da Lettera43 un articolo che analizza i costi e i rischi del piano di salvataggio di Mps. E' una lettura interessante che aiuta ad analizzare altre questioni che verranno affrontate nei prossimi giorni.
Matteo Renzi l’ha ripetuto a la Repubblica e davanti alle telecamere di Cnbc del gruppo Class. È convinto che per il Monte dei Paschi di Siena sia stata trovata «una soluzione finale e di mercato».
Ma proprio il mercato la pensa diversamente.
OPERAZIONE DIFFICILE. I più ottimisti parlano di un’operazione innovativa e complessa.
Gli scettici, invece, fanno fatica a trovare un equilibrio in un patchworkcomposto di aumento di capitale senza il paracadute di un consorzio di garanzia, sofferenze vendute al doppio di quanto si è fatto finora, utilizzo di prestiti ponte e garanzie statali dirette e indirette.
SCHIZOFRENIA IN BORSA. Infatti in Borsa è stato accolto con molta schizofrenia il piano di salvataggio di Mps scritto dal management di Rocca Salimbeni per evitare l’intervento pubblico e la mannaia del bail in: iniezione di capitali per 5 miliardi e vendita di Npl (non performing loan, crediti deteriorati) per un valore netto di 9,2 miliardi per riportare il Cet1 (il Common equity tier 1, parametro che misura la solidità di una banca) sulla patrimonializzazione ben oltre la soglia minima del 13%.
Secondo gli stress test, e nel peggiore degli scenari macroeconomici, il ratio oggi crollerebbe al 2,44% proprio per la presenza di 45,3 miliardi netti di crediti inesigibili.

venerdì 5 agosto 2016

CONTINUA A SCHIANTARSI LA PRODUZIONE INDUSTRIALE ITALIANA

Da Istat:
A giugno 2016 l'indice destagionalizzato della produzione industriale è diminuito dello 0,4% rispetto a maggio. Nella media del trimestre aprile-giugno 2016 la produzione ha registrato una flessione dello 0,4% nei confronti del trimestre precedente.
Corretto per gli effetti di calendario, a giugno 2016 l'indice è diminuito in termini tendenziali dell'1,0% (i giorni lavorativi sono stati 21 come a giugno 2015). Nella media dei primi sei mesi dell'anno la produzione è aumentata dello 0,8% rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente.
L'indice destagionalizzato mensile presenta variazioni congiunturali negative nei raggruppamenti dei beni intermedi (-1,1%), dei beni di consumo (-1,0%) e dell'energia (-0,7%); una variazione nulla segna invece il comparto dei beni strumentali.
In termini tendenziali gli indici corretti per gli effetti di calendario registrano, a giugno 2016, un solo aumento nel comparto dei beni intermedi (+0,8%); diminuiscono invece l'energia (-5,5%) e, in misura più lieve, i raggruppamenti dei beni di consumo (-2,1%) e dei beni strumentali (-0,3%).
Per quanto riguarda i settori di attività economica, a giugno 2016 i comparti che registrano la maggiore crescita tendenziale sono quelli della fabbricazione di computer, prodotti di elettronica e ottica, apparecchi elettromedicali, apparecchi di misurazione e orologi (+2,3%), della metallurgia e fabbricazione di prodotti in metallo, esclusi macchine e impianti (+1,4%) e della fabbricazioni di prodotti chimici (+0,8%). Le diminuzioni maggiori si registrano nei settori dell'attività estrattiva (-19,2%), della produzione di prodotti farmaceutici di base e preparati farmaceutici (-7,0%) e della fabbricazione di coke e prodotti petroliferi raffinati (-4,8%).
Se volete dare uno sguardo alla dimensione del disastro, potete osservare il grafico che segue, nel quale si confronta la produzione industriale italiana con quella della zona euro, ponendo il mese gennaio 2000 come base 100.
Nonostante il divario, non pensate che la zona euro, nel suo complesso, abbia avuto una buona performance, se paragonata ad altre grandi economie.
La differenza tra i livelli della produzione italiana e quella dell'eurozona, sta tutta nei bilanci bancari, sotto forma di Npl.